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Migranti: Libia porto sicuro, altolà Ue a Salvini
di Redazione

Secco no di Bruxelles alla richiesta del ministro dell'Interno. La portavoce della Commissione Natasha Bertaud: "Non consideriamo che sia un Paese sicuro". Intanto nell'hotspot di Pozzallo si riscontrano casi di scabbia e denutrizione e gli assistenti sociali trovano conferma dai ragazzini sbarcati ieri delle terribili condizioni di degrado dei campi libici

Tags: Migranti: Libia Porto Sicuro, Altolà Ue A Salvini



Mentre nell'hotspot di Pozzallo gli assistenti sociali trovano conferma dai ragazzini sbarcati ieri delle terribili condizioni di degrado dei campi libici, tra denutrizione e malattie, il ministro dell'interno Matteo Salvini, che ieri aveva indicato come unica soluzione possibile al problema dei migranti quella di dichiarare la Libia "porto sicuro", ha ricevuto un altolà dall'Unione europea.
 
Da Bruxelles, la portavoce della Commissione Natasha Bertaud è stata chiarissima "Nessuna operazione europea e nessuna imbarcazione europea" riporterà mai i migranti salvati in mare in Libia, perché "non consideriamo che sia un Paese sicuro".
 
 
Salvini, come al solito, ha risposto via Twitter e con toni minacciosi: "L'Unione Europea vuole continuare ad agevolare lo sporco lavoro degli scafisti? Non lo farà in mio nome, o si cambia o saremo costretti a muoverci da soli".
 
Come dire: saranno le navi italiane a riportare sul suolo libico quelle persone che dalla Libia sono fuggite per evitare di morire nei campi.
 
Si appalesano, insomma, nuovi contrasti nel governo pentaleghista, se pensiamo che il premier Giuseppe Conte aveva dichiarato ieri "Sull'immigrazione l'Italia non è più sola: è stato affermato un principio nuovo per cui i migranti
sono sbarcati in Europa".
 
A Pozzallo, intanto, continua il lavoro degli uomini della Prefettura e della Questura impegnati nel ricollocamento dei migranti negli altri Paesi europei che hanno dato la loro disponibilità ad accoglierli.
 
Prima di dare il via libera ai trasferimenti occorre verificare le condizioni di salute dei migranti, in molti casi preoccupanti.
 
Khosrow Mansour Sohani, medico dell'hotspot di Pozzallo, di origini egiziane ma da anni ormai in Italia, ha parlato di "Tantissimi casi di scabbia, donne denutrite, molte persone disidratate".
 
Tutti hanno bisogno di riprendersi prima di mettersi di nuovo in viaggio.
 
Intanto un'equipe composta da una psicologa, un'assistente sociale e un mediatore culturale è al lavoro su ragazzi e bambini.
 
Ha ascoltato soprattutto le ragazzine e ha avuto conferme sulla situazione di degrado dei campi in Libia.
 
Le piccole migranti hanno raccontato di esser rimaste chiuse per 14 mesi in luoghi di prigionia senza poter uscire.
 
Non a caso quasi tutte hanno difficoltà a deambulare.
 
Hanno vissuto in difficili condizioni igienico-sanitarie e hanno chiesto di fare esami per sapere se hanno "contratto malattie".

Articolo pubblicato il 17 luglio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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