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Corte, Regione sempre più colpevole
di Carlo Alberto Tregua

Fondi Ue, 10 miliardi non utilizzati 

Tags: Corte Dei Conti, Regione Siciliana



Chi ha avuto la ventura di leggere l’editoriale pubblicato ieri può legarlo a quanto oggi scriviamo. La Regione ha 12,400 miliardi di debiti (Appendice pagina 5). Destina alle spese in conto capitale appena un miliardo (5,29%), che poi probabilmente non spende perché non riesce a trovare le risorse.
La Corte si chiede a cosa serva la Resais Spa, totalmente partecipata dalla Regione, ma che è priva di una reale missione aziendale e di un ruolo produttivo, e per altro già anomala in quanto posseduta dalla Regione per il tramite di un Ente in liquidazione, il quale non si potrà mai liquidare avendo in portafoglio la Resais Spa.
La Regione ha imposto senz’altro l’assunzione di personale al di fuori di precise e comprovate esigenze aziendali. Essa viene concepita come mero strumento di assorbimento di forza lavoro e di elusione di fondamentali principi di razionalità economica al di fuori dei restrittivi presupposti.
Ogni commento risulta superfluo.
 
E veniamo ai Fondi europei. Il Por 2014/20 ha messo a disposizione 9,3 miliardi di cui: Fesr 4,56; Fse 0,820; Psr 2,21; Feamp 0,356.
è impressionante il rilievo mosso dalla Corte secondo il quale per il Fesr sono state certificate spese di soli 16,7 milioni al 31 dicembre 2017, per l’Fse 25,8 milioni.
Questa accusa è senza appello perché non è possibile che in ben quattro anni, su 9,3 miliardi vengano certificati solo qualche decina di milioni. Dove sono stati i dirigenti che dovevano spingere per effettuare queste spese? Dove sono stati i sindaci che dovevano presentare i progetti da farsi finanziare?
Dove sono stati i Presidenti della Regione (Crocetta e assessori) che avevano il dovere di immettere sul mercato siciliano almeno 4-5 miliardi liquidità?
Ancora più grave è la condizione della mancata spesa dei Fondi (Fsc) messi a disposizione dallo Stato, che dovrebbero essere deliberati dal Cipe, per circa 8 miliardi.
Se assessori e dirigenti burocratici avessero speso, come era loro dovere, metà di questi importi disponibili, la Sicilia avrebbe fatto un balzo avanti nella crescita e soprattutto avrebbe potuto collocare almeno 50 mila disoccupati che in atto stentano a vivere.
 
La Sicilia è terra del Gattopardo e non accade niente che possa mutare questa sorta di disgrazia. Questa è la causa principale dei disastri che verifichiamo.
La Regione doveva essere la locomotiva dello sviluppo e, invece, ne è la tomba. Un bilancio di oltre 16 miliardi vede le entrate depauperate in altrettante spese per dipendenti, enti e corruttori, senza alcuna pudicizia.
L’impudenza è arrivata al massimo e la Corte dei Conti con il suo messaggio scopre le invereconde magagne di un sistema pubblico, istituzionale e burocratico, che continua a marciare per la sua strada, come se non esistessero 400 mila disoccupati, più di un milione di poveri, territori fragili e abbandonati, arretratezza nel sistema economico, mancata digitalizzazione del sistema pubblico, corruzione sotterranea, ma non tanto, estesa anche nei punti più piccoli.
La cultura del favore è dilagata, uccidendo la cultura dei diritti e del merito.
 
La rassegna dei dati che vi abbiamo riportato, ieri e oggi (ci scusiamo per la numerosità), è eloquente: non ha bisogno di commenti. Li sottoponiamo alla vostra valutazione non per avere solidarietà, ma perché prendiate iniziative scrivendoci la vostra opinione, che regolarmente pubblicheremo senza alcuna modifica.
Il punto è questo: occorre che tutti i siciliani si sveglino ed escano dalla noncuranza, comprendendo come la Sicilia stia morendo e come una lenta e perdurante sorta di depressione si stia diffondendo a tutti i livelli, facendo perdere la prospettiva di un recupero e di una ripresa sulla strada della crescita e della occupazione.
Non si può porre alcuna fiducia in una classe dirigente politica e burocratica che ha rovinato il popolo siciliano. è vero che il 5 novembre 2017 è cambiata la compagine di governo, ma dobbiamo constatare con grande dispiacere che in questi primi nove mesi l’Isola sia rimasta impantanata nell’immobilismo.
La Sicilia senza cura muore. Perciò è arrivato il tempo di Risorgimentosicilia.it, l’Unione dei Cittadini per Bene.

Articolo pubblicato il 08 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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