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Migranti: Diciotti, la Chiesa salva la situazione
di Pietro Crisafulli

Tutti sbarcati dopo la mezzanotte i migranti hanno trascorso una notte tranquilla a Messina. La Cei, facendosi carico di un centinaio dei profughi, ha consentito di uscire dal terribile stallo in cui il Governo aveva costretto l'Italia. Il messaggio di papa Francesco. Altri quaranta migranti divisi tra Albania e Irlanda. Salvini, indagato, si dice "orgoglioso" degli accordi che hanno portato allo sbarco. La fronda nel M5s contro di lui e il tweet boomerang di Di Maio

Tags: Migranti, Diciotti, Chiesa, Staglianò, Cei, Di Maio, Scotto, Salvini



"La speranza, non solo cristiana, è che l'Italia resti umana" aveva detto ieri pomeriggio monsignor Antonio Staglianò, vescovo di Noto e delegato della Conferenza Episcopale Siciliana per le migrazioni.
 
E alle 22 di ieri, poco dopo la notizia dell'indagine a carico del ministro dell'Interno Salvini per sequestro di persona, don Ivan Maffei, portavoce della Cei, ha confermato la volontà dei Vescovi di passare dalle parole ai fatti: "La Chiesa italiana garantirà l'accoglienza a un centinaio di migranti della nave Diciotti per porre fine alle sofferenze di queste persone in mare da giorni".
 
Contemporaneamente, sul molo di Levante del Porto di Catania, dove si era vissuta una lunga giornata di proteste, si era messa in moto la complessa macchina per l'assistenza allo sbarco dei 137 migranti ancora su nave Diciotti.
 
Una macchina rodata - visto che la città etnea è stata negli ultimi anni uno degli avamposti dell'accoglienza - coordinata dalla Prefettura e che coinvolge la Protezione civile comunale e un centinaio di associazioni di volontariato, ong e la Croce rossa italiana. Alla Questura sono state riservate le operazioni di controllo, identificazione e fotosegnalazione dei migranti, che, una volta sbarcati, sono stati portati a Messina su bus scortati dalla polizia.
 
Nell'Hot-spot realizzato nell'ex caserma Gasparro della città peloritana i 137 migranti hanno trascorso una nottata tranquilla, anche se alcuni hanno dormito poco perché sono arrivati molto tardi.
 
Che quella di ieri sarebbe stata la giornata clou per la Diciotti lo avevamo anticipato già in mattinata.
 
I segnali c'erano tutti: la pressione della società civile, l'indagine della Magistratura, le "aperture" di Salvini che, per non rimangiarsi la parola e allo stesso tempo limitare i danni di una situazione divenuta insostenibile, andava percorrendo tutte le soluzioni possibili.
 
Provvidenziale in questo senso la decisione dell'Ufficio di Sanità marittima di Catania che, salita a bordo su richiesta della Diciotti, ha ordinato lo sbarco immediato di diciassette profughi - undici donne e sei uomini alcuni dei quali affetti da polmonite e tubercolosi - bisognosi di assistenza medica.
 
Così, dopo i minori, a scendere dalla Diciotti nel pomeriggio erano stati altri migranti.
 
Ma soltanto tredici: quattro giovani donne, infatti - come le altre sette violentate nei campi profughi della Libia -, pur avendo avuto il permesso di scendere avevano preferito restare a bordo per non separarsi dai mariti.
 
Quando scendono dalla nave, dopo giorni di attesa, ad accoglierli trovano circa tremila persone radunate da ore sul molo di Levante per la manifestazione antirazzista.
 
Ci sono la Cgil, Legambiente, Arci, Usb, no Muos e ci sono anche gli scout.
 
Quelli che restano a bordo, che da giorni vivono sul ponte esposti al caldo torrido e a violenti temporali, costretti a dormire su dei cartoni e a dividersi due bagni chimici, capiscono che quella folla di persone è lì per loro e salutano e applaudono.
 
Cantano "Bella Ciao", i manifestanti, intonano slogan contro il ministro dell'Interno, sventolano bandiere della pace.
 
Una manifestazione pacifica rovinata in serata, secondo Arturo Scotto dirigente nazionale di Liberi e Uguali, "dalle manganellate della polizia". Di certo tre manifestanti, due ragazzi e una ragazza, e un poliziotto sono rimasti feriti in un tafferuglio.
 
Sullo sfondo, il premier Conte continua a parlare della "Cattiva Unione europea".
 
"L'incontro a Bruxelles in tema di immigrazione - dichiara - si è concluso con un nulla di fatto e non è una sconfitta dell'Italia ma dell'Europa" e conferma che l'Italia non aderirà al bilancio dell'Ue.
 
L'opposizione continua a ricordargli che gli accordi capestro sull'immigrazione sono venuti alla vicinanza dei pentaleghisti con il blocco Visegrad. E proprio l'incontro di martedì prossimo a Torino tra Salvini e il premier ungherese Viktor Orban ha fatto esplodere il malumore della fronda del M5S sulla linea del leader leghista. "Non funziona e alimenta l'odio", ha detto Luigi Gallo, presidente pentastellato della Commissione Cultura della Camera.
 
E persino i due capigruppo di Camera e Senato, Stefano Patuanelli e Francesco D'Uva arrivano a sottolineare in una nota ufficiale che l'incontro di martedì vada considerato "esclusivamente politico e non istituzionale o governativo". Ed emerge il malumore nei confronti dell'Ungheria, capofila dei "Paesi che non aderiscono ai ricollocamenti e tutti quelli che nemmeno si degnano di rispondere alla richiesta d'aiuto dell'Italia: per noi non dovrebbero più ricevere i fondi europei".
 
A tutto questo, una volta appreso dell'indagine su Salvini, va aggiunta la vicenda del tweet boomerang di Luigi Di Maio, il quale, il 25 febbraio del 2016 aveva scritto: "Alfano indagato per abuso d'ufficio. Le nostre forze dell'ordine non possono avere il loro massimo vertice indagato. Si dimetta in 5 minuti!".
 
Ovviamente il popolo della rete, e per la verità anche molti simpatizzanti del M5s, chiede adesso al vicepremier un comportamento coerente.
 
A risolvere l'esplosiva situazione della Diciotti, dunque, è stata la Cei. E quanto di buono in anni ormai trascorsi l'Italia ha fatto in tema d'immigrazione: il ministro albanese si dice disponibile ad accogliere venti migranti e la notizia viene rilanciata dal ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi. Poi si apprende che altri venti andranno in Irlanda, uno dei "Paesi più vicini a noi" con il quale Salvini aveva detto di essere in contatto.
 
Ma senza la Chiesa di Francesco, papa dell'accoglienza e della verità, capace in Irlanda di puntare il dito contro gli abusi sui minori, non si sarebbe usciti dall'impasse.
 
E Bergoglio ieri ha detto che, di fronte all'odio razziale che si sta alimentando, va recuperato "il senso di essere una famiglia di popoli".
 
 
Sul molo di Levante, poco dopo la mezzanotte, i primi a scendere dalla Diciotti sono stati dodici giovanissimi, magri, gli occhi enormi, con un'espressione perplessa e al tempo stesso felice.
 
Sono stati presi in consegna da personale della Croce Rossa italiana e si sono affidati a loro con un sorriso.
 
Oggi, che la situazione sia stata salvata dalla Chiesa è stata confermata da una serie di dichiarazioni:
"Se la Cei si prende in carico la gestione - ha detto Di Maio, gongolante - significa che non graveranno sulla spesa dei cittadini italiani per il sistema di accoglienza".
 
"La Chiesa italiana, non lo Stato - hascritto su twitter padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica e uno dei più stretti collaboratori di Papa Francesco -  accoglierà gran parte dei profughi della #Diciotti. L'accordo è stato raggiunto per porre fine alle sofferenze di queste persone in mare da giorni. Sono felice di essere un #prete di questa #Chiesa della nostra #Italia".
 
"Non si può far politica sulla pelle dei poveri - ha sottolineato, duramente  Ivan Maffeis, portavoce della Conferenza epsicopale italiana - e i Governo italiano ha usato queste persone per forzare l'Europa ad una risposta, che si è rivelata debole".
 
 "Non stiamo parlando di pacchi - ha sottolineato monsignor Giovanni Accolla arcivescovo di Messina - ma di esseri umani: più tardi mi sentirò con i rappresentanti delle istituzioni Italiane e decideremo insieme in quali centri della Curia trasferirli" .
 
 
 
 

Articolo pubblicato il 26 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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