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Periferie sedotte, scippate e abbandonate
di Paola Giordano

Questa volta i progetti ci sono, ma le decisioni del Governo nazionale hanno bloccato tutto. Cresce la preoccupazione dei Comuni. Alvano (AnciSicilia): “Ci aspettiamo un ripensamento”. Un emendamento al Milleproroghe approvato al Senato rischia di stoppare iniziative milionarie

Tags: Anci Sicilia, Mario Emanuele Alvano



PALERMO – Non c’è pace per le nostre periferie. Il Governo GialloVerde sembra infatti deciso a chiudere i rubinetti, almeno fino al 2020, e lo ha fatto inserendo nel Decreto Milleproroghe un emendamento che - se approvato anche alla Camera dopo il sì del Senato - bloccherà i fondi stanziati nell’ambito del Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e sicurezza delle periferie delle Città metropolitane e dei Comuni capoluogo, istituito con Legge 208/2015.
 
Come detto, il Decreto legge n. 91/2018 è ora al vaglio della Camera e se anche questa darà il proprio benestare alla normativa, i 96 Enti firmatari del Bando periferie dovranno “salutare” ben 2,7 miliardi di euro. Che per gli 11 Enti siciliani coinvolti (e tanti altri a cascata, come spiegato dall’Anci) vorrebbe dire rinunciare a più di 236 milioni.
 
Di fronte alla prospettiva dello stop, seppur momentaneo, all’erogazione dei fondi per le periferie si è mobilitata l’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci), che ha chiesto alla Commissione Bilancio della Camera di essere ascoltata in merito.
 
Nella nota che ha preceduto l’audizione – cui ha preso parte il presidente Antonio Decaro insieme a una delegazione di 24 sindaci – tenutasi a Montecitorio lo scorso 4 settembre, l’Associazione dei Comuni ha sottolineato come tale rinvio costituisca “fonte di grave preoccupazione” e rischi “di compromettere seriamente la corretta programmazione e gestione delle risorse per gli Enti firmatari, in un quadro finanziario già di per sé piuttosto incerto e in forte tensione”.
 
Le ripercussoni del provvedimento varato dal Governo di M5s e Lega sarebbero infatti devastanti per le periferie urbane che, dimenticate da decenni e diventate troppo spesso la dimora del malaffare (come visto in altre recenti inchieste del QdS), oggi si trovano in completo stato di abbandono e degrado. Ma sarebbero ancora più allarmanti per le casse comunali poiché – come sottolineato nel corso dell’audizione dal presidente dell’Anci – Comuni e Città Metropolitane aderenti al Programma di riqualificazione delle loro periferie – avendo firmato le convenzioni il 18 dicembre 2017 ed essendo queste diventate efficaci da marzo 2018 – hanno già inserito gli investimenti loro assegnati nelle programmazioni triennali delle opere pubbliche, includendo di conseguenza tali previsioni di spesa nei bilanci. In virtù di tali oneri amministrativi e gestionali assunti, sono state anche convocate le conferenze dei servizi per l’acquisizione dei pareri necessari, avviate procedure a evidenza pubblica, assunte specifiche obbligazioni contrattuali e, in alcuni casi, avviati i lavori.
 
“È stato detto – ha rilevato Decaro – che questi interventi sono molto lontani dalla reale fase attuativa e, invece, attraverso un monitoraggio promosso dall’Anci, siamo in grado di dire che i Comuni stanno lavorando, hanno già assunti impegni giuridicamente vincolanti, speso per le progettazioni e in parte anche per avviare i cantieri, anticipando i tempi di attuazione previsti dalle convenzioni firmate con la Presidenza del Consiglio che prevedevano per la fine di agosto 2018 la sola progettazione esecutiva”.
 
Stando alle verifiche effettuate dall’Anci sullo stato di avanzamento dei progetti di 39 delle 96 amministrazioni locali coinvolte, sono infatti emersi impegni già contrattualizzati per 42,7 milioni di euro, spese certificate per circa 12,4 milioni, e 8,8 milioni già sborsati.
 
Se si tramutasse in realtà, quindi, la volontà del Governo nazionale interverrebbe su rapporti convenzionali già in corso, sulla base dei quali Comuni e Città Metropolitane hanno pianificato la rigenerazione di porzioni dei propri territori per creare occupazione e migliorare la qualità della vita.
 
Come se non bastasse, la norma in discussione in Parlamento infliggerebbe un altro duro colpo alle Amministrazioni locali perché esse, oltre che col danno, dovranno fare i conti anche con la beffa: “I Comuni – ha fatto presente Decaro in audizione – possono aver rinunciato ad altro finanziamento pubblico o comunitario, avendo la certezza del finanziamento in oggetto e, paradossalmente, sono anche esclusi dalla possibilità di partecipare alla ripartizione del fondo per gli investimenti in sicurezza e manutenzione del territorio di cui all’articolo 1 comma 853 e segg. della Legge di bilancio 2018, che appunto prevede la destinazione di risorse, nel triennio 2018-2020 complessivamente pari a 850milioni di euro, ai soli Comuni non beneficiari delle risorse di cui al Programma straordinario per le periferie”.
 
“Confidiamo – ha concluso Decaro – che il Patto di reciproca collaborazione, che dovrebbe guidare sempre le istituzioni con l’obiettivo di tutelare gli interessi dei cittadini, non resti inascoltato. Ma se così non fosse noi sindaci siamo pronti a presentarci a Palazzo Chigi e a consegnare le nostre fasce tricolore, simbolo che tiene insieme il Paese da Nord a Sud”.
 


Mario Emaniele Alvano (AnciSicilia) al QdS: “Aspettiamo un ripensamento”
 
Per capire quale sia la situazione siciliana, abbiamo interpellato il segretario di Anci Sicilia, Mario Emanuele Alvano.
Nel corso dell’audizione a Palazzo Montecitorio, l’Anci nazionale ha sostenuto di aver avviato un monitoraggio su 39 dei 96 Enti firmatari del Bando periferie. C’è stato un controllo anche sui progetti siciliani?
“Sono molti gli Enti siciliani coinvolti: le città capoluogo e quelle metropolitane hanno partecipato tutte direttamente, ma a cascata risultano interessati molti più comuni: almeno una quarantina nel messinese, trenta nel palermitano, diversi nel catanese. In alcuni casi si è già in stato avanzato rispetto alla realizzazione dei progetti, ma non c’è una situazione omogenea. La valutazione significativa è quella in base alla quale non ci sono comuni interessati e comuni no ma sono coinvolte tutte le amministrazioni d’Italia, e quindi anche della Sicilia, in maniera trasversale. In un’area come la nostra l’ipotesi di interventi sostanziali può fare la differenza rispetto alla vitalità di un centro e ai suoi collegamenti. Si tratterebbe quindi di una grave sottrazione di risorse”.
Cosa auspica dopo questa Audizione?
“Ci aspettiamo un ripensamento rispetto a quanto deciso in Senato. Se così non fosse si intraprenderanno delle iniziative. Il mio termometro dice che c’è particolare attenzione su questo tema perché, appunto, coinvolge molti Comuni e quindi molti cittadini. Le giustificazioni che sono state date non hanno molto fondamento perché che i tempi della realizzazione delle opere siano lunghi è in parte una diretta conseguenza delle norme in materia di affidamenti pubblici, non dipende dall’amministrazione di turno”.
 

Articolo pubblicato il 06 settembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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