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Migranti: Diciotti, Conte, "Ipocrisia Ue". Magistrati al Viminale
di Redazione

L'Europa ha confermato quanto era stato previsto dalle opposizioni e il premier, su Fb, ha continuato sulla linea delle minacce inaugurate da Salvini e Di Maio. A Conte è stato chiesto di riferire in Parlamento anche sul fatto che il procuratore di Agrigento Patronaggio sarà a Roma per sentire i funzionari del Ministero dell'Interno

Tags: Migranti, Diciotti, Conte, Ue, Patronaggio, Procura, Viminale



Non ha nascosto la propria delusione nei confronti dell'Unione europea il premier pentaleghista Giuseppe Conte dopo l'esito della riunione di oggi dedicata al problema dei migranti.
 
Affidando a Facebook un post ha scritto "L'Italia è costretta a prendere atto che l'Europa oggi ha perso una buona occasione: in materia di immigrazione non è riuscita a battere un colpo in direzione dei principi di solidarietà e di responsabilità che pure vengono costantemente declamati quali valori fondamentali dell'ordinamento europeo".
 
 
"Nel corso della riunione - ha aggiunto - convocata d'urgenza dalla Commissione Europea e che si è appena conclusa non è stato dato alcun seguito alle Conclusioni deliberate nel corso dell'ultimo Consiglio Europeo di fine giugno. Anzi. Da parte di alcuni Stati è stato proposto un passo indietro, suggerendo una sorta di regolamento di Dublino mascherato, che avrebbe individuato l'Italia come Paese di approdo sicuro, con disponibilità degli altri Stati a partecipare alla redistribuzione dei soli aventi diritto all'asilo, che notoriamente sono una percentuale minima dei migranti che arrivano per mare".
 
D'altra parte ormai da giorni i partiti d'opposizione, compresi quelli di centrodestra, hanno ricordato come leghisti e grillini avessero firmato, nel luglio del 2017, appoggiando i Paesi di Visegrad, l'ipotesi della partecipazione volontaria alla distribuzione dei migranti.
 
Un comportamento definito dagli avversari maldestro e che ha finito per rivoltarsi contro di loro. Il premier dunque si attendeva che "volontariamente" i Paesi Ue si facessero carico di una quota di migranti, al di fuori degli accordi che Lega e M5s avevano sottoscritto.
 
Ieri, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, concordando con quando affermato anche dal Pd, aveva indicato nella revisione del trattato di Dublino, con una obbligatoria distribuzione dei migranti a fronte di pesanti multe per chi non tenesse fede agli impegni, la strada maestra per evitare che casi come quello della Diciotti possano ripetersi.
 
Ma su Facebook Conte non ha saputo che affermare: "L'Italia sta gestendo da giorni, con la nave Diciotti, una emergenza dai risvolti molto complessi e delicati. Ancora una volta misuriamo la discrasia, che trascolora in ipocrisia, tra parole e fatti. Bene. Se questi sono i fatti vorrà dire che l'Italia ne trarrà le conseguenze e, d'ora in poi, si farà carico di eliminare questa discrasia perseguendo un quadro coerente e determinato d'azione per tutte le questioni che sarà chiamata ad affrontare in Europa".
 
Una minaccia non ben definita nei confronti di un'Istituzione, l'Europa, che già ieri dopo quelle di Di Maio, aveva risposto duramente di non accettare minacce.
 
Ovviamente molte forze politiche hanno chiesto al premier Conte di riferire in Parlamento su quanto sta avvenendo.
 
Anche sotto il profilo giudiziario visto che il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio sarà a Roma, domani, per sentire alcuni funzionari del ministero dell'Interno nell'ambito dell'inchiesta sul trattenimento dei 150 migranti sulla Diciotti.
 
L'inchiesta, aperta inizialmente per le ipotesi di sequestro di persona e arresto illegale, contestazioni che però potrebbero essere modificate dagli inquirenti, è finalizzata ad accertare se sia legittima o meno la privazione della libertà personale dei profughi in assenza di provvedimenti della magistratura.
 
Nel caso in cui, come ipotizza la Procura, sia stato commesso un reato, i magistrati, che procedono al momento a carico di ignoti, dovranno individuare i responsabili della violazione risalendo nella catena di comando a chi ha impedito lo sbarco.
Nella delega data alla Guardia Costiera dai pm di Agrigento c'è proprio un quesito relativo a questo punto, cioè all'accertamento delle responsabilità individuali visti la pluralità dei soggetti coinvolti nella vicenda.
 
Da qui l'esigenza di sentire i funzionari del ministero dell'Interno che si sono occupati del caso.

Articolo pubblicato il 24 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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