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Quotidiano di Sicilia

Un laureato su 4 dice addio alla Sicilia
di Elisa Latella

Nel rapporto 2009 firmato dalla Svimez un paragrafo è dedicato alle migrazioni: tra il 1997 e il 2008 sono emigrati in 11.600. Il profilo del migrante: meno di 45 anni e con professioni di elevato livello, il 24% ha una laurea

Tags: Lavoro, Laureati



PALERMO - “Caso unico in Europa, l’Italia continua a presentarsi come un Paese spaccato in due sul fronte migratorio: a un Centro-Nord che attira e smista flussi al suo interno corrisponde un Sud che espelle giovani e manodopera senza rimpiazzarla con pensionati, stranieri o individui provenienti da altre regioni.” Con questa affermazione inizia il paragrafo sulle “Migrazioni” della sintesi del  rapporto 2009 firmato dallo Svimez , l’associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno. I numeri parlano anche per la Sicilia.

Sono in gran parte numeri che “mancano”, cervelli in fuga, brillanti assenti, laureati che preferiscono comunque il nord e l’estero colpiti dalla travolgente crisi economica del 2008 alla regione di origine, che nella crisi sembra essere nata, cresciuta e rimasta. Secondo quanto emerge dai dati del rapporto Svimez “I posti di lavoro del Mezzogiorno sono in numero assai inferiore a quello degli occupati ed è la carenza di domanda di figure professionali di livello medio-alto a costituire la principale spinta all’emigrazione".

Tra il 1997 e il 2008 circa 700mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno: nel solo 2008 il Sud ha perso oltre 122mila residenti a favore delle regioni del Centro-Nord a fronte di un rientro di circa 60 mila persone. In ordine la Sicilia è la terza regione da cui si scappa: nel senso che oltre l’87% delle partenze ha origine complessivamente dalla Campania (-25 mila), dalla Puglia (-12,2 mila), dalla Sicilia (11,6 mila unità in meno).

Ancora si legge nella nota “Nel 2008 sono stati 173.000 gli occupati residenti nel Mezzogiorno ma con un posto di lavoro al Centro-Nord o all’estero, 23 mila in più del 2007 (+15,3%).
“Li chiamano i pendolari di lungo raggio, cittadini “a termine” che rientrano a casa nel weekend o ogni quindici giorni. Gente insomma che non se ne vorrebbe andare. Sono giovani e con un livello di studio medio-alto: “l’80% ha meno di 45 anni e quasi il 50% svolge professioni di livello elevato. Il 24% è laureato”.

Cambiare residenza verso aree urbane di solito esose in genere per loro, che hanno un contratto a tempo determinato, costa troppo. Secondo i dati Svimez “Spesso sono maschi, singles, dipendenti full time in una fase transitoria della loro vita, come l’ingresso o l’assestamento nel mercato del lavoro”. Dove vanno? Principalmente in Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. Ma nel rapporto Svimez c’è di più : siccome emigrare costa, diminuiscono i lavoratori meridionali all’estero e crescono i pendolari meridionali verso altre province meridionali: 60mila nel 2008, contro i 24mila nel 2007. I laureati meridionali che si spostano dopo la laurea al Centro-Nord vanno incontro a contratti meno stabili rispetto a chi rimane, ma a uno stipendio più alto. Il 50% dei giovani immobili al Sud non arriva a 1000 euro al mese, mentre il 63% di chi è partito dopo la laurea guadagna tra 1000 e 1500 euro e oltre il 16% più di 1500 euro. Restare in Sicilia non è possibile.

Infine prosegue impietosa la nota di sintesi della Svimez “Dal 1992 al 2004 i laureati meridionali che hanno studiato al Nord e sono rimasti lì sono arrivati a toccare il 67% del totale. In base a dati Istat, nel 2004 (gli ultimi disponibili) 24.700 meridionali sono andati a studiare al Centro-Nord a fronte di un dato inverso davvero irrisorio (meno dell’1% del totale). Il 95,7% dei laureati settentrionali, infatti, lavora nel luogo in cui ha studiato. Riguardo all’occupazione, nel 2007 su 96mila laureati meridionali 33mila erano disoccupati (il 78% residente al Sud), e dei 62mila occupati, 26mila lavoravano al Centro-Nord.”
 

 
L’approfondimento. Il 38 per cento degli eccellenti “scappano” al Nord
 
“In vistosa crescita le partenze dei laureati “eccellenti”: nel 2004 partiva il 25% dei laureati meridionali con il massimo dei voti; tre anni più tardi la percentuale è balzata a quasi il 38%. Riguardo al tipo di studi, i più mobili sono i laureati in architettura, seguiti dai laureati in materie scientifiche.”
Da tenere presente anche un altro dato: tra il 2000 e il 2005 hanno lasciato il Sud Italia ben 80 mila ‘dottori’ pari ad una media annua di 1,2 ogni 100 residenti in possesso dello stesso titolo di studio. Quest’ultimo dato emerge da un’indagine condotta da Bankitalia sulla “mobilità dl lavoro in Italia” che rileva come in 15 anni, tra il 1990 e il 2005, si siano trasferite al Nord quasi 2 milioni di persone.
Infine prosegue la nota Svimez “Rappresenta un importante segnale di allarme il fatto che, dopo una lunga fase di crescita ininterrotta, il tasso d’iscrizione all’Università al Sud negli ultimi anni abbia comincia a declinare. La disoccupazione post- laurea scoraggia.”
Il titolo di studio riesce a ripagare in termini di più facile accesso al mondo del lavoro e di uno stipendio più alto, ma soltanto dopo un lasso di tempo. “Il fattore tempo è infatti soprattutto al Sud dove il rendimento è massimo tra i 40 e i 64 anni. Mentre la laurea dai 25 ai 39 anni permette uno stipendio più pesante del 20% al Sud, oltre i 40 anni essa permette un incremento del 40%".

Articolo pubblicato il 28 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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