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Svimez: Sud 2019, scelta tra disoccupazione ed emigrazione
di Pietro Crisafulli

Sarà un vero disastro in assenza di investimenti pubblici adeguati. E senza il Sud il Centro-Nord non si riprende. Intanto il Meridione si spopola e non riesce a fornire servizi, assistenza sanitaria e istruzione adeguata. I "working poors"

Tags: Svimez, Rapporto, Sud, Scelta Tra Disoccupazione Ed Emigrazione, Working Poors, Servizi



Nel 2019 "si rischia un forte rallentamento dell'economia meridionale: la crescita del prodotto sarà pari a +1,2% nel Centro-Nord e +0,7% al Sud".
 
Sono estremamente allarmanti le conclusioni alle quali giunge la Svimez, l'associazione per lo sviluppo industriale nel Mezzogiorno, nelle anticipazioni del Rapporto 2018.
 
Nel 2017, si spiega, "il Mezzogiorno ha proseguito la lenta ripresa" ma "in un contesto di grande incertezza" e "senza politiche adeguate" rischia di "frenare", con "un sostanziale dimezzamento del tasso di sviluppo" nel giro di due anni (dal +1,4% dello scorso anno al +0,7% del prossimo).
 
In particolare, avverte la Svimez, "in assenza di una politica adeguata, anche l'anno prossimo il livello degli investimenti pubblici al Sud dovrebbe essere inferiore di circa 4,5 miliardi se raffrontato al picco più recente (nel 2010)".
 
L'Associazione non ha dubbi e punta il dito sulla mancanza di risorse destinate al Mezzogiorno.
 
E il rischio aumenta ulteriormente se pensiamo che il governo nazionale è a trazione leghista e punterà a difendere a spada tratta i territori del nord.
 
Svimez auspica comunque che  "nel 2019 venga recuperato per intero questo gap, favorendo in misura maggiore gli investimenti infrastrutturali di cui il Sud ha grande bisogno, ciò darebbe luogo a una crescita aggiuntiva di quasi un punto percentuale (+0,8%), rispetto a quella prevista (appena un +0,7%), per cui il differenziale di crescita tra Centro-Nord e Mezzogiorno sarebbe completamente annullato, anzi, sarebbe il Sud a crescere di più, con beneficio per l'intero Paese".
 
Insomma, senza il Sud non si cresce. E l'associazione non manca di rimarcare proprio l'interdipendenza tra le diverse aree territoriali: "Centro-Nord e Mezzogiorno crescono o arretrano insieme".
 
E' comunque proprio per cause economiche che il Sud si spopola: negli ultimi 16 anni ha lasciato il Mezzogiorno un milione e 883 mila residenti.
 
La metà di loro erano giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all'estero.
 
Quasi 800 mila non sono tornati.
 
A spingere i meridionali all'emigrazione è la mancanza di posti di lavoro.
 
"Il numero di famiglie - si legge sul rapporto - con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, da 362 mila a 600 mila (nel Centro-Nord sono 470 mila)".
 
Cifre spaventose.
 
La Svimez parla anche "di sacche di crescente emarginazione e degrado sociale, che scontano anche la debolezza dei servizi pubblici nelle aree periferiche".
 
E definisce preoccupante la crescita del fenomeno dei "working poors", ovvero del "lavoro a bassa retribuzione, dovuto a complessiva dequalificazione delle occupazioni e all'esplosione del part time involontario".
 
Il dibattito sui voucher e il cosiddetto Decreto dignità dovrebbero tener conto di tutto questo.
 
La Svimez lancia inoltre l'allarme sul "drammatico dualismo generazionale".
 
E spiega: "il saldo negativo di 310 mila occupati tra il 2008 e il 2017 al Sud è la sintesi di una riduzione di oltre mezzo milione di giovani tra i 15 e i 34 anni (-578 mila), di una contrazione di 212 mila occupati nella fascia adulta 35-54 anni e di una crescita concentrata quasi esclusivamente tra gli ultra 55enni (+470 mila unità)".
 
Insomma, sintetizza, "si è profondamente ridefinita la struttura occupazionale, a sfavore dei giovani".
 
Dal Sud fuggono anche i migranti: "Il peso demografico del Sud - scrive il rapporto - diminuisce ed è ora pari al 34,2%, anche per una minore incidenza degli stranieri (nel 2017 nel Centro-Nord risiedevano 4.272 mila stranieri rispetto agli 872 mila stranieri nel Mezzogiorno)".
 
Insomma, la situazione descritta da Svimez è gravissima. E non solo dal punto di vista economico.
 
"Ancora oggi al cittadino del Sud mancano (o sono carenti) diritti fondamentali" dalla sicurezza all'istruzione. Così la Svimez nelle anticipazioni al Rapporto 2018. In particolare, sottolinea, si fanno sentire i "divari" nei servizi pubblici rispetto al resto del Paese.
 
È ciò accade anche nel campo sanitario.
 
L'associazione per lo sviluppo del Sud mette, infatti, l'accento sul fenomeno della "povertà sanitaria", per cui, si spiega, "sempre più frequentemente l'insorgere di patologie gravi costituisce una delle cause più importanti di impoverimento delle famiglie Italiane".
 
Cosa che si verifica, viene rimarcato, "soprattutto al Sud".

Articolo pubblicato il 01 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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