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Senza eventi i turisti non vengono
di Adriano Zuccaro

Ciset: ogni euro investito in manifestazioni culturali attiva nel territorio 12 euro di spesa dei visitatori e 5 euro di valore aggiunto. La mancata programmazione fa “scappare” i vacanzieri. Nella nostra Isola spesa turistica pari a 1,7 mld, nel Lazio 7 mld, Lombardia 6,4 mld, Veneto 6 

Tags: Sicilia, Ciset, Turismo



“La Notte della Taranta”, una serie di concerti all’insegna della musica popolare salentina che si tengono ad agosto in diverse località del Salento, “Time in Jazz”, festival di musica jazz che si svolge ogni anno ad agosto principalmente nella piccola località di Berchidda a Sassari e “Home Festival”, una settimana di concerti di musica pop rivolti prevalentemente al pubblico giovane che si tiene ogni anno a Treviso ai primi di settembre, hanno coinvolto nel 2017 rispettivamente 700 mila spettatori in Puglia, 35 mila spettatori in Sardegna e 100 mila spettatori in Veneto.
 
Un successo straordinario che ha significato un valore aggiunto prodotto dalla spesa degli spettatori in loco pari a 6,3 milioni di euro nel primo evento, 2,9 milioni di euro nel secondo e 7,6 milioni di euro nel terzo. I tre esempi riportati in una ricerca condotta da Ciset (Centro internazionale di studi sull’economia turistica) diventano una buona pratica da seguire per la nostra Isola che nel mese di agosto, invece, mette in vetrina sul sito Visitsicily, messo in piedi dalla regione, solo mostre (ad eccezione de “I treni storici del gusto”).
 
“Alla luce del fatto che il 2017 è l’Anno dei Borghi - si legge nel report - i tre casi sono inoltre significativi in quanto localizzati in piccoli comuni o comunque in località meno conosciute e rappresentano quindi una buona pratica di integrazione e valorizzazione delle tradizioni locali e di promozione di destinazioni turistiche minori”. In Sicilia il calendario unico degli eventi nei borghi rimane una chimera.
 
Quanto ci costa tale approssimazione e mancanza di programmazione? Se la nostra Isola riuscisse a mettere in campo tre eventi di portata simile a quelli citati (in aree e periodi opportunamente concertati) porterebbe in dote una spesa degli spettatori in loco pari a 40,7 milioni di euro, un valore aggiunto di 16,8 milioni di euro coinvolgendo circa 800.000 spettatori e spendendo per l’organizzazione appena 4,5 milioni. Come, infatti, emerge dalla ricerca, realizzata da Ciset insieme a Confcommercio e Agis, ogni euro investito nell’organizzazione di un evento culturale attiva nel territorio di riferimento, in media, 12 euro di spesa dei visitatori per circa 5 euro di valore aggiunto, ossia di ricchezza finale che rimane nel territorio.
 
Piccoli investimenti negli eventi culturali, dunque, possono mettere in moto le imprese che vendono beni e servizi ed aiuterebbero notevolmente il Sud a colmare il gap col Nord del Paese in termini di ricchezza generata dal turismo. Come riportato dal QdS a maggio, questa rimane polarizzata nelle prime quattro regioni turistiche (Lazio, Lombardia, Veneto, Toscana), che concentrano nel 2017 il 60% della spesa dei turisti internazionali. Nel Lazio la spesa dei turisti stranieri è cresciuta del 20,5% rispetto al 2016. Lo certifica la Banca d’Italia.
 
Nella nostra Isola nel 2017 i viaggiatori stranieri hanno speso 1.728 milioni di euro contro i 6.916 spesi nel Lazio, i 6.461 della Lombardia, i 5.908 del Veneto e i 4.353 della Toscana. Una performance, quella siciliana, che vale solo l’ottavo posto tra le regioni italiane. Pesa sul bilancio dell’Isola l’incapacità di attrarre un congruo numero di turisti nei trimestri gennaio-marzo e ottobre-dicembre in cui riusciamo a totalizzare rispettivamente 133 e 270 milioni di euro sui 1.728 complessivi.
 
Riguardo in particolare ai benefici attivati dalla spesa dei partecipanti all’evento - ricorda il Ciset -le ricadute positive non riguardano solamente i principali comparti della filiera turistica (ricettività, ristorazione) ma si ripercuotono anche su imprese di altri settori economici localizzate nella destinazione, nel territorio limitrofo e eventualmente - nel caso di grandi eventi – in un’area ancora più ampia. Tanto più l’evento è ancorato a elementi caratteristici del territorio (es. enogastronomia, artigianato, espressioni artistiche locali, ecc.) e tanto più strutturato è il tessuto produttivo locale, tanto più circoscritte saranno le ricadute.
 

Il casinò di Taormina resta una promessa non mantenuta
 
A novembre 2017, poco dopo l’elezione di Nello Musumeci alla guida della regione, Berlusconi prometteva ai siciliani “il casinò a Taormina e il Ponte sullo Stretto”.
 
Entrambe le promesse sembrano, al momento, lontane dall’essere mantenute. Eppure l’apertura di un casinò a Taormina potrebbe rappresentare una grande occasione di rilancio per il turismo isolano. Analizzando i dati del Casinò veneziano del 2017, si registra un aumento degli ingressi, che sono cresciuti di quasi il 5 per cento, sfiorando le 800 mila presenze. Dati in negativo rispetto al 2016 per le altre tre case da gioco italiane che però portano a casa comunque un buon numero di ingressi: oltre 200 mila presenze al Casinò di Sanremo, 675.000 a Campione, Saint Vincent oltre 360.000.
 
Ad esclusione del Casinò di Campione che naviga in cattive acque ed è stato chiuso qualche giorno fa per fallimento, gli altri siti rimangono in piedi. C’è da considerare, inoltre, che l’assenza di un casinò “fisico” al Sud Italia non significa una minore propensione al gioco nel Meridione, anzi. Ci si rivolge al settore gioco online che anche nel 2017 in Italia non subisce significative variazioni.
 
Questo l’identikit del giocatore italiano: la maggior parte dei giocatori (82%) è uomo – le donne, in leggero aumento, si concentrano però in particolari giochi (ad esempio il Bingo) –, risiede al Centro-Sud (70%) e ha un’età compresa tra i 25 e i 44 anni (53%). Lo certifica l’ultimo report dell’Osservatorio Gioco Online.
 
Taormina, da sempre meta prediletta anche da turisti “a cinque stelle”, potrebbe indubbiamente aggiungere un asso al proprio mazzo con l’apertura di un casinò; si attendono novità dalla Regione.
 

 
Le caratteristiche di un evento di successo
 
Il mare non può e non deve essere l’unica attrattiva significativa in grado di smuovere grandi masse di turisti nell’Isola e l’organizzazione degli eventi merita uno spazio maggiore.
 
Il Documento di economia e finanza regionale 2018/2020 sembra prenderne atto. Per quanto riguarda il rilancio del settore teatrale è stata affidata ad un Istituto bancario la gestione di un Fondo di rotazione per gli interventi straordinari rivolti al settore, confidando di superare in tal modo le criticità di natura finanziaria rilevate, si legge nel testo.
 
“I grandi eventi saranno organizzati un anno prima al fine di assicurare una adeguata promozione” prosegue il documento.
 
Il Ciset aggiunge alcuni puntini sulle “i” alla ricetta per il successo di un evento e parte dall’individuazione di una formula chiara e ben definita che riesca a connotarli sul panorama nazionale (e eventualmente internazionale) e a renderli riconoscibili rispetto ad altre iniziative simili.
 
Si richiede una progettualità di medio-lungo periodo in grado così di capitalizzare i risultati ottenuti negli anni invogliando i partecipanti a fruire dei servizi presenti in loco e ad intrattenersi nel territorio per più giorni. Inoltre importante stimolare un senso di coinvolgimento e di appartenenza nella comunità, che riconosce l’evento come un momento di incontro, di condivisione e di crescita culturale oltre che come un’occasione che apporta benefici economici al territorio. Gli eventi, infine, dovrebbero riuscire a costituire un motivo di visita della destinazione e un motivo per ritornarvi in futuro.

Articolo pubblicato il 15 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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