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Quotidiano di Sicilia

Crescono le low cost del cibo in Sicilia
di Paola Giordano

Unioncamere: in cinque anni balzo del 24,2 per cento per le attività specializzate in pizze a taglio e piatti take-away. La regione più attrattiva per gli imprenditori del settore è la Lombardia, a livello provinciale domina Roma

Tags: Unioncamere, Sicilia



PALERMO – Pizza a taglio e cibo take-away non conoscono crisi in Sicilia. È infatti inarrestabile la crescita delle imprese specializzate nell’arte culinaria low cost: dalle circa 2.800 aziende del settore registrate nel primo semestre del 2013 si è passati a sfiorare quota 3.500 il 30 giugno di cinque anni dopo, con un balzo in avanti del 24,2 per cento.
 
Si tratta di una delle variazioni percentuali più alte d’Italia, seconda solo a quella riportata dal Trentino-Alto Adige, dove le attività di pietanze mordi e fuggi sono cresciute del 27,4 per cento: se infatti cinque anni fa nelle due Province autonome si contavano all’attivo 230 aziende, oggi quel numero è aumentato di 63 unità.
 
È quanto emerge dal quadro dipinto da Unioncamere-Infocamere sui dati del Registro delle imprese italiane tra il 30 giugno 2013 e il 30 giugno di cinque anni dopo. Il report dell’Ente che unisce e rappresenta il sistema camerale italiano mostra che in Sicilia - ma anche nel resto della Penisola - il settore culinario da asporto non teme le congiunture economiche sfavorevoli che hanno caratterizzato gli ultimi dieci anni: sono quasi 5.700 le imprese italiane attive in più nel primo semestre del 2018 rispetto alle 33.836 dei primi sei mesi di cinque anni prima. Un incremento che ha toccato in cinque anni il 16,8 per cento.
 
Su venti Regioni solo il Molise infatti ha subìto una diminuzione del numero delle aziende produttrici di cibo mordi e fuggi: qui, infatti, se al 30 giugno 2013 si contavano 158 aziende dedite alla preparazione di pizza a taglio e cibo take-away, a distanza di cinque anni quel numero è sceso a 152, registrando un calo del 3,8 per cento. Tutte le altre Regioni hanno invece visto aumentare il numero di attività: in termini assoluti è la Lombardia che, passando da 5.060 imprese nel primo semestre 2013 a 6.176 cinque anni dopo, riporta l’incremento più alto, con ben 1.116 aziende in più. Seguono il Lazio, dove rispetto alle 3.479 aziende registrate nei primi sei mesi del 2013 sono attive 685 imprese in più, e la Sicilia (+682).
 
A crescere è anche la fetta di imprese straniere: tra quelle amministrate da persone appartenenti all’Unione Europea - che risultano 117 - e gestite da cittadini provenienti da Paesi al di fuori dei confini comunitari, che sono 135, nell’Isola se ne contano in totale 252 al 30 giugno 2018. Le prime sono aumentate in cinque anni del 34,5 per cento, mentre le seconde sono prosperate del 51,7 per cento: entrambe percentuali nettamente al di sopra della media nazionale che registra una crescita del 22,7 per cento di attività straniere comunitarie e un +30,2 per cento di aziende portate avanti da cittadini extra-UE.
 
Geograficamente, la regione più attrattiva è la Lombardia: ad averla scelta sono 122 imprenditori comunitari e ben 3.028 cittadini extra-comunitari. Tra le regioni allettanti anche Emilia-Romagna, con quasi 1.300 impresari stranieri tra comunitari e non, e il Piemonte, dove per poco non si supera quota 1.000.
 
A livello provinciale gli incrementi in valori assoluti più alti sono di Roma, Milano e Napoli, dove negli ultimi cinque anni sono nate rispettivamente 634, 516 e 433 attività legate al cibo a basso costo, mentre le meno seducenti sono Macerata (-15), Crotone (-12) e la nostra Enna (-8). Risultato negativo anche per la provincia nissena dove in un quinquennio hanno abbassato la saracinesca due attività.
 
Se nell'entroterra isolano le imprese del comparto culinario mordi e fuggi non decollano, le cifre premiano le restanti sette province. Palermo registra l’incremento più alto (+ 207 aziende all’attivo nel 2018) ma è Catania a richiamare a sè, tra le siciliane, il numero più cospicuo di imprenditori: al 30 giugno di quest’anno se ne contano ben 777. Messina passa in cinque anni da 397 a 490 aziende, mentre Siracusa, Trapani e Ragusa, rispetto al 2013, quando avevano all'attivo rispettivamente 268, 242 e 289 imprese, di pizzerie e take-away ne contano in più una sessantina a testa. Staccata dalle cugine Agrigento, dove nel 2018 si è giunti a quota 255 (+45 rispetto a cinque anni fa).
 
Insomma: prima si pensa alla pancia. Meglio se low cost.

Articolo pubblicato il 31 agosto 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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