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Quotidiano di Sicilia

Rallenta in Sicilia la crescita economica
di Roberto Pelos

Le anticipazioni al Rapporto Svimez sull’economia e società del Mezzogiorno. Il settore più in affanno è quello delle costruzioni (-6,3%). Bene l’industria (+14,1%) 

Tags: Svimez, Sicilia, Economia



ROMA – La Sicilia, tra le regioni del Meridione d’Italia, fa segnare un rallentamento nella crescita economia, +0,4% nel 2017, dopo avere registrato un aumento del Pil dell’1% nel 2016 e dello 0,9% nel 2015.
 
È il quadro che emerge dalle Anticipazioni al Rapporto sull’economia e società del Mezzogiorno 2018 dello Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno i cui dati sono stati presentati nei giorni scorsi.
 
Secondo l’indagine, a frenare l’andamento dell’economia nella nostra regione è il settore delle costruzioni che fa segnare il -6,3% nel periodo 2015-2017, stesso fenomeno che si registra in Abruzzo. L’industria in senso stretto, in Sicilia, fa registrare nel triennio di ripresa una performance importante (+14,1%); buoni risultati anche in agricoltura (+2%) e nei servizi (+1,6%). Quasi nella stessa situazione della nostra regione è la Basilicata, dove la media annua nella variazione del Pil, nel 2017, fa registrare uno 0,7%; messo peggio della Sicilia è il Molise che fa segnare un -0,1%. A fare registrare il più alto tasso di sviluppo sono Calabria, Sardegna e Campania, rispettivamente +2%, +1,9%, +1,8%. Si tratta comunque di variazioni del Prodotto interno lordo più contenute rispetto alle regioni del Centro-Nord, confrontandole infatti con il +2,6% della Valle d’Aosta, il +2,5% del Trentino Alto Adige e il +2,2% della Lombardia.
 
Il Pil è in ogni caso aumentato al Mezzogiorno dell’1,4% rispetto allo 0,8% del 2016, grazie al forte recupero del comparto manifatturiero (5,8%), in particolare nelle attività legate ai consumi e in misura minore alle costruzioni (1,7%). Gli investimenti privati al Sud sono cresciuti del 3,9%, consolidando la ripresa dell’anno precedente. Secondo le previsioni dello Svimez, nel 2018, il Pil del Centro-Nord dovrebbe crescere dell’1,4%, in misura maggiore rispetto alle regioni del Sud (+1%). A pesare maggiormente sulle diverse dinamiche territoriali sono i consumi interni (+1,2% nel Centro-Nord e +0,5% nel Meridione), in particolare i consumi della P.A. che segnano +0,5% nel Centro-Nord e -0,3% al Sud. Il ritmo di crescita è insufficiente a superare le emergenze sociali al Meridione.
 
Infatti, anche nella ripresa si allargano le disuguaglianze: aumenta l’occupazione ma vi è una redefinizione al ribasso della sua struttura e della sua qualità: i giovani sono tagliati fuori, aumentano le occupazioni a bassa qualifica e a bassa retribuzione, dunque la crescita dei salari risulta “frenata” e non in grado di incidere sui livelli di povertà crescenti anche nelle famiglie in cui la persona di riferimento risulta occupata.
 
Il primo ostacolo all’espansione del tessuto produttivo sta nel divario dei servizi pubblici e nella cittadinanza “limitata” collegata alla mancata garanzia di livelli essenziali di prestazioni.
 
Andando ai numeri, la crescita dell’occupazione è proseguita nel 2017 in tutto il Paese anche se con un rallentamento alla fine dell’anno: nel Mezzogiorno è aumentata di 71 mila unità (+1,2%) e di 194 mila al Centro-Nord (anche qua +1,2%). Ma al Sud è ancora insufficiente a colmare il crollo dei posti lavoro avvenuto nella crisi: nella media del 2017 l’occupazione nel Mezzogiorno è di 310 mila unità inferiore al 2008, mentre nel complesso delle regioni del Centro-Nord è superiore di 242 mila unità. C’è inoltre da sottolineare come l’incremento dell’occupazione al Sud nel 2017, sia dovuta quasi esclusivamente alla crescita dei contratti a termine (+61 mila pari al +7,5%) mentre rimangono stazionari quelli a tempo indeterminato (+0,2%).

Articolo pubblicato il 07 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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