Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Traffico reperti archeologici: Carabinieri sgominano banda transnazionale
di Redazione

Partito da Caltanissetta un colossale blitz in Italia, Regno Unito, Germania e Spagna che ha portato all'arresto di 23 persone e al recupero di circa tremila pezzi per un valore di oltre venti milioni di euro. I precedenti e il caso della Dea di Morgantina

Tags: Dea Morgantina, Procura, Bertone, Caltanissetta, Traffico Reperti Archeologici



Un'organizzazione criminale transnazionale dedita al traffico di beni archeologici siciliani è stata sgominata dai carabinieri nel corso di un colossale blitz partito da Caltanissetta.
I militari hanno eseguito 23 arresti tra Italia, Regno Unito, Germania e Spagna.
 
L'operazione internazionale è condotta da militari dell'Arma del Comando Tutela Patrimonio Culturale ed eseguita con il coordinamento di Europol ed Eurojust.
 
Le indagini hanno permesso di recuperare tremila reperti archeologici per un valore di oltre venti milioni di euro.
 
L'ordinanza di applicazione di misure cautelari è stata emessa dal Gip di Caltanissetta.
 
Al centro delle indaginI, coordinate dalla Procura della Repubblica nissena, le attività di una holding criminale transnazionale che, da anni, gestiva un ingente traffico di beni archeologici provento di scavi clandestini in Sicilia e destinati all'illecita esportazione all'estero.
 
L'inchiesta, denominata Demetra, era stata avviata nel 2014.
 
Sono stati venti i provvedimenti eseguiti in Italia: otto persone sono state condotte in carcere, sette poste agli ai domiciliari e per altre cinque è stato disposto l'obbligo di presentazione alle forze dell'ordine.
 
Altri tre indagati sono stati arrestati in Inghliterra, Spagna e Germania.
 
Secondo quanto ricostruito dai magistrati della Procura distrettuale di Caltanissetta nell'inchiesta "Demetra" i reperti archeologici provengono da scavi illegali eseguiti da un gruppo di "tombaroli", che avevano anche accordi con i proprietari di alcuni terreni situati tra il sud della provincia nissena e il territorio agrigentino.
 
Alcuni reperti venivano trasportati al nord Italia, in particolare in Piemonte, e venduti ad alcuni collezionisti consapevoli della provenienza illegale dei beni.

Secondo i carabinieri al vertice del gruppo era il riesino Francesco Lucerna, 76 anni.
 
L'inchiesta è partita da un'indagine antimafia della Procura nissena sul territorio di Riesi e ha assunto sviluppi internazionali quando i carabinieri si sono messi sulle tracce di Gaetano Patermo, 63 anni, di Riesi, il quale aveva contattti non soltanto con la rete di corrieri che smerciava reperti al nord, ma anche con i componenti di un'altra organizzazione che operava tra Londra, Barcellona e Monaco di Baviera.
 
I militari dell'Arma, insieme ai colleghi delle polizie straniere e di Europol ed Eurojust, hanno ricostruito l'organizzazione che faceva capo al londinese William Thomas Veres, il quale aveva negli italiani Andrea Palma a Barcellona e Rocco Mondello a Monaco di Baviera due referenti di primo piano. Tutti e tre sono stati arrestati.
 
I reperti arrivavano sempre dalla Sicilia, trasportati nei modi più disparati.
 
In un'occasione un corriere aveva nascosto alcune monete d'argento di epoca greca nel portafoglio per sviare i controlli in aeroporto.
 
I reperti, emerge dall'inchiesta, erano immessi nel circuito delle case d'aste di Monaco di Baviera e provvisti di certificati di provenienza.

Risultava infatti che i beni arrivassero da collezioni private.
 
Il ricavato finiva poi a Londra, e Veres lo redistribuiva anche in Italia grazie all'aiuto di Palma a Barcellona con sistemi di money transfer o con consegne in contanti.
 
Diversi corrieri si recavano in Spagna a recuperavano il denaro, facendo attenzione a non superare il limite di contanti trasportabili.

In carcere sono finiti Francesco Lucerna, 76 anni, di Riesi, Matteo Bello, 61 anni, di Ravanusa, Francesco Giordano, 71 anni, di Campobello di Licata, Luigi Giuseppe Grifasi, 64 anni, di Ravanusa, Calogero Ninotta, 39 anni, di Ravanusa, Gaetano Romano, 58 anni, di Ravanusa, Gaetano Patermo, 63 anni, di Riesi e Palmino Pietro Signorelli, 66 anni di Belpasso. Arresti domiciliari per Valter Bertaggia, 70 anni, di Collegno (Torino), Giovanni Lucerna, 49 anni, di Torino, Maria Debora Lucerna, 55 anni, di Torino, Salvatore Pappalardo, 75 anni, di Misterbianco, Calogero Stagno, 51 anni, di Favara, Luigi Signorello, 34 anni, di Belpasso e Luigi La Croce, 62 anni, di Strongoli.
 
 
Ogni anno organizzazioni di trafficanti spogliano la Sicilia, ricchissima di beni archeologici, del suo patrimonio.
 
Il caso più clamoroso fu quello della Dea di Morgantina, oggi custodita nel Museo di Aidone, rubata in Sicilia e venduta al Paul Getty Museum che fu poi costretto a restituirla all'Italia dopo un lungo contenzioso internazionale.
 
Nel maggio del 2016 i carabinieri del comando tutela patrimonio culturale, dopo aver indagato a partire dal 2014 sul saccheggio dell'area di Himera, avevano sgominato un'altra organizzazione specializzata nel traffico di reperti provenienti da scavi clandestini in Sicilia con a capo il siracusano Giovanni Stelo, arrestato per associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione di beni archeologici.

Articolo pubblicato il 04 luglio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐