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Rifiuti, stretta sui Comuni indisciplinati, ma piovono critiche sul Piano regionale
di Rosario Battiato

Entro luglio gli Enti dovranno trasmettere il contratto per l’esportazione della spazzatura “eccedente”. Landini (Cgil): Progetti generici. Fava: “Solo titoli da svolgere nelle prossime stagioni” 

Tags: Rifiuti, Piano Regionale, Sicilia



 
PALERMO – Un passato, un presente e un potenziale futuro incancreniti da una perfida combinazione di mala gestione delle cosa pubblica e di interessi criminali. La complessa storia dei rifiuti siciliani si sviluppa a partire da questi punti e da un’emergenza lunga ormai più di due decenni che ha continuato a mantenere livelli di smaltimento in discarica mai registrati altrove (ancora l’80% nel corso del 2016, dati Ispra) e il mancato avvio della filiera del riciclo, mentre le cronache, ancora fino ai giorni scorsi, raccontano di un apparato illegale da smontare che per decenni ha tenuto congelato l’intero sistema sul mantenimento del sistema discariche, perché decisamente più lucroso.
 
Sul futuro incombono, pertanto, due posizioni: quella ottimistica della Regione che ha definito il piano stralcio dei rifiuti e che con l’ordinanza di giugno ha fissato una serie di scadenze per la differenziata e il trasferimento all’estero (alcune si concluderanno proprio a luglio) e quella più critica, espressa, tra gli altri, da Claudio Fava e Maurizio Landini nel corso del convegno di ieri sui rifiuti organizzato dalla Cgil etnea.
 
Le regole per rilanciare la raccolta differenziata isolana sono state scritte più di un mese fa nell’ordinanza del 7 giugno firmata da Nello Musumeci. In quell’occasione, specificando il ricorso a speciali forme di gestione dei rifiuti nel territorio della Regione siciliana fino al 30 novembre, si fissavano una serie di scadenze da rispettare. Per i gestori degli impianti, in particolare nell’ottica del trattamento negli impianti Tmb (trattamento meccanico biologico) dei rifiuti urbani indifferenziati prima di essere avviati allo smaltimento, e soprattutto per i Comuni che sono stati incaricati di attivare tutte le misure per incrementare la raccolta, considerando lo stato complessivo a livello regionale (poco più del 15%, dati Ispra relativi al 2016) e la situazione molto complicata che si è registrata nei comuni capoluogo che mantengono percentuali ancora minori. Anche secondo i più recenti e incoraggianti numeri forniti dalla Regione, che fanno riferimento a una media crescente che ha quasi raggiunto il 30% lo scorso aprile, il target fissato dalla legge del 65% resta ancora lontanissimo.
 
Per queste ragioni la spinta della Regione si è fatta più decisa. E nell’ordinanza di giugno, oltre a imporre l’incremento della raccolta per determinate tipologie entro la fine del mese scorso, un passaggio, in particolare, merita ulteriore attenzione.
 
La Regione richiede, entro il 31 luglio, la trasmissione del contratto sottoscritto oppure del provvedimento di affidamento del servizio di trasporto, recupero e/o smaltimento dei rifiuti al di fuori del territorio della Regine siciliana della porzione “eccedente” di quelli contingentati e quindi non ammessa in discarica. Altrimenti? La mancata trasmissione “costituisce grave violazione e comporta l’avvio dell’intervento sostitutivo nei confronti del Comune omissivo e l’attivazione delle procedure di decadenza degli organi comunali”. In altri termini, si tratta del commissariamento.
 
Di quale percentuale parliamo? La specificazione si trova al comma 5 dell’articolo 3 dell’ordinanza dove si dispone dal prossimo primo di ottobre “il contingentamento dei quantitativi dei rifiuti conferibili in discarica”, inibendo ai Comuni di “conferire un quantitativo di rifiuti indifferenziati oltre il 70% del quantitativo totale prodotto nel corrispondente periodo dell’anno precedente”.
 
Nei giorni scorsi il dipartimento ha rilasciato l’esito della manifestazione di interesse in relazione all’avviso del 13 maggio scorso “finalizzato all’indagine di mercato per l’acquisizione di manifestazioni di interesse per il trasporto, il recupero e/o lo smaltimento dei rifiuti al di fuori del territorio della Regione siciliana” con quattro imprese che hanno chiesto chiarimenti e altre quattro che invece hanno avanzato manifestazioni di interesse (tre sono siciliane, una di Bolzano).
 
Progetti che nelle loro coordinate generali non sembrano convincere proprio tutti. Per Maurizio Landini, segretario confederale della Cgil nazionale, qualcosa non funziona perché “nei piani, nei progetti indicati anche recentemente dalla nuova giunta regionale” – ha dichiarato in occasione dell’incontro di ieri sulla gestione dei rifiuti alla Camera del Lavoro etnea – si fa riferimento, considerando la bassa quota di differenziata siciliana, alla realizzazione degli “obiettivi europei nel giro di pochi anni” e “non si dice come si fa e quando si fa” mentre “bisognerebbe uscire da una logica in cui ogni singolo comune, ogni singola realtà vede come gestirsi i propri rifiuti”.
 
Aspetti gestionali che vanno curati anche con un’adeguata azione di controllo perché “da 20 anni – ha sottolineato Claudio Fava, presidente della Commissione regionale antimafia, a margine dell’incontro in Cgil – aspettiamo un piano dei rifiuti” e “anche questo ddl che arriva dal Governo Musumeci è una proposta di governance: sono titoli da sviluppare e da svolgere nelle prossime stagioni”.

Articolo pubblicato il 12 luglio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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