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Tanti rimpianti per quelle vacanze mai prenotate ed è la Generazione Z a pentirsi più di ogni altra
di Redazione

Il 71% dei viaggiatori di tutto il mondo ha qualche rimorso per esperienze mai fatte. E il dato sale quando si parla di giovani



ROMA - Che si tratti di quella destinazione sempre in cima alla lista dei desideri ma mai prenotata, o quel road trip quasi organizzato nel dettaglio ma mai confermato, il 71% dei viaggiatori di tutto il mondo ha qualche rimpianto per viaggi mai fatti. Una percentuale che arriva fino all’82% per la cosiddetta Generazione Z (tra i 18 e i 24 anni). È il popolo delle occasioni perse, in fatto di viaggi, e ad analizzarlo è una ricerca condotta da Booking.com insieme a Ili, lo strumento di traduzione offline più veloce al mondo.
 
 
L’indagine ha coinvolto 20.500 viaggiatori, scoprendo come molti (il 46%) si pentano spesso di non viaggiare di più o di non averlo fatto da giovani (35%), di non aver visto di più dei Paesi che avevano scelto per il viaggio (29%), di non scegliere mai destinazioni lontane (25%) o di non azzardare viaggi più avventurosi (25%) in località più remote (sempre per il 25%).
 
Per il 35% dei partecipanti appartenenti alla Generazione Z, il più grande rimpianto è quello di non organizzare viaggi più avventurosi, mentre il 29% ha il desiderio di partire per mete più lontane, senza mai renderlo realtà. Non deve sorprendere che sia anche il gruppo più sensibile per quanto riguarda fotografie e selfie: per il 32% non essere riusciti a scattare più fotografie del viaggio appena concluso può essere motivo di frustrazione, percentuale che scende al 23% per il resto dei viaggiatori.
 
Gli elementi che spesso frenano anche i viaggiatori più esperti sono le barriere linguistiche, le spese da sostenere, il pericolo di perdersi e il senso di sicurezza (o meno) quando ci si muove in una meta che non si conosce, ma ciononostante ben il 53% degli intervistati ammette di essersi spinto oltre le proprie paure.
 
La Generazione Z è quella più desiderosa di esplorare l’ignoto, con il 61% pronto ad affrontare le proprie ansie e partire all’avventura: come conseguenze positive di questo atteggiamento, il 44% è pronto a viaggiare ancora di più e ancora più lontano in futuro, il 41% è più sicuro di sé e il 40% si sente realizzato a livello personale.
 
Viaggiare aiuta ad approfondire e creare nuove amicizie e rapporti, con il 30% dei viaggiatori convinti che il viaggio abbia aiutato la propria famiglia a riavvicinarsi e sentirsi più unita e il 27% felice di aver fatto nuovi incontri in vacanza.
 
Per oltre la metà degli intervistati (il 55%), il viaggio ha avuto un impatto significativo sulla vita, una percentuale che sale al 71% per il gruppo tra i 18 e i 24 anni. Il 19% ha trovato una nuova passione o il senso a tanti aspetti della propria vita, il 17% è riuscito a superare ansie e paure e il 15% ha imparato una nuova lingua: in generale, per il 46% degli intervistati viaggiare ha avuto un effetto positivo sulla propria salute mentale e non solo, con il 26% invogliato a migliorare anche la propria forma fisica e a curare di più la salute in generale.

Articolo pubblicato il 21 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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