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Messina - La Domus Romana per guidare il rilancio dell'offerta culturale di Taormina
di Massimo Mobilia

Il sito di viale San Pancrazio portato alla luce dal lavoro di 45 archeologi provenienti da tutta Italia. Occorre diversificare e puntare su altre preziose risorse, non soltanto sul Teatro Antico 

Tags: Taormina



TAORMINA (ME) - Il già ricco patrimonio archeologico e culturale di Taormina andrà ben presto ad arricchirsi di un altro stupefacente sito che testimonia la presenza millenaria sulle pendici del monte Tauro.
 
La Domus Romana di viale San Pancrazio è, infatti, un nuovo tesoro portato alla luce grazie al lavoro di 45 archeologi provenienti da tutta Italia e dall’estero, agli studi svolti negli ultimi anni dal Dicam dell’Università di Messina insieme al Cnr e alla Soprintendenza dello Stretto. Il successo di una strategia tra pubblico e privato nata nel 2015, quando l’area interessata, adiacente al vecchio e abbandonato Hotel San Pancrazio, è stata acquistata dalla società alberghiera Luxury Collection (già proprietaria di un altro cinque stelle in zona), con l’obiettivo di riqualificare il sito facendo risorgere lo storico albergo. Da quel momento, con il Comune di Taormina e la Regione defilati per mancanza di fondi, una convenzione del 2016 tra l’Ateneo e la Luxury ha avviato il lavoro degli studenti messinesi, inizialmente senza alcun finanziamento e soltanto per bonificare l’area e portare alla luce i resti.
 
 
“Archeologia preventiva, prosecuzione delle ricerche, restauro conservativo, progettazione condivisa con le finalità della fruizione, valorizzazione e comunicazione del patrimonio archeologico”. Sulla base di quanto stabilito dalla convenzione, i lavori sono andati avanti fino a oggi, diretti da Lorenzo Campagna, con il supporto di Alessio Toscana Raffa del Cnr, senza dimenticare il finanziamento privato e l’ok della Regione. Il tutto ha portato alla luce un vero e proprio quartiere di antiche ville romane. Almeno tre Domus, di cui la principale molto simile alle case rinvenute a Pompei con mosaici, colonne e un cortile interno. Una strada lastricata collega a una seconda Domus ricca di pitture e decorazioni, per finire a una terza casa andata distrutta presumibilmente da almeno due Secoli. E oggi, che il sindaco di Taormina, Mario Bolognari, è anche il direttore del Dicam di Messina, c’è la certezza che a lavori conclusi l’area possa diventare un punto di riferimento nella prossima geografica monumentale della città, in sinergia con i proprietari del futuro albergo.

Nonostante Taormina sia la sede del monumento più proficuo e visitato della Sicilia - il Teatro Antico che frutta alla Regione 6 milioni di euro l’anno con oltre 800 mila ingressi - ha infatti nel suo territorio decine di palazzi e siti storici che aspettano da anni rilancio e valorizzazione. Il regolamento approvato l’anno scorso dalla precedente Amministrazione Giardina, sulla concessione dei Palazzi con canoni da 300 a 8 mila euro al mese, non ha portato nulla, lasciando irrisolti diversi problemi. A cominciare dalla ristrutturazione e messa in sicurezza del Palazzo Corvaja, che è stato oggetto nei mesi scorsi di un provvedimento d’interdizione al pubblico da parte della Soprintendenza di Messina, mettendo a nudo problemi strutturali, infiltrazioni di acqua, pezzi di intonaco pericolanti, mancanza di pulizia e rifiuti abbandonati.

Con la Regione siciliana è uno scontro perenne, non solo per gli incassi dovuti relativi al 30% dei ticket del Teatro Antico, per i quali Taormina reclama dal 2014 in poi almeno 5 milioni e mezzo di euro. Anche sulla gestione di Palazzo Ciampoli che, dopo la bellissima ristrutturazione, da Palazzo d’Orleans è poi finito in concessione al Comune con un Accordo di cooperazione triennale (firmato lo scorso ottobre) per la gestione ordinaria e l’assegnazione di personale, ma non ancora pienamente sfruttato. Tanti altri siti rimangono ancora oggi chiusi per mancanza di fondi o perché è da chiarire il ruolo tra Palazzo dei Giurati e la Soprintendenza: come il Castel Tauro ad esempio, o come la Badia Vecchia, fino all’ex Pretura destinata a TaoArte ma vincolata a utilizzo museale dai fondi europei serviti a ristrutturarla. Tanto lavoro, insomma, per il sindaco e il nuovo assessore ai Beni culturali, Francesca Gullotta.

Articolo pubblicato il 01 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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