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Migranti: Diciotti verso Catania dopo appello a Mattarella
di Patrizia Penna

Lo sbarco annunciato da Toninelli e subito smentito da Salvini, che continua a chiedere l'intervento Ue per la distribuzione dei 177 i migranti da sei giorni fermi al largo di Lampedusa. Una scossa alla situazione l'ha data una lettera al Capo dello Stato. Il Ministro dell'Interno aveva minacciato di riaccompagnare i migranti in Libia. Civati (Possibile), aveva parlato di "Ricatto criminale" e Magorno (Pd), di "Propaganda a dispetto degli esseri umani". Gelmini (Fi), "Ogni sbarco una triste telenovela"

Tags: Migranti, Diciotti, Mattarella, Fava, Bartolo, Nicolini, Civati, Magorno, Salvini, Toninelli, Libia



Un altro pasticcio mediatico pentaleghista come il 12 luglio scorso a Trapani, dove la nave Diciotti della Guardia costiera, carica di migranti, era stata bloccata fuori dal porto da Salvini  prima che una telefonata del presidente Sergio Mattarella al premier Conte non sbloccasse la situazione.
 
Stamattina la  Diciotti, rimasta per sei giorni ferma al largo di Lampedusa con 177 migranti a bordo, si è mossa dirigendosi, a quanto era stato comunicato inizialmente  verso il Porto di Pozzallo.
 
Qualche minuto prima il ministro dell'Interno Salvini aveva dichiarato: "Può attraccare in Italia", pur continuando a chiedere l'intervento Ue per la distribuzione.
 
Nel primo pomeriggio la destinazione era stata cambiata, con il solito tweet, stavolta del  ministro grillino dei Trasporti Danilo Toninelli: "La nave #Diciotti attraccherà a Catania. I valorosi uomini della guardia costiera hanno compiuto il proprio dovere salvando vite umane ad appena 17 miglia da Lampedusa. Ora l'Europa faccia in fretta la propria parte".
 
Pochi minuti e fonti del Ministero dell'Interno smentiscono:  Salvini "non ha dato nè darà alcuna autorizzazione all'attracco di nave Diciotti, finché non avrà certezza che i 177 migranti a bordo andranno altrove".
 
Non si capisce, insomma, se esiste un contrasto evidente all'interno del Governo pentaleghista o se si tratti di un disdicevole gioco delle parti.
 
 
"Il Governo invece di litigare - dice Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia - trovi una risposta civile per i migranti raccolti in mare dalla nave Diciotti. La Guardia costiera ha fatto il suo dovere raccogliendo dei naufraghi, ora tocca alla diplomazia italiana trovare risposte e solidarietà in Europa. Ogni sbarco non può diventare una triste telenovela. L'Europa se c'è batta un colpo".
 
Di certo c'è che, per la seconda volta dopo Trapani, la situazione si è sbloccata non appena si è parlato di un intervento di Mattarella, in questo caso dopo una lettera al presidente della Repubblica.
 
La  lettera-appello - primi firmatari Claudio Fava, presidente della Commissione antimafia dell'Ars, il "medico dei migranti" Pietro Bartolo, Giusy Nicolini, ex sindaco di Lampedusa e il giornalista Francesco Viviano - in cui si afferma che impedire a una nave della Guardia costiera italiana "di portare a termine una missione di dovuto soccorso rappresenta un vulnus istituzionale e civile che chiama in causa" le prerogative del capo dello Stato, anche come Comandante in capo delle forze armate.
 
"Le chiediamo di intervenire - si legge nella lettera - e di pretendere che la Guardia costiera possa attraccare a Lampedusa non solo per sentimento di umana solidarietà ma per evitare che un eventuale respingimento in Libia pesi come un'onta irrimediabile non solo su chi l'ha autorizzata ma sull'intero Paese".
 
"Ci permettiamo - conclude la lettera a Mattarella - di sollecitarLe un intervento proprio sapendo che queste sono ore difficili e che più volte Ella si è richiamata al sentimento unitario e responsabile degli italiani come prima risposta al dramma di Genova. Ma rigettare 177 esseri umani nell'orrore delle carceri libiche sarebbe un dramma non meno grave, frutto di una scelta politica alla quale Le chiediamo di opporre la sua fermezza, le sue prerogative e il suo rifiuto".
 
La Diciotti, come detto, era da parecchi giorni ferma al largo di Lampedusa e Ieri il ministro dell'Interno Salvini - dopo aver ripetuto per settimane che in Libia tutto va bene mentre le organizzazioni umanitarie sostengono che pullula di veri e propri lager - aveva affermato: "O l'Europa - ha detto ieri - decide seriamente di aiutare l'Italia in concreto, a partire ad esempio dagli immigrati a bordo della nave Diciotti, oppure saremo costretti a fare quello che stroncherà definitivamente il business degli scafisti. E cioè riaccompagnare in un porto libico le persone recuperate in mare".
 
Gli aveva fatto eco Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, parlando di "immigrazione incontrollata" e affermando: "l'unica soluzione è il blocco navale al largo delle coste libiche".
 
L'aut aut di Salvini alla Ue fa comprendere come il capo della Lega abbia perfettamente chiaro in mente quali siano le terribili condizioni che i migranti devono affrontare in Libia.
 
"La minaccia di Salvini - aveva commentato Giuseppe Civati di Possibile - è un ricatto criminale. Rispedire in Libia i migranti, ora a bordo della Diciotti, sarebbe l'atto peggiore di un governo che ha già calpestato i diritti umani".
 
"Siamo al punto - aveva aggiunto il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni - che un ministro della Repubblica annuncia a mezzo stampa la decisione di compiere un reato contro le Convenzioni internazionali firmate dal nostro Paese e contro la Costituzione su cui ha prestato giuramento".
 
La Commissione Europea, comunque, era stata ieri sera "ufficialmente e formalmente investita della questione" dal Ministero degli esteri italiano affinché "provveda a individuare una soluzione in linea con i principi di condivisione tra gli Stati membri".
 
"Il Governo italiano - aveva dichiarato il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi - ritiene indispensabile che la Commissione assuma direttamente l'iniziativa volta a individuare i Paesi Ue disponibili ad accogliere le persone salvate in mare. Un'azione decisa da parte delle istituzioni europee, che l'Italia naturalmente sostiene appieno, può consentire di superare in modo ordinato e sistemico le difficoltà e rendere strutturale l'approccio di condivisione degli oneri".
 
"Diciotti - aveva sottolineato il ministro grillino Toninelli - dimostra che l'Italia non si tira mai indietro quando si tratta di salvare vite umane. Il comportamento di Malta è ancora una volta inqualificabile e meritevole di sanzioni L'Ue si faccia avanti e apra i propri porti alla solidarietà, altrimenti non ha motivo di esistere".
 
"Ancora una volta - aveva replicato il senatore del Pd Ernesto Magorno - spot sulla pelle di persone in mezzo al mare. Sulla nave Diciotti il Ministro Toninelli inasprisce i rapporti con Malta. Il tutto in nome della propaganda, a dispetto degli esseri umani".
 
 

Articolo pubblicato il 20 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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