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Bilanci: un teatrino ammazza Comuni
di Rosario Battiato

Dalla Regione è arrivata, puntuale come ogni anno, la solita pioggia di commissariamenti. Ritardi che danneggiano la stabilità degli Enti locali, eppure nessuno è mai responsabile. I conti non tornano e i Municipi rischiano di trovarsi gambe all’aria e sulla strada del default 



PALERMO – La storia si ripete “naturalmente” da diversi anni e così anche questa estate non fa eccezione. Ormai scadute da mesi le date previste dal Testo unico degli Enti locali (Tuel) e anche le proroghe possibili, sono arrivati i decreti di commissariamento per i Comuni siciliani in relazione alla mancata approvazione degli strumenti di programmazione finanziaria. I nove decreti di fine luglio, che fanno riferimento ai Rendiconti del 2017, hanno coinvolto 294 Enti locali (su 390), ma si attendono a breve anche quelli per i Previsionali 2018/2020, gli strumenti di programmazione, solitamente da approvare entro la fine dell’anno precedente, che, alla data del 27 luglio, vedevano soltanto 166 Enti locali in regola, cioè meno della metà. Si tratta di misure necessarie e previste dal Tuel – anche l’Anci ha parlato di “niente di più che un atto dovuto” – che tuttavia impongono una riflessione a più ampio raggio che comprende anche le difficoltà della Regione nell’approvazione dei propri strumenti finanziari e quindi, di fatto, l’impossibilità per le amministrazioni locali di programmare in tempo la gestione delle risorse.
 
Come detto, alla data del 27 luglio scorso, secondo l’ultimo aggiornamento effettuato dal Dipartimento delle Autonomie locali, soltanto 69 Enti locali avevano deliberato il rendiconto 2017 mentre 166 avevano deliberato il bilancio 2018/2020 (circa il 40% del totale) e, pertanto, si può stimare che per almeno altri duecento Enti locali isolani si stiano predisponendo dei decreti di commissariamento.
 
Si tratta di due strumenti fondamentali che nel Tuel mantengono delle date precise di approvazione, perché si tratta di momenti essenziali nella vita finanziaria dell’Ente. L’articolo 162 stabilisce, infatti, che “gli Enti locali deliberano annualmente il Bilancio di previsione finanziario riferito ad almeno un triennio”, stabilendo che (articolo 151) l’approvazione avvenga entro il 31 dicembre dell’anno precedente, altrimenti si deve procedere (articolo 163) alla gestione finanziaria dell’Ente “nel rispetto dei principi applicati della contabilità finanziaria riguardanti l’esercizio provvisorio o la gestione provvisoria”. Per il previsionale i Comuni isolani non ancora in regola hanno saltato persino le proroghe: dalla data naturale del 31 dicembre, si è passati alla fine di febbraio e poi al 31 marzo.
 
Anche il Rendiconto di gestione si configura come uno strumento essenziale: l’articolo 227 riporta che “la dimostrazione dei risultati di gestione avviene mediate il rendiconto della gestione, il quale comprende il conto del Bilancio, il conto economico e lo stato patrimoniale” che deve essere deliberato entro “il 30 aprile dell’anno successivo dall’organo consiliare” (articolo 151).
 
A sottolineare la condizione di vittima degli Enti locali isolani ci ha pensato l’AnciSicilia, con le parole di Leoluca Orlando e Mario Emanuele Alvano, presidente e segretario generale della sezione siciliana dell’associazione nazionale dei Comuni. “I commissariamenti per la mancata approvazione del Bilancio consuntivo 2017 e del Bilancio di previsione 2018” sono, come negli anni passati, “niente di più che un atto dovuto” in quanto “come più volte abbiamo sostenuto e come confermano tutti gli altri indicatori, la mancata approvazione degli strumenti di programmazione finanziaria, rappresenta il sintomo e non la causa delle problematiche strutturali che caratterizzano la finanza locale in Sicilia”.
 
Ad aggiungere un passaggio ulteriore è stato Luca Cannata, responsabile del Bilancio e delle Politiche finanziare nonché vice presidente vicario dell’Associazione dei Comuni siciliani, che ha chiesto di andare “a fondo sulle cause di questa condizione che caratterizza nel suo complesso il sistema degli Enti locali siciliani”.
 
Criticità da allargare non soltanto alla programmazione economico-finanziaria, ma anche ad altri procedimenti che vedono gli Enti locali isolani in ritardo nell’approvazione degli atti dovuti. Per Orlando e Alvano “alla base vi è certamente anche un significativo deficit sul fronte della capacità amministrativa che vede l’assenza di figure professionali indispensabili e molti uffici sguarniti di dirigenti o figure apicali”.
 
Il problema è che alla fine, nonostante un sistema ormai distorto e in perenne ritardo, mai nessuno si assume la responsabilità di quanto accade e dei problemi che ricadono sulle spalle dei cittadini.
 


Senza programmazione si naviga a vista cambiare registro è ormai indispensabile
 
PALERMO – Anche tra i grandi Comuni c’è veramente pochissimo da salvare. Catania ha deliberato il Bilancio 2018/2020 lo scorso aprile, ma non c’è ancora nessuna novità sul Rendiconto, mentre a Palermo il Consuntivo 2017 è stato presentato proprio all’inizio di agosto dal sindaco. Nessuna traccia, invece, del previsionale.
 
A Caltanissetta il Previsionale è arrivato a luglio, ma ancora niente per quanto riguarda il Rendiconto 2017. A Ragusa il Rendiconto è stato approvato nella prima settimana di agosto e si punta al Previsionale per settembre, mentre a Siracusa non ci sono novità per nessuno dei due strumenti.
 
A Enna c’è il Previsionale da giugno, mentre si prevede l’approvazione del Rendiconto 2017 nel corso della seduta del Consiglio comunale del prossimo 20 agosto. L’Amministrazione di Trapani ha deliberato il bilancio 2018/2020 lo scorso aprile, mentre non risultano aggiornamenti recenti sul fronte del Rendiconto. Da Agrigento, ancora nessuna novità sui due fronti aperti, mentre da Messina non risulta nessuna comunicazione al dipartimento di approvazione degli strumenti richiesti dal Tuel.
 
Per i Comuni sprovvisti di strumenti, i provvedimenti sono chiari: l’organo regionale di controllo, quindi l’assessorato delle Autonomie locali della Regione siciliana, nomina un commissario “affinché lo predisponga d’ufficio per sottoporlo al Consiglio”, così come recita il comma 2 dell’articolo 141 del Tuel. In questo caso e “comunque quando il Consiglio non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla Giunta, l’organo regionale di controllo assegna al Consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a 20 giorni per la sua approvazione, decorso il quale si sostituisce, mediante apposito commissario, all’Amministrazione inadempiente”.

Articolo pubblicato il 14 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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