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Quotidiano di Sicilia

Giuseppe Ricci: "Parole d'ordine: pragmatismo massima efficienza ed efficacia"
di Antonella Guglielmino

Forum con Giuseppe Ricci, presidente nazionale Confindustria Energia 

Tags: Giuseppe Ricci, Confindustria Energia



Iniziamo parlando della transizione energetica, un work in progress continuo per il progresso?
“I cambiamenti climatici e la scarsità delle risorse hanno sensibilizzato la comunità internazionale a intraprendere una serie di iniziative per preservare l’ambiente da processi dannosi irreversibili e al contempo garantire il benessere e l’accesso ai beni primari per uno sviluppo equo e sostenibile a livello globale. Soddisfare il binomio energia-clima/ambiente è la sfida più importante che l’umanità dovrà affrontare nei prossimi decenni. Il consumo di energia è sinonimo di benessere. Non possiamo neppure immaginare di vivere un giorno senza energia, senza un caffè caldo, senza ricaricare il telefono o rinunciare alla libertà di scegliere con quale mezzo spostarci per la città. La produzione e l’uso razionale dell’energia sono obiettivi perseguibili attraverso l’adozione di soluzioni vincenti. La molteplicità e diversità di attori, stakeholders e player, che operano nel settore permettono di sviluppare più soluzioni complementari tra di loro, che puntano allo stesso obiettivo ma con strumenti diversi”.
 
Come si possono coniugare energia-clima e ambiente?
“Gestendo bene proprio la transizione energetica, che è un processo molto difficile, lungo e pieno di insidie, che richiede la messa a fattore comune di tutti i contributi e una pianificazione di lungo termine. Non si può improvvisare. Di fatto siamo già entrati nel processo di transizione, ma la stiamo gestendo spesso in modo disordinato, lasciandoci guidare da posizioni ideologiche o di interesse di una singola componente della filiera. Un Paese come il nostro, povero di materie prime e che fa più fatica degli altri a far ripartire l’economia, non può perdere competitività sulla filiera energetica e deve saper massimizzare l’utilizzo delle poche risorse nazionali. E qui possiamo puntare al massimo sfruttamento di quella che è la nostra risorsa più importante: la capacità di innovare e sviluppare tecnologie avanzate. Occorrono policy chiare e realistiche che tengano conto di tutte le tecnologie disponibili, di tutte le fonti energetiche disponibili e soprattutto che gestiscano bene e con responsabilità il processo di transizione. Non può essere né breve e né incoerente con l’obiettivo finale e le parole d’ordine devono essere: pragmatismo, efficienza ed efficacia”.
 
Giuseppe Ricci
 
Entro il 2030, gli Stati membri dell’Ue dovranno produrre il 32% di energia da fonti rinnovabili. È un obiettivo raggiungibile?
“Si, certo. Ci siamo posti come obiettivo per il 2020 di raggiungere il 20% e oggi siamo riusciti a arrivare al 18% di energia prodotta da fonti rinnovabili, un ottimo risultato. E l’Italia è molto più avanti rispetto altri Paesi europei. Nel perseguimento degli obiettivi bisogna tenere presente il fine ultimo, in questo caso rappresentato dalla decarbonizzazione. È importante che essa avvenga per evitare che il nostro pianeta riscaldi ancora di più, innescando un processo irreversibile con delle conseguenze a cui non si può dare rimedio”.
 
Qual è il settore che ha maggiormente investito sull’ambiente e sulle energie rinnovabili?
“Il settore della mobilità, che negli anni ha già ridotto drasticamente il suo impatto ambientale, sia nelle motorizzazioni che nei carburanti, e che sta richiedendo lo sviluppo e la diffusione di soluzioni tecnologiche, innovative e diversificate, in grado di coadiuvare nel diritto allo spostamento l’aspetto sociale, ambientale ed economico-digitale. La mobilità rappresenta quindi un classico esempio di studio per definire l’approccio per ottenere, con costi minimi, i massimi risultati. Essa dà spazio a tutte le fonti di energia in funzione della loro efficienza. Come dicevo, c’è però anche un aspetto sociale, perché vi è un cambio di visione rispetto all’auto privata, che porta allo sviluppo di servizi di car sharing che sposano il principio di economicità e semplificazione, oltre a far fronte all’insufficienza dei servizi pubblici. Dal punto di vista ambientale si va inoltre verso uno sviluppo di tecnologie e miscele sempre più eco-compatibili, senza trascurare alcuna soluzione, bensì sfruttando la sinergia e il giusto posizionamento di ciascuna, in modo da fornire al consumatore la possibilità di scegliere la soluzione più efficace ed efficiente per soddisfare i propri specifici fabbisogni, minimizzando i costi sia per lo specifico consumatore che per la collettività, con una maggiore disponibilità di infrastrutture. Il consumatore finale, con le sue scelte e abitudini, ha un ruolo sempre più da protagonista sull’affermazione delle diverse tecnologie sul mercato. Questo contesto così strategico e mutevole nel tempo dovrebbe incentivare i settori automotive e dell’energia a superare le diverse ideologie e a lavorare nella stessa direzione per proporre ai policy maker e di conseguenza ai cittadini-consumatori finali soluzioni tecnologiche e servizi eco-compatibili, funzionali, accessibili e competitivi anche a salvaguardia dell’industria italiana e delle sue competenze e know-how”.
 
 
È vero che si stanno sviluppando nuove tecnologie per gli accumulatori d’energia?
“Gli accumulatori rappresentano certamente un tema di sviluppo tecnologico, ma l’accumulo di energia elettrica è uno dei problemi più grossi che tutt’ora si presenta, perché è costoso e non efficiente. Alcune case automobilistiche giapponesi, e a seguire altre, che hanno da molti anni sviluppato le macchine ibride e poi quelle elettriche, stanno ora investendo molto sull’idrogeno. Questo perché quest’ultimo rappresenta un modo intelligente per accumulare energia, che poi può essere trasformata in elettricità nelle fuel cells, sostituendo la batteria”.
 
Giuseppe Ricci
 
Il biocarburante potrebbe essere fatto dai rifiuti solidi urbani?
“Certo, i rifiuti dovranno diventare sempre più risorsa. Essi rappresentano da una parte un problema enorme per la loro destinazione e, dall’altra, richiedono un consumo maggiore di materie prime. Bisogna passare a una società del post-consumismo che riscopra i valori del recupero”.
 
Ma secondo lei, è necessaria la raccolta differenziata?
“È importante perché si riesce a classificare e riutilizzare meglio i rifiuti. Consideriamo l’umido, prodotto dai rifiuti della cucina, che può essere trasformato in compost da utilizzare in agricoltura. In questo caso è importante la differenziazione: bisogna appurare che non ci siano agenti inquinanti, perché il prodotto in questione entra poi nella catena alimentare. Ci sono altri processi per trasformare questo umido in bio-olio pesante per alimentare le navi, le barche, oppure può essere alimentato nelle raffinerie per produrre biobenzina, biogasolio. Poi, c’è la plastica. Quella che può essere recuperata si aggira intorno al 50-55% e in Italia c’è il Consorzio Corepla che si occupa del riciclo. Con il tempo i produttori di plastica dovranno renderla sempre più rigenerabile, ma occorre ricordare che la plastica non riciclabile, milioni di tonnellate che abbiamo venduto per esempio alla Cina, non deve essere dispersa nell’ambiente. Può essere mandata sempre ai termovalorizzatori, oppure diretta verso processi che la possono trasformare in prodotti energetici, come per esempio una rigassificazione con l’ossigeno, che produce un gas sintetico e da cui si generano prodotti commerciali come idrogeno, metanolo e altro. In questo modo si genera un processo di trasformazione e non di combustione”.
 
La Sicilia è una terra in cui c’è molta energia, ma vi sono delle difficoltà concernenti le autorizzazioni...
“Il problema delle autorizzazioni riguarda tutto il territorio nazionale, purtroppo. Nel corso degli anni il sistema si è complicato talmente tanto da diventare una vera e propria matassa difficile da dipanare. Il nodo delle autorizzazioni è fondamentale, perché un imprenditore che vuole investire ha bisogno di certezze nei tempi e nei costi, per raggiungere al più presto i risultati. Serve una semplificazione dell’iter con percorsi chiari e semplici”.
 
Ci parli dell’economia circolare: dove trova il suo business?
“Lo fa negli scarti e nei rifiuti, sposando bene i tre pilastri della Sen: decarbonizzazione, competitività e sicurezza energetica. Con la decarbonizzazione, l’economia circolare consente di produrre nuovi materiali e prodotti energetici dagli scarti e dai rifiuti, ottenendo il risultato di ridurre il consumo di materie prime preziose ed evitare l’impatto ambientale dei rifiuti. Per quanto riguarda la competitività, invece, l’economia circolare rappresenta un’ottima opportunità per la filiera italiana, sfruttando la capacità innovativa e di trasformazione delle eccellenze del nostro Paese. Pensiamo per esempio alla riconversione delle raffinerie tradizionali in Green refinery di Eni a Gela e Porto Marghera. Primi esempi al mondo di riconversione industriale che ha salvaguardato la sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Invece, per la sicurezza, l’utilizzo di materie di scarto per la produzione di prodotti energetici può rappresentare una delle soluzioni al problema dell’approvvigionamento energetico, in particolare per un Paese come l’Italia, fortemente dipendente dalle forniture dall’estero e dove c’è ancora molto da fare in termini di disponibilità di infrastrutture adeguate”.

Articolo pubblicato il 02 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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