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Pioggia di milioni ai gruppi parlamentari Ars
di Raffaella Pessina

Il dato emerge dal bilancio interno di previsione 2018 di Palazzo dei Normanni: in due anni cresciuta di due milioni la spesa per il loro funzionamento. Nel 2018 costeranno 9 milioni di euro. Nel 2016, con venti deputati in più, spesi 7 milioni 

Tags: Ars, Gruppo Parlamentare



PALERMO - Una nuova mappa dei gruppi parlamentari si presenta all’Assemblea regionale siciliana in questa 17 ma legislatura che ha compiuto i suoi primi sei mesi di vita. Sono nove i gruppi parlamentari rappresentati, compreso il classico gruppo Misto, dove stazionano anche seppur temporaneamente, quei deputati che non si riconoscono in alcuna delle compagini politiche presenti.
Rispetto all’anno precedente sono diminuiti, poiché nella passata legislatura i gruppi erano ben dodici, ma restano comunque di più rispetto ad altri periodi, come ad esempio, la 14ma legislatura quando i gruppi erano solo sette.
 
Siamo comunque solo all’inizio della legislatura dunque la geografia parlamentare potrebbe subire diverse modifiche, visto che non c’è ancora una legge che obbliga chi viene eletto in un dato partito, a rimanervi fino alla fine del proprio mandato.
 
Negli ultimi anni il cosiddetto “cambio di casacca” è diventato fin troppo frequente, provocando la nascita di piccoli gruppi all’interno di Palazzo dei Normanni e frammentando le grandi compagini politiche. Ora i deputati sono diminuiti di venti unità, riducendo di fatto anche la percentuale di coloro che potrebbero cambiare idea. Per ora la mappa dei gruppi di Sala D’Ercole è la fotografia di quanto accade al Parlamento nazionale seppur con qualche variabile: è presente infatti il Movimento Cinquestelle con 20 deputati, Forza Italia con 13, il Partito Democratico con 11, Diventerà Bellissima (il movimento del presidente Musumeci) con 6 unità, i Popolari ed autonomisti (6), l’Udc, con 5 deputati, il Misto con 4, Fratelli D’Italia con 3 e Sicilia Futura con due.
 
Ma quanto costano ai cittadini i gruppi parlamentari? Il bilancio interno dell’Ars prevede un contributo sia per il loro funzionamento sia per i dipendenti che prestano la loro opera all’interno dei gruppi politici, dipendenti che sono comunque distinti e separati dai dipendenti veri e propri dell’Assemblea regionale, che vengono assunti per concorso. Ma se per i gruppi il conto è più o meno lo stesso, perché la cifra totale stanziata per il loro funzionamento viene suddivisa in base al numero dei deputati (se un gruppo parlamentare è composto da dieci deputati , riceverà dieci quote), il discorso cambia al momento in cui si tratta del compenso aggiuntivo per il capogruppo. Quindi più gruppi parlamentari, più capigruppo, che prendono una quota aggiuntiva al compenso corrisposto a tutti i parlamentari.
 
Sul sito ufficiale dell’Ars, alla voce “amministrazione trasparente”, si possono consultare le cifre: ai capigruppo vengono corrisposti 1.159,14 euro lordi al mese, per un totale di 13.909,68 all’anno. Moltiplicato per 9 capigruppo arriviamo alla cifra di 125.287,12 euro. I tempi del bipartitismo sono molto lontani. Inoltre, sempre nel bilancio interno di previsione 2018 si rileva che la cifra destinata ai gruppi quest’anno sarà di ben 8,9 milioni di euro.
Nel 2016, con 90 deputati, vennero destinati 6.930.500,00 euro, nel 2017 , sempre per 90 deputati , 6.230.500. Nel 2018 si verifica una impennata pur con 20 deputati in meno.
 
COSA PREVEDE IL REGOLAMENTO ARS
Il regolamento interno dell’Assemblea regionale stabilisce regole precise per la formazione dei gruppi parlamentari: in particolare, ai gruppi è dedicata una sezione del Regolamento (articoli 23, 24, 25 e 26): Art. 23 “Entro cinque giorni dalla prima seduta dopo le elezioni, i deputati sono tenuti a dichiarare alla Direzione di segreteria, per iscritto, a quale Gruppo parlamentare intendano appartenere”. E fin qui niente di strano. Sta di fatto che si è diffusa l’abitudine da parte dei deputati eletti di passare da un partito all’altro, seppure per motivazioni valide.
Al secondo comma viene specificato che “Ciascun Gruppo deve essere costituito da almeno cinque deputati”, ma il comma 3 successivo, supera questa disposizione: “L’Ufficio di Presidenza può autorizzare la costituzione di un Gruppo con un numero inferiore di deputati purché questi siano stati eletti in almeno due circoscrizioni, nonché rappresentino partiti o movimenti organizzati nell’intera Regione e/o abbiano rappresentanza, organizzata in Gruppi parlamentari, al Parlamento nazionale”.
Un discorso a parte merita il cosiddetto Gruppo Misto, che raccoglie tutti i fuoriusciti dai gruppi parlamentari che hanno una identità politica. Al gruppo Misto hanno fatto ricorso tutti quei parlamentari che si sono trovati in dissenso con il proprio partito, ed hanno fatto diventare questo gruppo una specie di “parcheggio temporaneo” dove sostare prima di decidere a quale altro gruppo aderire.
“Appartengono di diritto al Gruppo misto i deputati che non fanno parte di alcun altro Gruppo costituito”, è scritto nel regolamento. Ad oggi ne fanno parte quattro deputati di varia provenienza.
 
LE DEROGHE
Il regolamento interno dell’Ars prevede che il gruppo parlamentare debba essere composto da almeno cinque unità, ma che il Consiglio di presidenza può derogare a tale norma e così è accaduto per Fratelli d’Italia e Sicilia Futura. Le deroghe alla sopravvivenza dei gruppi con meno di cinque deputati sono divenute sistematiche nel corso degli anni.
Soprattutto nel 2013 quando a seguito di una serie di spostamenti di deputati da un gruppo all’altro, la “Lista Musumeci” è scesa sotto soglia e si è applicata la deroga, stimolando però il dibattito sui “mini gruppi” tra cui: Pid-Cp (sceso da 4 a 3) e Grande Sud (tre) che hanno ottenuto la deroga all’inizio del 2013 non senza polemiche.
I deputati del Pd, Antonello Cracolici e Filippo Panarello, avevano criticato la decisione del Consiglio di presidenza per avere votato a favore della deroga. Cracolici aveva lamentato l’aumento dei costi in bilancio proprio a causa del mantenimento dei piccoli gruppi.
“Serve una riflessione, altrimenti corriamo il rischio di percorrere una strada pericolosa”, aveva detto.

Articolo pubblicato il 08 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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