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Corte dei conti: Bianco, su Catania decisione ingiusta e sbagliata
di Redazione

Per l'ex sindaco il dissesto sarebbe "una mannaia per tutta la città" e propone "a tutti di contrastarla con un doveroso ricorso a Roma alle Sezioni riunite della Corte stessa". L'ex assessore al Bilancio Andò, "non ci si può dividere sul tema del dissesto tra pro e contro e meno che meno rimpallare le responsabilità"

Tags: Dissesto, Catania, Bianco, Andò



"Abbiamo massimo rispetto per la Corte dei Conti siciliana, ma la sua decisione appare ingiusta e sbagliata e tutta la città deve contrastarla con un doveroso ricorso a Roma alle Sezioni riunite della Corte stessa, come fatto in casi analoghi con successo da altri Comuni".
 
Lo afferma l'ex sindaco di Catania, Enzo Bianco, sulla sussistenza delle motivazioni per le dichiarazione di dissesto dell'Ente.
 
 
"Ho evitato in questi 5 anni come sindaco che la città andasse in dissesto - sottolinea Bianco - e lavorerò anche oggi per il medesimo obiettivo e per il bene della nostra Catania. La città, dunque, si mobiliti per il ricorso e lavoriamo tutti insieme per salvarla dal dissesto".
 
"Se il Comune non ha subito il dissesto negli ultimi quindici anni, quando la città era al buio e i creditori non venivano pagati - osserva l'ex sindaco - a maggior ragione risulta incomprensibile che venga dichiarato oggi in una situazione finanziaria chiaramente migliorata rispetto 5 o 10 anni fa. Ecco perché ci sono tutti i margini per ribaltare questa decisione che Catania non merita. Il dissesto sarebbe una mannaia per la città, che noi stessi abbiamo evitato di dichiarare quando ci siamo insediati nel 2013. Comporterebbe l'impossibilità di reperire finanziamenti per opere pubbliche, il drastico taglio dei servizi, a partire da quelli sociali, e la cancellazione di larga parte dei crediti vantati dai creditori e fornitori del Comune, con evidenti danni per tante piccole e medie imprese catanesi e per i loro dipendenti".
 
Secondo l'ex sindaco di Catania "i giudici contabili di Palermo evidentemente non hanno ritenuto sostenibile il piano di risanamento in vigore, approvato nel 2012 dall'amministrazione Stancanelli, ma non hanno tenuto conto degli sforzi compiuti da Catania e dai catanesi in questi anni: il taglio dei trasferimenti nazionali e regionali (41 milioni in meno su base annua dal 2012), un'azione di trasparenza con l'emersione di centinaia di milioni di euro di debiti e contenziosi legali, l'azzeramento dei fitti passivi, la puntualità nei pagamenti dei dipendenti comunali e la diminuzione addirittura dell'80% dei tempi di attesa per i pagamenti ai fornitori".
 
"Superando chi in passato ha lavorato irresponsabilmente per il fallimento del Comune - chiosa Bianco - adesso occorre difendere la città a tutti i costi. Per quanto mi riguarda mi impegnerò con forza e serietà, come sempre fatto sia nel ruolo di maggioranza che in quello di opposizione".
 
E l'ex assessore al Bilancio Salvatore Andò conferma che "Ci sono tutti gli elementi per contrastare le conclusioni della Corte dei Conti siciliana con un ricorso a Roma".
 
"La città - dice - ha fatto passi avanti evidenti in questi anni, cioè da quando fu sancito il predissesto, nato dell'enorme buco di bilancio realizzato nel 2003/2005, e fu approvato il primo di riequilibrio dalla giunta Stancanelli nel 2012".
"Cosa non ha funzionato dunque? Certamente - aggiunge - in questi anni il peso della crisi è stato principalmente sostenuto sulle spalle degli enti locali. L'altro elemento é stato l'enorme massa debitoria che abbiamo portato alla luce con un'azione di trasparenza senza precedenti. Il peggioramento dei conti evidenziato dalla Corte si riferisce a tutte le criticità che abbiamo fatto emergere, oltre che alle nuove normative del bilancio armonizzato in vigore da quest'anno, che hanno inciso in maniera determinante sugli accantonamenti e sul calcolo del Disavanzo, comunque ampiamente coperto dalla ripartizione trentennale in vigore di 551 milioni di euro".
 
"Non ci si può dividere sul tema del dissesto tra pro e contro e meno che meno rimpallare le responsabilità - sottolinea l'ex assessore Andò - occorre che tutte le forze politiche , tutta la città faccia quadrato per evitare che il pronunciamento della Corte sia definitivo e decreti la morte economica e sociale della Città. La parte politica ha il dovere di adoperarsi in tutte le sedi per far valere le fondate ed argomentate ragioni di Catania e chiedere , se possibile, un intervento forte del Governo e del Parlamento col supporto dell'Anci".
 
"È inconfutabile - chiosa Andò - che in questi anni si siano fatti evidenti passi avanti: il Comune può formalizzare il ricorso ed evitare il dissesto. Occorre che tutta la città lavori per questo obiettivo con determinazione e in modo unitario".

Articolo pubblicato il 24 luglio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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