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Industrie a rischio di incidente rilevante, in Sicilia mappati più di 60 stabilimenti
di Rosario Battiato

Ispra: tra gli impianti monitorati, strutture di stoccaggio di gpl e combustibili oltre alle raffinerie. Coinvolte tutte le province dell’Isola, non soltanto quelle a tradizione industriale 

Tags: Ispra, Sicilia, Industria



PALERMO – La mappatura degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante, e quindi assoggettati a specifici obblighi di sicurezza (D.Lgs. 105/2015), è stata aggiornata dall’Ispra, che ne ha fissato quantità e distribuzione regionale al 30 giugno scorso. In Sicilia sono una sessantina sparpagliati su tutte le province (circa il 6% del totale nazionale) e si dividono tra soglia superiore (maggiormente a rischio perché gestiscono sostanze pericolose in maggiore quantità) e soglia inferiore. A essere coinvolti non ci sono soltanto le aree a tradizione industriale, ma anche altre porzioni dell’Isola.
 
Andando in dettaglio, gli stabilimenti a rischio incidente rilevante (rir) sono caratterizzati dalla “detenzione di quantitativi significativi di determinate sostanze – è riportato dall’annuario dei dati ambientali dell’Ispra – in quanto l’uso e/o la detenzione di grandi quantità di sostanze, che per le loro caratteristiche sono classificate come tossiche e/o infiammabili e/o esplosive e/o comburenti e/o pericolose per l’ambiente, può portare, alla possibile evoluzione non controllata di un incidente con pericolo grave, immediato o differito, sia per l’uomo (all’interno o all’esterno dello stabilimento), sia per l’ambiente circostante”.
 
L’aggiornamento dell’Ispra, che avviene semestralmente, è predisposto dalla Direzione generale per le Valutazioni e autorizzazioni ambientali sulla base dei dati comunicati a seguito delle istruttorie delle notifiche inviate dai gestori degli stabilimenti soggetti al D.Lgs. 105/2015 relativo al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose.
 
Secondo l’ultimo aggiornamento, sono 64 gli impianti tra strutture di stoccaggio di gpl e di combustibili, impianti chimici, raffinerie petrolchimiche e molto altro. A suggerire le attività di controllo ci sono normative nazionali e comunitarie che derivano dalla prima direttiva Seveso, aggiornata nel corso degli ultimi anni, che risale originariamente agli anni Ottanta (l’Italia l’ha recepita nel 1988).
 
 
Nell’analisi realizzata dal dipartimento di protezione Civile regionale e contenuta nel “Piano regionale per il potenziamento delle attrezzature, dei mezzi e delle risorse del Sistema regionale di protezione civile” si fa riferimento, inoltre, ai possibili e pericolosi incroci tra rischio naturale e antropico, definendo appunto “una serie di adempimenti atti a prevenire il verificarsi di incidenti industriali aventi ricadute sulla popolazione residente nelle aree limitrofe e sull’ambiente”.
 
Ad esempio, vengono configurati come ipotetici scenari di eventuali di incidenti nelle aree con elevata concentrazione di stabilimenti a rischio gli sviluppi di incendi o i rilasci in atmosfera di “sostanze tossiche a base di zolfo o di cloro, coinvolgendo interi agglomerati urbani con migliaia di persone a rischio intossicazione”.
 
Per prevenire situazioni così pericolose, la normativa “prevede la necessità dell’analisi della possibilità che un singolo incidente possa determinare un ‘effetto domino’, cioè un ampliamento dello scenario incidentale, coinvolgendo impianti e depositi posti nelle vicinanze della fonte principale”.

Articolo pubblicato il 31 luglio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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