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Ogni 50 punti di spread costano 1 mld di interessi
di Carlo Alberto Tregua

Si preannuncia autunno bollente



La ministra della Pa, Giulia Bongiorno, ha fatto l’ennesimo annuncio: è in elaborazione il ddl che ha denominato Concretezza. In cosa consiste tale concretezza, secondo la ministra? Nell’inserire ai tornelli d’ingresso dei pubblici uffici un sistema di rilevamento delle impronte digitali dei dipendenti che dovrebbe sostituire il badge. A fronte di questa restrizione, sulla quale l’Autorità di tutela dei dati sensibili dovrebbe esprimere il proprio parere, vi sarebbe una massiccia immissione di dipendenti.
L’annuncio presenta due aspetti molto deboli: partiamo dal secondo. Non si capisce la necessità d’immissione di nuovi pubblici dipendenti nell’organico quando ci sono 100 mila professori in più rispetto al fabbisogno e complessivamente 500 mila dipendenti in più tra partecipate ed altre strutture pubbliche di tutti i livelli: pensiamo per esempio alle inutili Province che sono 110.
Il primo aspetto: la registrazione delle impronte digitali risolverebbe il problema della efficienza dei servizi. Certo, la presenza negli uffici è necessaria, ma essa non è sufficiente per produrre servizi di qualità. Infatti tanti pubblici dipendenti, per fortuna non in maggioranza, giocano con Internet dal momento che esso non è vietato, come accade invece in aziende private.
 
No, la soluzione non è quella proposta dalla Bongiorno. La soluzione dovrebbe essere un atto di volontà politica radicale e determinante: approvare una norma del Codice penale che reciti: il disservizio è un reato. Tale norma dovrebbe spiegare che i dirigenti che non producono i risultati per il compito loro affidato sono soggetti alle pene previste oltreché a sanzioni di tipo patrimoniale-personale.
La questione in esame, che peraltro portiamo all’opinione pubblica da decenni, riguarda due aspetti fondamentali della pubblica amministrazione: la responsabilizzazione dei dirigenti, premiandoli o sanzionandoli in relazione ai risultati raggiunti, ed il sistema di controlli ferrei, certificati, che devono essere effettuati sui dipendenti loro affidati.
In questo quadro ha un ruolo fondamentale l’organizzazione del lavoro, che deve avere nell’efficienza, nell’efficacia e nella concretezza degli obiettivi, i punti cardine da raggiungere ad ogni costo.
 
Perché puntiamo il dito sulla Pa? Perché essa dovrebbe essere la locomotiva dello sviluppo mentre oggi ne è il freno. Quando la burocrazia non funziona, anche perché le leggi e le procedure sono volutamente lunghe e asfissianti, il Paese rallenta sino a fermarsi.
Con la conseguenza che la spesa va verso inefficienze e sprechi, per cui la parte corrente è sempre di più appesantita a danno di quella per investimenti.
Il Pil non cresce, l’occupazione neanche. L’avanzo primario, cioè la differenza fra le entrate e le uscite al netto degli interessi sui Bond, continua a diminuire. Tutto ciò delinea un quadro di tipo greco ed un declino annunciato.
Il 26 aprile, lo spread, cioè la differenza del rendimento tra i bond italiani e tedeschi, era 114. Il 21 agosto era invece 270. Ricordiamo che ogni 50 punti di spread costano allo Stato un miliardo in più d’interessi. Cosicché, solo per quest’anno si aggiunge un aggravio per tale voce tra i 2 e i 4 miliardi, somme inesorabilmente sottratte agli investimenti perché il governo giallo-verde è impegnato a distribuire denaro a destra e a manca.
 
Da più ministri vengono annunziati stanziamenti, ma essi sono quasi sempre sulla carta. Anche perché la burocrazia (sempre lei) opera con il freno tirato. Senza contare che il Tar interviene pesantemente (spesso giustamente) con l’effetto di bloccare gli investimenti.
Il guaio dello scenario delineato è che i pubblici dipendenti non amano il proprio dovere, perché non amano le istituzioni ed hanno un comportamento egoistico. Ovviamente la maggior parte di essi, invece, rientra nella categoria di chi sta in linea con la propria coscienza e fa tutto il possibile per servire i cittadini. Se non ci fosse questa parte importante di burocrati onesti e corretti il Paese crollerebbe.
La questione è più semplice di quanto non sembri. Anziché fare annunci, un Governo di qualunque colore dovrebbe fare massicce campagne di stampa con tutti i mezzi disponibili (carta, web, radio, tv) per richiamare al dovere civico tutti gli italiani, dopo aver fatto il proprio!

Articolo pubblicato il 25 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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