Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

È esodo di giovani dal Mezzogiorno, in 16 anni 800 mila non sono più tornati
di Agata Aiello

Pubblichiamo di seguito una riflessione sulla “condizione dei giovani” a cura di Agata Aiello, presidente provinciale di Acli Catania

Tags: Lavoro, Giovani, Emigrazione, Acli Catania



Estate. Tempo di ferie. Città che si svuotano favorendo un esodo verso zone turistiche o balneari.
 
Ed è proprio lì, sotto gli ombrelloni che senti raccontare le loro storie, quelle di chi è nato a Catania ma parla del suo freddo inverno magari trascorso a Milano o a Londra.
 
Se da un lato c’è chi lascia la città per le vacanze, dall’altro c’è chi per la gioia di genitori e parenti la città la ritrova.
 
E parliamo della propria città o del proprio paesino d’origine.
 
 
Sono tutti i nostri conterranei che per motivi di lavoro, talvolta anche di studio, hanno preferito tentare la fortuna fuori dalla loro terra.
 
Una terra che ai loro occhi non riesce più ad essere un luogo dove cullare sogni e realizzare i propri progetti.
 
Questa purtroppo è la triste condizione che tante famiglie siciliane oggi sono costrette a vivere, determinando in questo modo anche una disgregazione forzata del nucleo familiare.
 
Giovani laureati che dopo anni spesi sui libri si ritrovano spesso a svolgere attività lavorative che poco hanno a che fare con le competenze acquisite. Altri che per avere la certezza di un lavoro continuativo e retribuito in modo dignitoso decidono di andare a Londra, a Dublino o nella vicina Malta.
 
La carenza di opportunità lavorative al Sud è la causa principale di questi flussi di emigrazione giovanile e le anticipazioni del Rapporto Svimez 2018 presentate in questi giorni confermano questa tendenza. Negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 800 mila residenti e quasi 800 mila non sono tornati nelle loro città native. E, ancora, il numero delle famiglie meridionali con tutti i componenti in cerca di occupazione è raddoppiato tra il 2010 e il 2018, da 362 mila a 600 mila.
 
Sviluppo tecnologico, riprogrammazione del sistema produttivo, potenziamento del settore turistico: queste sono alcune possibili azioni da mettere in campo per arginare un fenomeno che negli ultimi anni sta assumendo proporzioni sempre più ampie.
 
Il continuo proliferarsi di investimenti con la creazione di centri commerciali a discapito di serie politiche produttive ed industriali ha amplificato il problema creando molta precarietà lavorativa.
 
E’ auspicabile in questo senso un’inversione di tendenza e di marcia.
 
Occorre fare in modo di concentrare ed ampliare investimenti che riguardino non solo la nascita, ma soprattutto il consolidamento delle imprese giovanili e delle start up.
 
E’ necessario inoltre che le politiche dei governi nazionali e regionali supportino in maniera forte chi decide di investire nel Mezzogiorno, riducendo per esempio la pressione fiscale e qualificando infrastrutture e servizi.
 
Soltanto garantendo soluzioni occupazionali dignitose e non precarie si riuscirà a frenare questa emorragia che, stante l’attuale situazione, sembra sempre più toccarci tutti da vicino.

Articolo pubblicato il 14 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus