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Quotidiano di Sicilia

Dissesto Catania, vero guazzabuglio
di Carlo Alberto Tregua

Scapagnini, Stancanelli, Bianco, Pogliese



La deliberazione n. 153 del 4 maggio 2018 recita: “P.Q.M. la Corte dei Conti, Sezione di controllo per la Regione siciliana, in conformità a quanto previsto dagli artt. 243 quater, comma 7 e 244 del Tuel, accerta la ricorrenza delle condizioni per la dichirazione di dissesto del Comune di Catania”.
Non si capisce come giornalisti frettolosi, agenzie di stampa, giornali online e cartacei, televisioni statali e private, abbiano trasformato questo dispositivo in un secco: “La Sezione controllo della Corte dei Conti di Palermo, nell’adunanza del 4 maggio scorso, ha deliberato il dissesto finanziario del Comune di Catania”.
Con altra deliberazione (154/2018 di pari data) la Corte dei Conti assegna un termine di sessanta giorni dalla comunicazione per ricevere le misure correttive relative alle criticità finanziarie.
Ordunque, non vi è stato e non vi poteva essere alcun dissesto perché l’unico organo deputato a farlo, ai sensi dell’art. 246 del Tuel, è il Consiglio comunale.
 
Che l’Amministrazione dell’Elefante sia stata e sia in condizioni critiche è storia che proviene da lontano e precisamente dall’era Scapagnini (2000-2008), dalla consiliatura Stancanelli (2008-2013), proseguita in quella di Bianco (2013-2018) e ora scaricata sulla schiena del giovane sindaco, Salvo Pogliese.
In questi vent’anni circa si sono effettuate manovre correttive, ma non sono state sufficienti per una serie di ragioni.
Nei tempi, l’organico era pesante per oltre la metà del Bilancio comunale; oggi questo peso è ridotto alla metà della metà. Vi sono stati tagli dei trasferimenti statali per oltre 40 milioni all’anno. Sono emersi debiti fuori bilancio che con la vecchia legislazione contabile potevano essere contratti e non registrati per centinaia di milioni, una gestione delle partecipate non professionale e spesso clientelare: tutto ciò nonostante il grazioso cadeau di 140 milioni che il Governo Berlusconi fece al sindaco Stancanelli.
Da aggiungere che tale importo era destinato a investimenti e invece fu assorbito, forse necessariamente, dalla spesa corrente. Si tratta di un guazzabuglio che ha radici lontane, ma che oggi va risolto.
 
Guardando avanti in modo positivo, tutta la città, classe dirigente, classe media e cittadini hanno il dovere morale e materiale di unirsi attorno alla nuova Amministrazione, senza distinzione di colore politico, perché è supremo interessere salvare Catania dal default.
Da un canto, l’Amministrazione dovrà inviare alla Corte dei Conti la soluzione per la manifesta criticità finanziaria, come previsto dalla citata delibera 154 e, dall’altro, dovrà fare ricorso alle Sezioni unite della Corte dei Conti avverso alla deliberazione 153.
Peraltro pare che una situazione analoga si stia verificando nei confronti del Comune di Torino, della quale vi daremo conto appena saremo in possesso di informazioni documentate.
Da più parti, si è fatto l’elenco delle conseguenze tragiche per la città, sotto il profilo sociale, occupazionale ed economico. Centinaia di imprese, piccole e medie, potrebbero fallire, riversando sul lastrico migliaia di persone.
 
Ma poi non si potrebbero chiedere finanziamenti e prestiti per investimenti, i cantieri aperti si chiuderebbero, la città crollerebbe in una situazione economica disperata.
Non stiamo disegnando i contorni di una tragedia, ma rilevando concretamente quello che potrebbe accadere. è per questo che bisogna stare vicino alla Giunta ed al Consiglio, supportandoli in tutti i modi e senza alcun tentennamento, perché da questa situazione si può e si deve uscire.
In questo quadro, rientra l’inciviltà di tanti contribuenti che non pagano tasse e imposte comunali. Qui la morosità è molto elevata e di questo hanno precise responsabilità gli Enti di riscossione che non si sono organizzati in maniera efficiente per portare nelle casse comunali i tributi dovuti.
Un’ultima osservazione riguarda la data della deliberazione della Corte dei Conti (4 maggio) e la data di notifica al Comune di Catania (24 luglio), cioè ottanta giorni dopo. Si tratta di un inspiegabile ritardo.
Ora, avanti tutta con forza, coraggio e determinazione: Catania va salvata ad ogni costo. Auguri a Pogliese e Bonaccorsi.

Articolo pubblicato il 28 luglio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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