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“Tutto ciò è inammissibile”. Richiamo di mons. Romeo
di Marina Pupella

“Mio padre mi invitava a baciare il pezzo di pane finito per terra”. L’arcivescovo di Palermo: ricordiamoci dei poveri in giro

Tags: Arcivescovo Palermo, Monsignor Paolo Romeo, Pane, Consumo



PALERMO - “Lo spreco di pane non è solo scandaloso, ma è anche inammissibile. Oggi più che mai. In un momento di grave crisi economica come quello che stiamo attraversando, con famiglie che non riescono ad arrivare neanche alla terza settimana, non si può accettare di buttare via uno degli alimenti essenziali dell’uomo”. Così l’arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, commenta i dati relativi alle tonnellate di pane che ogni giorno finiscono nella spazzatura.

“Ricordo che quando sono stato nunzio apostolico ad Haiti, dove sono rimasto dal 1984 al 1990, un paese in cui la miseria la puoi respirare e nel quale la popolazione assolutamente indigente non si pone il problema di buttare via qualcosa che neanche possiede. Lì, come anche in Burundi e in Ruanda, la gente continua a morire di fame. Tuttavia, non bisogna andare lontano. Anche qui in Italia assistiamo ad un crescita preoccupante di quanti vengono a bussare alle porte della Caritas per chiedere un pasto caldo”. L’invito quindi è a ritrovare una sobrietà perduta negli anni dei consumi facili.
 
E Romeo ha richiamato ai valori semplici della sua infanzia: “I nostri vecchi non gettavano mai via il pane, farlo era considerato un gesto poco rispettoso. Ricordo, da bambino, che mio padre mi invitava a baciare il pezzo di pane finito per terra e mi diceva: “è un dono del Signore”. Poi il vescovo aggiunge: “Se davvero vogliamo evitare di perpetrare questo spreco, si potrebbe pensare di destinare la quantità di pane invenduta al Banco alimentare che già lavora con grande impegno. Oppure si potrebbe venderlo a metà prezzo dopo una certa ora, così come fanno alcuni negozi di Roma che dopo le 18 arrivano a scontarlo al 50 per cento. Ma la vera soluzione rimane sempre quella di una sensibilizzazione delle coscienze perché si attivi una rete di volontariato che si occupi di ritirare il surplus. Il volontariato fa crescere il senso di responsabilità”.

Articolo pubblicato il 27 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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