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Gambero Rosso: Guida dei vini, l'Etna sbanca
di Giuseppe Lazzaro Danzuso

Dal vulcano, dove in questi giorni è in corso la ViniMilo, undici delle 25 etichette siciliane premiate nella Guida 2019. Antonio Benanti, presidente del Consorzio Etna doc, "La maniera più bella per festeggiare i nostri cinquant'anni"

Tags: Gambero Rosso, Guida Vini, Etna Rosso, Etna Bianco, Benanti, Etichette, Consorzio Etna Doc, Vinimilo



I vini dell'Etna sbancano: undici delle 25 etichette siciliane premiate con i "tre bicchieri" - il massimo riconoscimento assegnato dalla Guida ai Vini d'Italia 2019, edita dal Gambero Rosso - provengono dal vulcano.
 
"La maniera più bella per festeggiare i cinquant'anni del Consorzio Etna doc" commenta il presidente Antonio Benanti.
 

 
Tra i vini Etna rosso '16 di Graci, Cavanera Rovo delle Coturnie '14 di Firriato, Contrada Rampante '16 di Pietradolce, Feudo di Mezzo '16 di Girolamo Russo, Trimarchisa '16 di Tornatore, Vigneto Monte Gorna Riserva '12 di Nicosia, Vigna Vico '15 di Tenuta Bosco e Zottorinoto Riserva '14 di Cottanera,
 
Tra gli Etna Bianco troviamo invece tre etichette: A' Puddara '16 di Tenuta di Fessina, Alta Mora '17 di Alta Mora e di Sei '17 di Palmento Costanzo.
 
Premiati con i "tre bicchieri" anche altri vini della Sicilia orientale: quattro etichette di Nero d'Avola, il Malvasia delle Lipari Passito '17 di Caravaglio, il Cerasuolo di Vittoria Giambattista Valli.
 
"Questo riconoscimento - sottolinea Benanti - è l'importante conferma di un trend da parte di una guida notissima. Anche diverse altre da anni sono attente ai vini dell'Etna e si è ampliata la gamma delle aziende premiate. La qualità dei nostri vini, insomma, è sempre più riconosciuta dalle guide di riferimento".
 
 
Ma secondo il presidente del Consorzio Etna doc, l'eccellenza non riguarda soltanto le aziende vitivinicole dell'Etna, ma anche quelle agricole, integrate con le imprese che si occupano di accoglienza e ristorazione di qualità, compresi i cosiddetti Wine Resort.
 
"Il vino - spiega - probabilmente va un po' più veloce, ma è tutta l'area etnea che va crescendo, con la sua cucina di territorio semplice ma basata su prodotti di grande qualità, con alcuni Comuni montani che badano sempre di più al paesaggio, all'ambiente. Non è un caso che questi luoghi stiano attraendo investitori da fuori: non parlo soltanto di Farinetti di Eataly e le cantine Tornatore. Parlo del fatto che siamo riusciti a interessare comunità di persone di grande livello alla ricerca del bello e del buono, che vengono a vivere qui".
 
"Sono segnali di crescita - aggiunge - di un territorio ampio, che va da Taormina a Noto, a Modica, offrendo servizi sempre migliori. E manifestazioni di livello come la ViniMilo, che da due o tre anni è cresciuta in maniera considerevole: degustazioni con calici vetro, qualità degli eventi, contenuti didattici importanti e un'aria di festa che non guasta affatto".
 
Secondo Benanti in questo settore, attualmente, è la Sicilia orientale a tirare la volata a quella occidentale.
 
"Anche lì - spiega - ci sono belle realtà a Marsala, Castelbuono, Cefalù, Menfi, Camporeale eccetera. Forse nella nostra metà di Sicilia abbiamo una gran voglia di migliorare. E i risultati, come dimostra il riconoscimento del Gambero Rosso, ci sono".
 
 
 
ETNA DOC, LA SCHEDA
 
Terreni
 
La zona di produzione dell'Etna Doc comprende venti Comuni. I terreni vitati DOC sono circa 950 ettari, complessivamente la provincia di Catania (inclusa area del calatino) ha una superficie vitata di circa 2500 ettari.
Attualmente i produttori di Etna Doc sono circa 150/160. Dieci anni fa erano 25. Circa 120 produttori sono soci del Consorzio Etna Doc.
 
Occupazione
 
E' un comparto in continua crescita. La domanda di addetti riguarda principalmente operai in vigna, e in cantina, responsabili export e addetti all'accoglienza (conoscenza lingue e un minimo di pratica del settore da rafforzare con l'esperienza). L'enoturismo è in continua ascesa e richiede personale preparato per un utente di alto livello).
 
Sull'Etna la vendemmia non è meccanizzata. Il numero di viti è molto elevato, occorre toccarle con mano e intervenire sul filare manualmente. Un Know-how (come si dice adesso) appreso dagli anziani contadini, in maniera artigianale, operando sul campo. Ma al momento scarseggia questa manodopera: si è creata una forbice tra la crescita esponenziale di produttori e quindi prodotto e una reale disponibilità di operai formati. La sensazione è che “manchi” all'appello una generazione di contadini che ha abbandonato la terra, mentre adesso il rinnovato interesse per il mondo agricolo, in determinate colture (come le viti da vino) richiede saperi e competenze in parte perduti.
 
Il valore aggiunto per il territorio delle aziende vinicole è quello di attingere a risorse locali, sia per la vicinanza alle aree di produzione, sia per quella “sapienza” del territorio, quella conoscenza cioè del microclima (suolo, clima, venti, sole, pioggia, la capacità di prevedere il meteo e come intervenire tempestivamente per proteggere le colture).
 
Enoteca regionale
Fra le priorità di Benanti la creazione dell'Enoteca Regionale, uno spazio fisico dove ospitare le decine di etichette Etna Doc, proporre degustazioni guidate e fare promozione del territorio anche tramite merchandising dedicato (gadget etc.).

Articolo pubblicato il 07 settembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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