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Quotidiano di Sicilia

Necessità di modernizzare le cure domiciliari investendo in tecnologia e maggiore efficienza
di Redazione

Diffusi i dati della seconda indagine sull’Adi, realizzata da Italia Longeva e presentata al ministero della Salute 



in collaborazione con ITALPRESS
 
ROMA - L’Italia, il Paese più vecchio d’Europa, sta vivendo - e sempre più lo farà - le conseguenze della pressione demografica: aumento del carico di cronicità, disabilità e mancata autosufficienza. Il sistema, però, “resta al palo” nell’organizzazione di una rete capillare e sostenibile di servizi sul territorio, a partire dalle cure domiciliari: il Paese è fanalino di coda in Europa per quanto riguarda la Long-term care, alla quale destiniamo poco più del 10% della spesa sanitaria - a fronte di percentuali che superano il 25% nei Paesi del Nord Europa - pari a circa 15 miliardi di euro. Di questi, solo 2,3 miliardi (l’1,3% della spesa sanitaria totale) sono destinati all’erogazione di cure domiciliari, con un contributo a carico delle famiglie di circa 76 milioni di euro.
 
I dati sono stati diffusi dalla seconda Indagine sull’Assistenza domiciliare in Italia (Adi) realizzata da Italia Longeva e presentata al ministero della Salute nel corso della terza edizione degli Stati generali dell’assistenza a lungo termine, la due giorni di approfondimento e confronto sulle soluzioni sociosanitarie a supporto della Long-term care.
 
 
Il trend dell’offerta di cure domiciliari agli anziani si conferma in crescita (+0,2% rispetto al 2016), ma resta ancora un privilegio per pochi: ne gode solo 3,2% degli over 65 residenti in Italia, con una forte variabilità a seconda delle aree del Paese, se non all’interno della stessa Regione, per quanto riguarda l’accesso al servizio, le prestazioni erogate rispetto quelle inserite nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), le ore dedicate a ciascun assistito, la natura pubblica o privata degli operatori e il costo pro capite dei servizi.
 
Mediamente, le Aziende sanitarie coinvolte nell’indagine garantiscono ai loro anziani l’87% delle 31 prestazioni a più alta valenza clinico-assistenziale previste nei Lea, arrivando, in alcuni casi, a offrire fino al 100% dei servizi, come avviene a Catania, Chieti e Salerno. Un’evidente disomogeneità riguarda invece il numero di accessi in un anno - si va da un minimo di 8 a un massimo di 77 dell’Asp di Potenza - e le ore di assistenza dedicate al singolo anziano, che oscillano da un minimo di nove a un massimo di 75 nella Asl Roma 4. In tutti i casi, si tratta di interventi principalmente a carattere infermieristico e, a seguire, fisioterapico e medico.
 
All’ampia variabilità in termini di assistiti e attività erogate, corrispondono anche costi differenti per la singola presa in carico che variano dai 543 euro della Ats Montagna agli oltre 1.000 euro della Asp Potenza, e non sempre a un maggior carico assistenziale corrisponde una spesa più elevata.
 
"Questa fotografia – ha commentato Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva - conferma il dato di fondo rilevato lo scorso anno: mentre la cronicità dilaga la disabilità diventerà la vera emergenza del futuro, tra dieci anni interesserà cinque milioni di anziani. In questo quadro, l’Adi continua ad avere un ruolo marginale e a essere fortemente sottodimensionata rispetto ai bisogni dei cittadini. Con il risultato che gli anziani continuano ad affollare i Pronto soccorso, mentre i familiari sono alla disperata ricerca di badanti cui affidare i propri cari dimessi dall’ospedale, sempre che possano permetterselo”.
 
Per Bernabei non serve “puntare il dito” sull’eterogeneità dell’offerta delle cure domiciliari da Nord a Sud del Paese, che, di per sé, potrebbe rappresentare anche un valore, perché strettamente legata alla specificità dei luoghi e dei bisogni espressi dalla popolazione anziana.
 
“Piuttosto – ha concluso - abbiamo il compito e la responsabilità di individuare delle strategie per rafforzare e modernizzare le cure domiciliari, investendo in tecnologia, la famosa tecnoassistenza che sosteniamo da anni, che consentirebbe un maggior accesso alle cure domiciliari, anche in territori geograficamente ‘difficili’ del nostro variegato Paese”.

Articolo pubblicato il 18 luglio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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