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Quotidiano di Sicilia

Aree interne siciliane, oltre 30 milioni per lo sviluppo
di Rosario Battiato

Misura regionale sostiene i progetti in edilizia scolastica, assistenza, sicurezza stradale, gestione acque ed efficienza energetica



PALERMO – Alla fine di luglio, una delibera regionale ha approvato la Strategia dell'Area interna sperimentale Val Simeto “Liberare radici per generare cultura”. L'operazione rientra in un'azione, si legge sul portale del dipartimento della Programmazione (eurinfosicilia.it), che risulta “specificatamente dedicata a quelle aree dell’Isola che si caratterizzano per un più elevato e differenziato grado di marginalità e svantaggio”.
 
Il quadro finanziario prevede circa 31 milioni di euro per progetti nell'ambito dell'edilizia scolastica, assistenza socio-sanitaria, empowerment della cittadinanza (processo dell’azione sociale che permette alle persone, alle organizzazioni e alle comunità di acquisire competenza sulle proprie vite per migliorarne diversi aspetti), sicurezza stradale (manutenzione, sistemazione, etc...), riutilizzo del patrimonio storico, gestione delle acque e dei sistemi di efficientamento energetico, inclusa la riduzione dei consumi di energia primaria.
 
Ci sono tre comuni coinvolti, si tratta di Adrano, Biancavilla e Centuripe, anche se in realtà la strategia complessiva che riguarda le aree interne isolane, inserite all'interno del Po Fesr 2014/2020, è decisamente più organica e coinvolge, complessivamente, cinque aree: la già citata Val Simeto è accompagnata da Terre Sicane, Calatino, Nebrodi e Madonie. “Le cinque aree – è riportato dal dipartimento della Programmazione – aggregano comuni definiti intermedi, periferici e ultra periferici in funzione della distanza dai centri di offerta di servizi di base”.
 
 
Andando in dettaglio, la strategia si è declinata nella definizione di queste cinque aree in “funzione della loro elevata distanza dai centri di offerta di servizi di base relativi ai settori della salute, dell’istruzione e dell’accessibilità e della loro continuità con le precedenti esperienze di sviluppo integrato territoriale”.
 
Secondo quanto riportato nella pagina di presentazione del progetto, in queste aree selezionate c'è la necessità di lavorare per garantire quei diritti di “cittadinanza” che non sempre sono presenti, e per superare “elevate criticità di carattere territoriale (dissesto idrogeologico, perdita di Sau) e di carattere demografico (spopolamento, senilizzazione)”, all'interno di un contesto che è “ricco di esclusive risorse naturali e culturali che, opportunamente valorizzate, potrebbero innescare nuovi percorsi di crescita e di sviluppo”.
 
Le aree selezionate sono le Terre Sicane, che includono Alessandria della Rocca, Bivona, Cianciana, San Biagio Platani, Santo Stefano di Quisquina, Burgio, Calamonaci, Cattolica Eraclea, Lucca Sicula, Montallegro, Ribera, Villafranca Sicula; il Calatino, che comprende Caltagirone, Grammichele, Licodia Eubea, Mineo, Mirabella Imbaccari, San Cono, San Michele di Ganzaria, Vizzini; i Nebrodi, con Castel di Lucio, Mistretta, Motta d’Affermo, Pettineo, Reitano, Santo Stefano di Camastra, Tusa, Alcara li Fusi, Caronia, Castell’Umberto, Frazzanò, Galati Mamertino, Longi, Militello Rosmarino, Mirto, Naso, San Fratello, San Marco d’Alunzio, San Salvatore di Fitalia, Sant’Agata di Militello, Tortorici e quindi le “Madonie”, che Castelbuono, Collesano, Gratteri, Isnello, Pollina, San Mauro Castelverde, Alimena, Blufi, Bompietro, Castellana Sicula, Gangi, Geraci Siculo, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Aliminusa, Caccamo, Caltavuturo, Montemaggiore Belsito, Scillato, Sclafani Bagni.

Articolo pubblicato il 28 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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