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Incentivi fiscali per controesodo al Sud e rilanciare l'economia del Mezzogiorno
di Raffaele Bonanni

Il ministro dell’Interno Salvini pensa ad agevolare fiscalmente stranieri e italiani disposti a trasferirsi. Un’operazione anche a vantaggio dei pensionati gravati dal livello di tasse più alto d’Europa

Tags: Incentivo Fiscale, Economia, Mezzogiorno



ROMA - Finalmente un’idea per il Sud. La fa conoscere il ministro dell’Interno Matteo Salvini: quella di agevolare fiscalmente gli stranieri ed italiani disposti a trasferirsi al Sud.
 
Dopo le rampogne moralistiche contro i tantissimi italiani trasferitisi in paesi europei che praticano tasse zero su pensionati disposti a prendere residenza nelle loro città, ecco che sembra cambiare il clima, diventando più realistici.
 
Il Sud regredisce demograficamente da decenni, a ragione della sensibile contrazione delle nascite e dell’esodo di giovani, verso ogni direzione d’Italia, d’Europa e del mondo: le sue città sono da qualche tempo visibilmente regredite, le zone interne con la moltitudine di comuni e comunelli, svuotate come mai. Se è vero che dal meridione si esoda dall’unità d’Italia, con le proprie masse povere in cerca di fortuna ovunque possibile, da qualche anno vanno via anche giovani di famiglie benestanti.
 
 
Questo stato di cose non solo impoverisce il patrimonio umano di giovani istruiti, indispensabile per qualsiasi movimento economico, ma si rovina progressivamente il patrimonio immobiliare pubblico e privato, con i servizi pubblici sempre più carenti e inefficienti. Quindi, non c’è scelta migliore che attrarre verso questi territori, italiani e stranieri alla ricerca di un clima mite, di detassazioni in grado di migliorare loro il tenore di vita, di uscire definitivamente dalla vita caotica delle città.
 
Questa operazione avrebbe almeno due vantaggi: ridare vitalità a comunità in agonia, ridare speranze a pensionati italiani gravati di tasse più di qualsiasi altro pensionato europeo. Comunque, è già presente un fenomeno importante di pensionati e pensionandi del nord Europa che hanno già comprato casa o riattato casolari nella campagna e in piccoli centri delle zone rivierasche centromeridionali. Si tratta perlopiù di persone del ceto medio inglese, scandinavo e di persone di ritorno che hanno vissuto tutta la vita lavorativa nel nord Italia o altrove nel mondo. Essi comprano abitazioni disabitate a basso costo, e le ristrutturano. Si insediano in zone lontane da località molto turistiche e pertanto costose; sono interessati invece a località con distanze ragionevoli dal mare o dai monti: prevalentemente in piccoli borghi.
 
Questi pensionati stazionano in queste località per lunghi periodi ed invece altri, fanno lunghi fine settimana approfittando dei collegamenti aerei low cost. Se questo interesse verso i nostri territori del sud venisse fortemente stimolato, ci guadagneremmo molto sul piano economico, salvaguarderemmo il nostro patrimonio immobiliare pubblico e privato diversamente progressivamente in rovina, stimoleremmo la nascita di un vasto ‘indotto sociale’, decisivo per dare tono a ogni comunità.
 
Si tratterebbe allora di garantire detassazioni ed agevolazioni nei servizi, pur di ottenere un ‘contro esodo’. Un piano ben mirato, costa poco e può dare risultati enormi in ogni senso. Abbiamo letto in questi giorni autorevoli personaggi discettare sulla difficoltà di allestire servizi sanitari e sociali all’altezza della sfida. Ma questi nodi sono più facili da sciogliere in comunità in crescita demografica che in perdita inesorabile.
 
Ora si spera che Salvini se ne occupi velocemente coinvolgendo i sindaci e le Regioni, che insieme al Governo Nazionale devono saper governare una operazione che può diventare poderosa, e creare un clima del fare cose nuove e sensate. Da tanto tempo non si respira un aria di vera novità, che non siano solo chiacchiere o urla inconcludenti.

Articolo pubblicato il 28 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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