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Mobilità sostenibile: la spinta dell'Ue e la lentezza siciliana
di Rosario Battiato

Dalla Commissione Ambiente dell’Europarlamento limiti sempre più stringenti per le emissioni. Nell'Isola domina il trasporto privato con mezzi vecchi e inquinanti. Solo il 3,7% è ecologico

Tags: Mobilità Sostenibile, Ambiente, Unione Europea



PALERMO – Bruxelles punta in alto, la Sicilia guarda ancora in basso. Nei giorni scorsi gli eurodeputati della commissione ambiente dell’Europarlamento hanno votato gli emendamenti alla proposta della Commissione europea di introdurre limiti di emissioni di furgoni e auto del 30% entro il 2030 (15% entro il 2025). Previsto un taglio delle emissioni delle auto del 20% entro il 2025 e del 45% entro il 2030 e un obiettivo di vendita per le auto elettriche e ibride del 20% nel 2025 e del 40% nel 2030, con sanzioni in caso di mancato raggiungimento.
 
Il testo verrà esaminato dalla plenaria dell’Europarlamento, prevista per l’inizio di ottobre, mentre soltanto qualche giorno dopo, precisamente il 9, i ministri dell’ambiente dei 28 dovrebbero votare la loro posizione sul dossier e a quel punto si avvierà il negoziato tra le istituzioni Ue, che determinerà la soglia effettiva del taglio.

Come si farà trovare la Sicilia? Sull’Isola pendono due procedure di infrazione relative alla qualità dell’aria per la violazione della direttiva 2008/50/CE: la 2014/2147 (quella per cui l’Italia è stata recentemente deferita) segnala la Sicilia per superamento dei valori limite di Pm10 in Italia mentre la 2015/2043 relativamente ai livelli di biossido di azoto.
 
Un allarme che è stato confermato anche nell’ultimo rapporto sulla qualità dell’aria rilasciato dal’Arpa nelle scorse settimane, all’interno del quale le maggiori criticità, a fronte di un bilancio sospeso tra miglioramento e stabilità, restano i superamenti legati ai limiti di legge (d. lgs. 155/2010) per gli ossidi di azoto e per l’ozono. Proprio gli ossidi di azoto si sono attestati all’interno di “un trend di riduzione – si legge nella rapporto – delle concentrazioni medie annue su tutto il territorio regionale”, tuttavia “si rilevano – si legge nello studio –, analogamente agli anni precedenti, superamenti del valore limite nelle stazioni da traffico” che si trovano negli agglomerati di Catania, Palermo e nella zona delle aree industriali. Problematiche che derivano anche dal peso dal traffico veicolare, in particolare dalla porzione che nelle strade urbane è costituita dai “veicoli pesanti maggiori di 3.5 t e dalle automobili a gasolio”.
 
Non ci sono molti dubbi sulle preferenze dei siciliani. Il trasporto privato resta la modalità preferita negli spostamenti (circa 7 siciliani su 10) e, di conseguenza, l’acquisto di auto non sembra rallentare: tra il 2015 e il 2016, il numero di automobili è stato in crescita in tutti i comuni capoluogo (dati Ispra). Si è registrato un valore positivo compreso tra lo 0,65% di Palermo e l’1,07% di Ragusa. A Catania, andando nel dettaglio, ci sono state 2 mila automobili in più.
 
Le auto si comprano ma il parco veicolare resta incredibilmente vecchio. È sufficiente ricordare che a livello nazionale la quota di automobili Euro 0, quindi le più inquinanti, è pari a circa il 10% del parco mezzi, dato che raddoppia a Catania (23,9%), soltanto Napoli riesce a fare di peggio, mentre Palermo, Messina e Caltanissetta superano il 15% del totale.
 
In tutta l’Isola il 40% del parco mezzi è compreso tra Euro 0 ed Euro 1, terzo dato percentuale d’Italia dopo Campania e Basilicata, con una quota di automobili euro 0 intorno al 15%.
Anche la porzione relativa alle auto elettriche è tutta da costruire: soltanto il 3,7% del parco circolante siciliano è composto da auto ad alimentazione alternativa (ibridi, elettrici, metano e gpl), mentre il dato nazionale si spinge fino al 7,9% (dati Aci).

Articolo pubblicato il 13 settembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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