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L'opera dei pupi siciliani alle fiere internazionali
di Michele Giuliano

A settembre (a partire da oggi) una serie di eventi in programma, la Regione organizza anche eventi collaterali. Cina (Ttm Travel trade market), Giappone (Tourism expo Japan) e Francia (Iftm top Resa) le destinazioni: un nuovo modo di trasmettere la tradizione

Tags: Pupi, Opera Dei Pupi



PALERMO - L’opera dei pupi siciliani sbarca nelle fiere del turismo internazionali.
 
Nel mese di settembre, la tradizione del raccontare storie proprie della nostra tradizione sarà portata in Cina, al “Ttm Travel Trade Market” dal 5 al 7 settembre, al “Tourism Expo Japan”, a Tokyo, dal 20 al 23 settembre, e all’“Iftm Top Resa”, a Parigi, dal 25 al 28 settembre.
 
Occasioni importanti per far conoscere a Paesi con tradizioni e folklore completamente diverso dal nostro, una nostra specificità, da preservare e conservare e allo stesso tempo diffondere.
 
L’Opera dei Pupi, inserita nel programma Unesco del 1999 “Capolavori del patrimonio orale e immateriale dell'umanità” si affermò nell’Italia meridionale e in particolare in Sicilia agli inizi del 1800. Tradizionalmente, costituisce la rappresentazione degli scontri medievali tra i cavalieri ed i mori ed è strettamente correlabile ad altre forme espressive, come quella dei “Contastorie”, che hanno divulgato le vicende cavalleresche con il “Cuntu” (il racconto).
 
Il termine “Puparo” sta ad indicare colui che si occupa dello spettacolo dei pupi: utilizzando un particolare timbro di voce, crea atmosfere caratterizzate da una certa suggestività e cariche di tensione che vanno a caratterizzare peculiarmente le scene epiche rappresentate.
 
In passato la rappresentazione terminava con la farsa, uno spettacolo di marionette in cui vengono utilizzati dei toni licenziosi e allegri di personaggi che erano tratti dalla tradizione favolistica siciliana. Talora i pupari comunicavano anche dei contenuti poco graditi alle autorità utilizzando il “Baccagghiu” (baccaglio) un gergo noto ai malavitosi.
 
Le storie tipiche riguardano un medioevo favolistico, abitato da principesse da salvare e da eroi che lottano per la propria bella e la propria fede. Il pupo siciliano, pur traendo le proprie origini dalla marionetta classica europea, differisce da quest'ultima in quanto la marionetta classica europea viene mossa per mezzo di fili, alquanto lunghi, mentre il pupo siciliano viene mosso attraverso l’uso di due ferri di cui uno è connesso al pugno mentre l’altro passa all’interno della testa. Vi sono anche quattro fili di corda che consentono al pupo l’atto di sfoderare la spada, di muovere la mano sinistra, consentirgli di alzare la visiera del proprio elmo.
 
Le armature vengono create a partire da lastre di metallo da cui vengono tagliate alcune parti, successivamente queste parti vengono lavorate, saldate ed ornate.
 
A seconda della scuola di appartenenza, catanese o palermitana, i pupi possono eseguire dei movimenti diversi. I pupi della scuola palermitana sono leggeri e snodabili ma presentano una difficile manovrabilità, misurano all'incirca ottanta centimetri d'altezza, al loro interno è collocato un ferro che passa attraverso il busto e la testa andando a sostenerli, vi è poi un altro ferro collocato nel braccio destro che ne consente il movimento, un filo che passa attraverso la mano chiusa consente al pupo di sfoderare e riporre la spada.
 
I pupi della scuola catanese sono più pesanti, hanno gli arti fissi ma denotano una manovrabilità più semplice. Tali pupi sono caratterizzati da un'altezza che si aggira attorno al metro e venti o trenta centimetri, vi è un ferro principale ed un ferro secondario che consente di muovere il braccio destro alla cui mano è fissata la spada. Inoltre nell’Opera dei Pupi di Catania le voci che animano i pupi, a differenza della scuola palermitana, sono più di una ed i dicitori recitano anch’essi sulla base di un canovaccio.

Articolo pubblicato il 05 settembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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