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La moltiplicazione dei costi nel passaggio da Comuni ad Ato
di Alessandro Petralia

Tags: Rifiuti, Ambiente, Ato



PALERMO - Il passaggio dai Comuni agli Ambiti territoriali ottimali della gestione del ciclo dei rifiuti è coinciso in Sicilia con la creazione di Spa a capitale pubblico: le conseguenze, in termini di costi, sono state notevolissime. Oltre alla nomina dei cda delle società d’Ambito i capitoli di spesa in aumento sono stati infatti molteplici: la relazione allegata alla delibera n. 32/2008 ad opera della Corte dei Conti ne offre un repertorio completo.

Da considerare innanzitutto il trasferimento di personale dai Comuni alle società d’Ambito con relativo mutamento dei modelli contrattuali: se infatti il contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Enti locali prevede la corresponsione di tredici mensilità con un importo tabellare mensile pari ad € 1.299,93 (livello professionale B3), il contratto collettivo nazionale di lavoro FederAmbiente adottato dalle Spa prevede la corresponsione, per analogo livello professionale, di quattordici mensilità pari a € 1.451,07. Risultato: ogni unità lavorativa comporta un maggior costo annuo di circa € 4.000. Ancora più elevata la differenza di trattamento economico relativa al personale Asu: se infatti il costo complessivo annuo di un’unità Asu impiegata da un Comune ammonta a circa € 6.000, la stessa unità impiegata a (tempo indeterminato come disposto con contratto FederAmbiente) dalla società d’Ambito ne comporta complessivamente € 40.000. Più caro il personale, ma anche i servizi: l’esternalizzazione degli stessi fa sì che le società d’Ambito, in quanto SpA, emettano nei confronti dei Comuni medesimi fattura commerciale: su questa viene poi applicata l’Iva con conseguente aumento finale dei costi e della pressione fiscale sui cittadini. A tutto ciò si aggiungono, per i contribuenti, imposte lievitate e ormai totalmente a loro carico, e non più al 50% come in precedenza.

Articolo pubblicato il 28 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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