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Dissesto, l'emendamento non salva Catania. Bonaccorsi: servono correttivi alla Camera
di Antonio Leo e Desirée Miranda

Tags: Catania, Dissesto, Roberto Bonaccorsi



CATANIA - L’emendamento “Salva Catania”, che modifica il Decreto Milleproroghe, non salva Catania. Almeno, quello approvato da Palazzo Madama non si può definire tale, non assicurando alcun salvataggio.
 
La questione è intricata e occorre fare un po’ di chiarezza. Nel corso della seduta del Senato del 3 agosto scorso - per la conversione del Decreto legge 91 del 25 luglio 2018 (il già citato Milleproroghe) - sono stati discussi e votati due emendamenti per integrare la disciplina prevista all’art.1 del decreto in oggetto: uno di più ampio respiro (accolto) e l’altro ritagliato su misura per la Città dell’Elefante (respinto).
 
 
Il primo, inserendo il comma 2 bis, stabilisce sintetizzando molto che - “nell’anno 2018, qualora sia stato presentato o approvato alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, un piano di riequilibrio finanziario pluriennale (...)” - i termini per la deliberazione del dissesto si applicano solo al nuovo piano definitivamente approvato dalla Corte dei Conti. Nuovo Piano che il Comune dovrebbe presentare, dunque, in un lasso di tempo strettissimo.
 
È stata invece cassata, con i voti decisivi della maggioranza giallo-verde, la norma presentata, tra gli altri, dall’ex sindaco Raffaele Stancanelli che ha trovato compatti solo Forza Italia e il Pd in un’inedita riedizione del Patto del Nazareno, o forse sarebbe meglio dire del “Vulcano”. L’emendamento 1.106 avrebbe aggiunto all’art.1 del decreto la sospensione temporanea degli effetti “di eventuali provvedimenti adottati dalla Corte dei Conti, che accertino le condizioni di dissesto dell’ente, sino ad avvenuto esame del piano di riequilibrio rimodulato o riformulato (…)”. Mancava, come è evidente a chiunque, solo una parola: “Catania”. D’altronde non ne aveva fatto mistero il senatore Pagano di Forza Italia, nel dibattito in assemblea, facendo riferimento proprio alla città dell’Elefante.
 
Sebbene un altro ex sindaco, Enzo Bianco, tra i promotori dell’emendamento trasversale in qualità di presidente del Consiglio nazionale Anci, parli comunque di “importante successo per Catania”, avendo ora il Comune la possibilità di “rivedere il piano di rientro entro il 24 settembre”, evitando così il dissesto, la situazione appare complicata e sarà necessario un ulteriore passaggio alla Camera.
 
Come, infatti, ha spiegato al QdS il vicesindaco e assessore al Bilancio del Comune, Roberto Bonaccorsi, si tratta di una “soluzione giuridica incompleta”, che non permette di festeggiare la salvezza della città. “Il problema – ha precisato l’assessore - è che l’emendamento ha bisogno di qualche correttivo per soddisfare pienamente le esigenze del Comune. Così non è sufficiente”.
 
Anche sui tempi la questione è controversa. Secondo Bonaccorsi, “dipende dall’interpretazione” che si dà all’emendamento approvato. “Sembrerebbe che al 24 settembre, data di conversione del decreto, chi ha presentato o chi ha avuto approvato un Piano nell’arco del 2018, potrebbe essere nelle condizioni, ma questo ci lascia margini di incertezza che speriamo di coprire con una sistemazione alla Camera”, aggiunge. In pratica quindi servirà un nuovo Piano, da approntare in tempi brevi.
 
“Si è aperto uno spiraglio”, ma ora si dovrà attendere l’esito della partita nell’altro ramo del Parlamento. E qui entreranno in gioco, ancora una volta, equilibri politici tutt’altro che definiti. Va detto, infatti, che l’emendamento approvato dal Senato ha trovato il sostegno anche di Lega e Movimento cinque stelle, oltre che di Forza Italia, mentre si è tirato fuori il Partito di Enzo Bianco, il Pd. Hanno votato sì soltanto cinque senatori dem: il palermitano Davide Faraone, Vanna Iori di Reggio Emilia, la brindisina Daniela Sbrollini, la catanese Valeria Sudano e il cuneese Mino Taricco. Ora però la palla torna al centro: si ricomincia.

Articolo pubblicato il 10 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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