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Quotidiano di Sicilia

Questione immigrazione da tenere a bada
di Grazia Ippolito

Forum con Francesca Cannizzo, prefetto di Ragusa

Tags: Francesca Cannizzo



CATANIA - Che situazione ha trovato al momento dell’insediamento?
“Ho trovato una città legata alla tradizione, ma fortemente proiettata verso il futuro. L’economia, a vocazione prevalentemente agricola, sta attraversando un periodo di crisi ma anche di forte trasformazione. In ambito agricolo, attualissimo è il problema della tutela dei marchi. La creazione del marchio “Doc Sicilia”, di cui si è tanto parlato, rappresenterebbe un ottimo incentivo alla produttività e agevolerebbe la collocazione dei nostri prodotti sul mercato. Un forte impulso all’economia sarà dato dalla realizzazione dell’autostrada Ragusa – Catania: proprio negli scorsi giorni, il Cipe ha approvato il progetto”.

Quali sono i principali problemi con cui il vostro territorio deve fare i conti?
“Premetto che, a mio avviso, l’abilità del prefetto deve essere, non tanto quella di risolvere i problemi, ma quella di gestire un tavolo permanente di dialogo e confronto tra istituzioni e parti sociali. La situazione più delicata è sicuramente quella connessa al fenomeno dell’immigrazione. Il nostro, da un lato, è un territorio di transito (vedi soprattutto la città di Pozzallo, approdo di stranieri che da lì si spostano verso altre mete), dall’altro, è un territorio di stazionamento, in cui fasce sempre più consistenti di cittadini stranieri giungono per rimanerci. Per fare un esempio, sul territorio di Santa Croce Camerina, gli stranieri (extracomunitari e comunitari) rappresentano il 16% dell’intera popolazione”.

Di che nazionalità sono i cittadini stranieri presenti sul vostro territorio? Sono ben integrati con la popolazione locale?
“Il fenomeno migratorio, nella provincia di Ragusa, ha assunto negli anni connotazioni differenti. Una prima fase del fenomeno è stata caratterizzata dalla presenza di cittadini tunisini che si sono radicati sul territorio con le loro famiglie. Le condizioni economiche favorevoli, in passato, hanno permesso a molti di loro di sviluppare attività imprenditoriali e di stabilizzarsi. Negli ultimi anni, si è assistito invece a un cambio di etnia: è in forte crescita la presenza di cittadini rumeni. Questi, inizialmente, erano utilizzati come manodopera a basso costo. Adesso la manodopera rumena, in diversi casi, è altamente specializzata e impiegata per la viticoltura.
Le proporzioni del fenomeno, dunque, sono notevoli. Non ci sono grosse concentrazioni, ma una presenza disseminata sul territorio: questo, da un lato evita la ghettizzazione, dall’altro rende meno agevoli i controlli, resi ulteriormente difficoltosi dal fatto che gli stranieri sono concentrati soprattutto nelle campagne, la cui estensione è notevole. Fortunatamente non si verificano episodi d’intolleranza e la popolazione straniera è ben integrata. L’attuale crisi del comparto agricolo, e dell’economia in generale, e la conseguente diminuzione del reddito, creano condizioni tali da favorire la penetrazione malavitosa, soprattutto tra gli stranieri. Sul contrasto di questo fenomeno bisogna concentrare i maggiori sforzi”.

Quanto la criminalità organizzata è radicata sul territorio?
“L’intera provincia presenta una bassa penetrazione mafiosa: fortunatamente la società civile riesce a resistere. Le zone di Ragusa e di Modica sono esenti da radicamenti. Nella zona di Vittoria e Acate, la criminalità è maggiormente diffusa per diversi motivi: l’influenza della malavita gelese e nissena, da un lato, e la lontananza dal capoluogo che rende più facile sfuggire ai controlli, dall’altro”.

Quanto la presenza dell’Università contribuisce allo sviluppo del territorio?
“La presenza dell’Università intanto è fondamentale per evitare la fuga dei giovani. E poi rappresenta un ottimo strumento per favorire la sprovincializzazione del territorio. Il Consorzio Universitario di Ragusa ha affrontato, negli ultimi tempi, grossi problemi che fortunatamente, adesso, si stanno risolvendo. A mio avviso, la tendenza è quella di creare delle facoltà universitarie che, da un lato, siano fortemente radicate sul territorio, dall’altro lato, rappresentino delle punte d’eccellenza”.
 


Rilancio del turismo nel territorio ibleo e sviluppo delle infrastrutture stradali e aeroportuali

L’economia agricola, come lei stessa ha affermato, è in crisi. Su cosa puntare, dunque, per garantire crescita e sviluppo al territorio?
“Il territorio di Ragusa, a mio avviso, è destinato a sviluppare una fortissima vocazione turistica. Le attrattive sono notevoli, la presenza di turisti è già elevata: ritengo che nei prossimi anni si creeranno condizionali tali da rendere Ragusa un fiore all’occhiello del turismo siciliano. Faccio un solo esempio: il porto turistico recentemente inaugurato, che nulla ha da invidiare ai più rinomati porti turistici italiani. Per non parlare delle coste, delle bellezze architettoniche di Ragusa e Modica e delle bellezze naturalistiche dei Monti Iblei”.

Lo sviluppo delle infrastrutture, a suo avviso, non rappresenta una premessa fondamentale per lo sviluppo turistico?
“Certamente sì. In tal senso, ritengo che il 2010 sarà l’anno della svolta. A breve verranno avviati i lavori di realizzazione dell’autostrada Ragusa – Catania. I problemi burocratici, che finora hanno ritardato l’inaugurazione dell’aeroporto di Comiso, stanno gradualmente trovando soluzione. Credo che, entro l’anno, l’aeroporto diventerà una realtà in grado di soddisfare un ampio bacino che copre tutte la zona del Nisseno e dell’Agrigentino: resta da vedere se verrà privilegiata la vocazione turistica o quella commerciale dell’aeroporto. Anche il porto di Pozzallo, oltre ad essere un sito di attrazione turistica, assumerà un ruolo nevralgico per quanto riguarda i collegamenti con le principali città del Mediterraneo”.

Articolo pubblicato il 26 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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Francesca Cannizzo, prefetto di Ragusa
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