Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Dipendenti o pensionati, alla Regione costano comunque
di Raffaella Pessina

Riduzione costi per il personale compensata da aumento spesa pensioni. Lo rileva la Corte dei Conti in riferimento all’anno 2017

Tags: Regione Siciliana, Dipendenti, Pensioni



PALERMO - Al capitolo relativo alla spesa per il personale della Regione Sicilia, la Corte dei Conti rileva che, dopo anni di progressiva flessione della spesa, il 2017 ha segnato un significativo arresto, dovuto soprattutto alla spesa per le pensioni.
 
“Gli impegni assunti dalla Regione – scrive la Corte dei Conti - per retribuzioni e contributi sociali registrano una riduzione pari al 4,5% su base annua, attestandosi a 791 milioni di euro (“Redditi da lavoro dipendente” da rendiconto), ma sono, di contro, compensati dagli incrementi (+4,1%) degli impegni di spesa per le pensioni (del cosiddetto “contratto 1”), talché la contrazione annua della spesa complessiva per il personale in servizio e in quiescenza è stata di scarsa rilevanza (-0,8%). Si consideri pure che il dato non comprende l’ulteriore aumento della spesa pensionistica sostenuta direttamente dal Fondo Pensioni Sicilia per il personale del c.d. “contratto 2” e si giova ancora del disallineamento temporale tra collocamento in quiescenza e pagamento dei trattamenti di fine rapporto e pensionistici”.
 
Una situazione questa, destinata ad aggravarsi nel 2018 per effetto delle disposizioni della recente legge regionale n.8 del 2018 (art. 22) che riaprono i termini per chiedere il collocamento anticipato in quiescenza, modificando le modalità e i tempi di erogazione del trattamento di fine servizio (sinora omologati a quelli della normativa statale sui prepensionamenti). Una situazione difficile da sanare perché il numero dei dipendenti di ruolo della Regione Sicilia è pari quasi ad un quarto dell’ammontare complessivo di tutte le Regioni ( 23,5%), il numero dei dirigenti resta oltre un terzo di tutti quelli regionali in Italia ed il rapporto con i dipendenti, 1 ogni 10, pur migliorato rispetto al passato, è lontano dalla media nazionale (in cui l’incidenza è 14,89).
 
La Corte ha rilevato criticamente il sistema della stabilizzazione dei precari: “Nel tempo, il settore pubblico è stato piegato, attraverso un uso distorto delle politiche assunzionali, a supplire all’incapacità del tessuto produttivo di assorbire la forza lavoro espressa nella regione. Da qui la chiusura alle opportunità di reclutamento attraverso le ordinarie procedure concorsuali e meritocratiche, sostituite da lunghi e complessi percorsi di stabilizzazione del personale precario, tuttora condizionanti la legislazione e le politiche del personale, con il conseguente innalzamento dell’età anagrafica del personale in servizio e un’inevitabile frattura generazionale”. Al 31.12.2017, il personale in servizio presso i vari rami dell’amministrazione si attesta a 14.797 unità. Il personale di ruolo (14.197 unità a tempo indeterminato) resta ancora superiore, sia pure di poco, a quello di dieci anni fa (14.158 unità), nonostante i prepensionamenti ed il sostanziale blocco delle assunzioni. Il personale a tempo determinato è costituito da 600 unità, e occorre considerare anche un contingente di 2.885 unità che l’amministrazione indica come “ad altro titolo utilizzato” (513 unità) o “cui è stato esternalizzato un servizio” (2.372 unità), in incremento rispetto ai precedenti esercizi. Il bilancio regionale è, poi, gravato da imponenti costi non immediatamente percepiti: 264 milioni all’anno per i dipendenti delle partecipate, 244 milioni per il corpo forestale, 124 milioni per dipendenti di istituti, consorzi (di bonifica) e 180 milioni per il personale degli enti di formazione: La Corte dei Conti rileva la necessità di rivedere i contratti e alcune indennità particolari, comel’indennità di presenza (ex art. 16 della legge regionale n. 10 del 2000 che, nel 2017, ha riguardato ben 731 dipendenti per un costo di oltre 2,5 milioni di euro).
 
La Corte stigmatizza la proliferazione di norme di favore nei confronti di alcuni dipendenti e cita la norma al comma 14 art 22 della legge di stabilità del 2018 che detta una riclassificazione economica del personale regionale e direttamente attribuisce una posizione superiore ed apicale a una determinata platea di dipendenti (il personale assunto nell’ambito del concorso per “dirigente tecnico” di cui al decreto assessoriale del 29 marzo 2000 nonché a tutto il “personale in servizio appartenente alla categoria D, posizione D5”) che la Corte ritiene arbitraria.

Articolo pubblicato il 21 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus