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Albergo diffuso, opportunità di destagionalizzazione
di Redazione

Un “ambiente autentico”, frutto dell’integrazione tra la realtà sociale e la cultura locale. Disciplinato dalla L.r. 11/2013. Deve coinvolgere almeno sette unità abitative all’interno di un centro storico o borgo rurale o marino

Tags: Albergo Diffuso, Turismo, Destagionalizzazione



CATANIA - Sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana (parte prima) n.13 del 27 marzo 2015, si trova il Decreto presidenziale del 2 febbraio 2015, n. 7, dal titolo “Regolamento di esecuzione ed attuazione dell’art. 3, comma 6, della legge regionale 2 agosto 2013, n. 11, recante “Norme per il riconoscimento dell’albergo diffuso in Sicilia”. Sull’Isola esempi di tali strutture si trovano già nel Messinese e nel Ragusano, come rilevato sul sito ufficiale dell’associazione nazionale Alberghi diffusi.
 
 
Cosa si intende per albergo diffuso? Per dare una definizione - che coinvolga il versante emozionale che una simile struttura si propone - si possono richiamare due dei punti contenuti nel decreto (Allegato A) in cui si chiarisce che l’albergo diffuso deve offrire “un ambiente autentico” frutto dell’integrazione tra la realtà sociale e la cultura locale, e uno “stile gestionale” che “ha l’obiettivo di offrire un’esperienza legata al territorio, nei modi, nei tempi, nei servizi e nei prodotti offerti”.
 
La prima idea di albergo diffuso prende origine in Carnia, a seguito del terremoto del 1976, dalla necessità di utilizzare a fini turistici case e borghi disabitati, e ristrutturati a fini abitativi. Ma è solo alla fine degli anni Ottanta che l’idea di albergo diffuso prende forma.
 
“Un po’ casa, un po’ albergo”…, come si legge sul sito www.alberghidiffusi.it, tale struttura non può sorgere in comuni e borghi abbandonati o disabitati e deve coinvolgere almeno sette unità abitative (situate nel centro storico e/o nel borgo rurale o marino). Tali alloggi possono dislocarsi in immobili diversi, purché si trovino all’interno dello stesso nucleo urbano, o anche nello stabile ove è presente l’ufficio di ricevimento e le sale comuni con bar e punto ristoro. E naturalmente, pur rappresentando un tipo di accoglienza non tradizionale, gli alberghi diffusi devono garantire le prescrizioni di sicurezza, edilizie ed igienico-sanitarie e provvedere all’eliminazione delle barriere architettoniche.
 
Come si legge nel decreto, inoltre, una simile struttura potrà dirsi con apertura annuale, quando effettua un periodo di attività di almeno nove mesi, anche non consecutivi; si dirà, invece, con apertura stagionale, quando effettua un periodo di attività inferiore a nove mesi, anche non consecutivi, con un minimo di cinque mesi.
 
Un’opportunità per la Sicilia, quella dell’albergo diffuso, dal momento che come si può rilevare sul sito del club dei Borghi più belli d’Italia, nato nel 2001 su impulso della Consulta del Turismo dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci), la Sicilia conta 19 borghi, ossia Castelmola (Me), Castiglione di Sicilia (Ct), Castroreale (Me), Cefalù (Pa), Erice (Tp), Ferla (Sr), Ganci (Pa), Geraci Siculo (Pa), Montalbano Elicona (Me), Monterosso Almo (Rg), Novara di Sicilia (Me), Palazzolo Acreide (Sr), Petralia Soprana (Pa), Salemi (Tp), Sambuca di Sicilia (Ag), San Marco D’Alunzio (Me), Savoca (Me), Sperlinga (En) e Sutera (Cl). Dunque, si può ben dire che ogni provincia siciliana può vantare un borgo, tra i più belli d’Italia.
 
A sostenere questa opportunità vi sono gli obiettivi dell’albergo diffuso elencati nell’art. 1 della legge regionale 2 agosto 2013, n. 11, ossia destagionalizzare l’offerta turistica, recuperare il patrimonio edilizio dei centri storici e dei borghi incentivando l’economia, dare slancio produttivo alle antiche maestranze ed evitare lo spopolamento dei piccoli comuni lontani dai circuiti turistici tradizionali, e non ultimo offrire nuove opportunità occupazionali.

Articolo pubblicato il 22 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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