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Lampedusa guida la "rivoluzione" e vieta la plastica
di Rosario Battiato

Da settembre sull’isola batte la bandiera plastic free che anticipa anche i tempi della strategia Ue. Una recente ricerca ha scoperto che i rifiuti plastici, esposti al sole, liberano metano ed etilene. Secondo l'Ue dieci prodotti di plastica monouso, con gli attrezzi da pesca perduti, costituiscono il 70% dei rifiuti marini

Tags: Plastica, Inquinamento, Ambiente, Lampedusa



PALERMO – Lampedusa protegge l'ambiente e anticipa tutti. L'isola siciliana ha infatti inaugurato la rivoluzione “plastic free”, già stabilita nell'ordinanza dell'inizio di luglio, e da sabato scorso, giorno 1 settembre, ha imposto il divieto di vendita e utilizzo di stoviglie, bicchieri e posate monouso non biodegradabili.
 
Anche gli shopper dovranno essere sostituiti da sacchetti in carta o tela. Per la più nota dell'arcipelago delle Pelagie è un impegno necessario, dal momento che proprio la plastica costituisce uno dei pericoli maggiori per il litorale nazionale ma anche per le economie legate al mare, come la pesca e il turismo.
 
La nuova strategia Ue relativa alla plastica monouso, che è stata definita alla fine di maggio, parte proprio dalla considerazione che i 10 prodotti di plastica monouso, assieme agli attrezzi da pesca perduti e abbandonati, costituiscono il 70% dei rifiuti marini.
 
Dopo la battaglia contro le borse di plastica, attivata nel 2015, l'Ue, insomma, punta diritta al cuore del problema e vuole introdurre: “il divieto di commercializzare determinati prodotti di plastica”, quindi “dove esistono alternative facilmente disponibili ed economicamente accessibili, i prodotti di plastica monouso saranno esclusi dal mercato”; la riduzione del consumo, infatti gli Stati membri “dovranno ridurre l'uso di contenitori per alimenti e tazze per bevande in plastica”; obblighi per i produttori che “contribuiranno a coprire i costi di gestione e bonifica dei rifiuti, come pure i costi delle misure di sensibilizzazione” per alcuni prodotti; scadenza precise, infatti, entro il 2025, gli “Stati membri dovranno raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande, ad esempio, introducendo sistemi di cauzione-deposito”. Previste, inoltre, prescrizioni di etichettatura e misure di sensibilizzazione.
 
La proposta, destinata a passare dal vaglio del Parlamento e del Consiglio, è ancora suscettibile di variazioni – Bruxelles ha chiesto alle istituzioni di trattarla in via prioritaria e di dare ai cittadini europei dei risultati tangibili prima di maggio 2019 – e alla fine di agosto l'europarlamentare Michela Giuffrida, relatrice per il gruppo S&D del parere della Commissione agricoltura dell'Europarlamento, ha chiesto alla Commissione Ue di “farsi carico di campagne di informazione sulle alternative alle plastiche monouso” e di “tutelare le piccole e micro imprese che non possono sostenere i costi immediati dell'applicazione del regime di responsabilità estesa ai produttori”.
 
Il governo, dal canto suo, sembra voler andare abbastanza spedito sulla questione. A luglio il ministro Costa ha annunciato che si sta lavorando per una legge sul recupero della plastica in mare, con il “coinvolgimento dei pescatori” visto che “il 50% del loro pescato è plastica”. In questo senso, l'Italia intende seguire la “linea indicata dalle direttive comunitarie”.
 
La plastica resta molto pericolosa anche per il litorale isolano – 12 spiagge siciliane erano state visionate dai volontari di Legambiente all'inizio di maggio e avevano fatto registrare la presenza di 787 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia su una superficie totale di 49.550 metri quadri – e contribuisce anche alle emissioni di gas serra. Lo rivela una ricerca che spiega come la plastica più comune, che usiamo per tanti oggetti quotidiani, una volta rilasciata nell'ambiente libera sotto l'azione del sole, e soprattutto dell'aria, metano e etilene.

Articolo pubblicato il 09 settembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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