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Famiglie siciliane sempre più indebitate con banche e istituti finanziari
di Paola Giordano

Cgia di Mestre, nel 2017 sono stati oltre 30 mln € i passivi accumulati dai nuclei familiari isolani. Catania e Palermo sono le province più indebitate: 17.700 e 17.096 euro a nucleo

Tags: Economia, Sicilia, Cgia Mestre



PALERMO – Tempi sempre più duri per le famiglie siciliane (e non solo). La fotografia scattata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre non lascia infatti scampo: l’indebitamento dei nuclei familiari isolani con banche e istituti finanziari ha superato nel 2017 i 30 miliardi. Ed è aumentato dell’1,3 per cento rispetto all’anno precedente, che tradotto in euro vuol dire 400 milioni in più. Mica bruscolini.
 
Ad eccezione di Trapani e Caltanissetta, dove dal 2016 al 2017 si è registrata una lieve contrazione dei passivi accumulati dalle famiglie (rispettivamente -0,8 e -0,3 per cento), le altre province hanno subito tutte un incremento, che nel caso di Messina si è rilevato non indifferente: i 3,69 miliardi del 2016 sono cresciuti in un anno del 2,1 per cento, arrivando a ben 3,76 miliardi. Un'impennata poco invidiabile.
 
 
Le variazioni nelle altre province siciliane oscillano tra il +0,5 di Enna al +1,9 di Palermo: nella prima si è passati dai 633 milioni del 2016 ai 636 del 2017; nella seconda i passivi delle famiglie sono balzati in un anno da 8,26 a 8,42 miliardi. In mezzo ci sono Ragusa, che con il suo +1 per cento tondo tondo ha visto lievitare il rosso delle famiglie che vi risiedono di 19 milioni di euro; e Siracusa, dove l'indebitamento che nell'insieme sfiorava i 2,72 miliardi è arrivato a ben 2,75 miliardi (+1,2 per cento).
 
Catania e Agrigento hanno registrato la stessa variazione percentuale (+1,4 per cento) ma con valori assoluti diversi: la provincia etnea, passando da 7,44 miliardi nel 2016 a 7,54 miliardi nel 2017, di milioni di debiti ne conta ben 100 in più; quella agrigentina invece partiva da un debito complessivo delle sue famiglie di 1,76 miliardi ed è arrivata in un anno a superare di 20 milioni quella cifra.
 
A livello nazionale l’indebitamento delle famiglie ha sfiorato lo scorso anno i 534 miliardi, vale a dire 8 miliardi in più rispetto al 2016, che in percentuale si traduce in una crescita pari all' 1,5 per cento.
 
Prima di parlare di numeri è opportuno precisare che per indebitamento medio delle famiglie consumatrici si intende – come sottolinea la nota Associazione di categoria – quello originato dall’accensione di mutui per l’acquisto di un’abitazione, prestiti personali o contro la cessione dello stipendio, aperture di credito in conto corrente ma anche da alcune forme tecniche di prestito non specificate nelle statistiche, quali, ad esempio, le carte di credito o i prestiti su pegno.
 
Cifre alla mano, la situazione delle siciliane non è tra le peggiori: le famiglie meno indebitate d’Italia sono ubicate ad Enna, dove l’importo medio è pari a poco più di 9 mila euro a famiglia. Agrigento si piazza al quartultimo posto, con un rosso che si attesta a 10.306 euro a nucleo familiare, mentre Caltanissetta, Trapani Messina e Ragusa riportano medie inferiori ai 15.000 euro.
 
Al di sopra della soglia dei 17.000 euro si piazzano invece Catania (17.700 euro) e Palermo (17.096 euro), mentre Siracusa non la supera per pochi spicci (16.939 euro). Numeri nettamente inferiori alla media nazionale (20.549 euro) ma, soprattutto, alle province che si sono piazzate ai vertici della classifica: Milano, che primeggia con un “rosso” che ammonta a 29.595 euro a nucleo, e a seguire Monza e Brianza (29.079 euro) che conquista la medaglia d’argento e, sull’ultimo gradino del podio, Lodi (27.631 euro).
 
Se a prima vista questi dati, a confronto con quelli registrati dalle province in vetta alla graduatoria, sembrano rincuorare, ad un’analisi più attenta gli entusiasmi per il mancato record si spengono. Per almeno due ragioni: perché, come segnalato dal segretario della Cgia, Renato Mason, “le aree provinciali più esposte ai debiti sono quelle che registrano i livelli di reddito più elevati”; ma anche perché “le forti esposizioni bancarie di questi territori, soprattutto a fronte dei significativi investimenti avvenuti in questi ultimi anni nel settore immobiliare, non destano particolari problemi che, invece, si riscontrano in altre aree del Paese, in particolar modo nel Mezzogiorno”. Non è dunque tutto oro ciò che luccica.

Articolo pubblicato il 18 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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