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Diciotti: Tribunale dei Ministri al lavoro da domani
di Redazione

I magistrati potrebbero ascoltare Salvini. Dovranno valutare anche le questioni legate alla territorialità: l'inchiesta potrebbe essere spostata a Catania. Intanto il ministro dell'Interno, dopo gli attacchi alla magistratura, cambia registro: "Nessun golpe giudiziario contro di me". Frizioni con Di Maio, si allarga la distanza tra M5s e Lega

Tags: Diciotti, Tribunale Ministri, Salvini, Serio, Pilato, Sidoti



Saranno al lavoro già da domani Filippo Serio, Fabio Pilato e Giuseppe Sidoti, i tre giudici che compongono il Tribunale dei Ministri di Palermo e che, in novanta giorni, dovranno decidere le sorti dell'inchiesta sul ministro dell'interno Matteo Salvini, iscritto nel registro degli indagati per sequestro di persona aggravato e altri reati.
 
Venerdì scorso la Procura della Repubblica di Palermo aveva trasmesso ai giudici il fascicolo con gli accertamenti deipm di Agrigento che, per primi, hanno aperto l'inchiesta sull'illecito trattenimento a bordo della nave Diciotti dei migranti soccorsi in mare il 16 agosto scorso dalla Guardia Costiera.
 
Pilato, ex giudice tutelare e del tribunale del Riesame, e Serio prima magistrato a Caltanissetta, sono attualmente entrambi all'ufficio gip; Sidoti è in servizio alla sezione fallimentare a Palermo.
 
I giudici del Tribunale dei Ministri vengono estratti a sorte.
 
Al collegio è stata inviata anche una relazione con cui la Procura di Palermo ha chiesto che vengano svolte le indagini preliminari a carico di Salvini indicando alcuni accertamenti da compiere.
 
I giudici hanno assoluta discrezionalità in tema di indagini e potrebbero anche ampliare i temi da approfondire, come pure modificare i reati contestati e le iscrizioni nel registro degli indagati.
 
Una prerogativa che potrebbe anche portare a nuove incriminazioni. O, ad esempio, qualora si ipotizzasse un abuso d'ufficio e si escludesse un reato più grave, allo spostamento dell'inchiesta a Roma.
 
Nulla trapela sulle indicazioni date al collegio dai pm ma si fanno diverse ipotesi sulle azioni che il tribunale potrebbe compiere: a cominciare dalla scelta di sentire l'indagato, Matteo Salvini, che più volte peraltro ha sollecitato di essere ascoltato dai magistrati.
 
All'attività istruttoria dei giudici potrebbe partecipare anche la Procura qualora il tribunale lo consentisse.
 
In ballo c'è poi l'esame della posizione del capo di gabinetto del Viminale, Matteo Piantedosi, che i pm di Agrigento, prima di mandare gli atti a Palermo per competenza, avevano iscritto nel registro degli indagati, ma che gli inquirenti del capoluogo non hanno invece indagato.
 
Il tribunale potrebbe decidere di accertare se fu solo Salvini a vietare lo sbarco dei profughi e quindi se Piantedosi e gli ufficiali della Guardia Costiera furono meri esecutori dell'ordine del ministro o se ebbero un ruolo nella decisione.
 
Tema che implicherebbe l'interrogatorio degli ufficiali coinvolti.
 
Gli atti, inoltre, sono stati notificati anche ai migranti tenuti illegalmente a bordo della Diciotti e anche loro, se il collegio volesse e se fossero ancora in Italia, potrebbero essere sentiti.
 
Alcune testimonianze, già acquisite dalla polizia, sono state già trasmesse con il fascicolo.
 
Altro argomento che certamente i giudici esamineranno è quello della competenza territoriale: sapere dove si trovava la Diciotti quando è partito il divieto di sbarco, se cioè era nelle acque di Lampedusa o in quelle di Catania dove poi è attraccata, è fondamentale per capire se l'inchiesta resterà a Palermo, luogo del tribunale dei ministri del distretto, quindi competente anche per i reati commessi ad Agrigento, o andrà nella città etnea.
 
Intanto Matteo Salvini, dopo i pesanti attacchi alla magistratura e la reazione dura dei grillini, compresi il vicepremier Di Maio e il ministro della Giustizia Bonafede, ha fatto retromarcia: "Non c'è in atto alcun golpe giudiziario contro di me" ha dichiarato, rimangiandosi tutto quel che aveva affermato nel video-show su Facebook.
 
Intanto si allargano anche a causa di questa vicenda, i contrasti nella maggioranza pentaleghista per via delle dichiarazioni di Di Maio che aveva fatto sapere di aver convinto lui Salvini, con una telefonata, a non attaccare più i giudici.
 
"Non ho ricevuto nessuna telefonata. Ho tanti difetti, ma decido con la mia testa" ha detto  Salvini, e la secca replica sembra confermare le forti frizioni in atto tra  M5s e Lega.
 
Da Bari, infatti Di Maio conferma il no dei Cinque Stelle al Tap e la decisione di chiudere i negozi la domenica e nei festivi.
 
"Il M5s era ed è no Tap. Il dossier è sul tavolo del premier" ha detto Di Maio.
 
Quanto ai negozi, "sicuramente entro l'anno, approveremo la legge che impone lo stop nei weekend e nei festivi, con turnazione e l'orario che non sarà più libero".
 
 
 

Articolo pubblicato il 09 settembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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