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Quotidiano di Sicilia

Sicurezza scuole, la Sicilia resta immobile
di Michele Giuliano

Il 12 settembre prima campanella per gli studenti dell’Isola. Ma dal 2016 ad oggi nulla è cambiato: il 70% degli istituti costruito prima del 1970 e solo il 46% ha la certificazione di collaudo statico. Solo il 18% costruite secondo criteri antisismici ma l’86% si trova in zone ad alto rischio terremoti

Tags: Scuola, Sicurezza, Sicilia



In attesa dell’ultimo report di Cittadinanzattiva, previsto per la fine di questo mese di settembre, la Sicilia resta sempre la “culla” dell’inerzia istituzionale ai vari livelli. Anche quando si tratta di edilizia scolastica e quindi di sicurezza di bambini e ragazzi, ma anche dell’intero personale docente e non. Infatti non ci aspetta nulla di nuovo sotto il sole nel report di imminente uscita. Perchè? Semplice a spiegarlo. Basta fare un raffronto tra il report del 2016 e quello del 2017 per capire che sul piano della sicurezza edilizia per le scuole nulla è cambiato. Nonostante da anni oramai si parli del problema della scarsa sicurezza infrastrutturale degli immobili scolastici.
Sul piano materiale degli interventi nello scorso biennio non è stato praticamente mosso un dito.
 
Partiamo dai collaudi statisti che sono la cartina di tornasole del benessere di una struttura, in buona sostanza del suo “stato di salute”. Cittadinanzattiva segnalava già nel 2016 che solo il 46% delle scuole siciliane ne era in possesso, quindi meno di un edificio su due. E nel 2017? A distanza di un anno non è cambiato nulla e la cifra è rimasta tale e quale. Per capire quanto sia importante il “collaudo statico” basta andare a prendere la definizione. Il termine collaudo statico, nell’ambito dell’ingegneria, si riferisce a un insieme di operazioni messe in atto al fine di accertare e verificare la corrispondenza tecnica e il corretto funzionamento di un’opera eseguita secondo le prescrizioni del progetto prima che questa sia destinata all’utilizzo. In poche parole è la verifica che ciò che è stato riportato su carta sia stato eseguito puntualmente.
 
In Sicilia questa sicurezza non la si ha nella maggior parte dei casi. Vero è che sostanzialmente anche le altre regioni più virtuose hanno fatto poco sotto questo aspetto nell’ultimo biennio ma bisogna considerare che la storia è totalmente diversa rispetto a quella siciliana.
 
In Piemonte e nel Molise si supera il 60 per cento delle scuole che hanno tale certificazioni, si ferma al 53 la Lombardia.
 
Considerando poi l’anagrafica di 548 edifici scolastici tra Agrigento, Caltanissetta, Messina, Palermo e Ragusa, si scopre che soltanto il 30% è stato costruito dopo il 1975, quindi ancora agli albori della legislazione antisismica,e che appena il 18% è stato costruito secondo criteri antisismici.
Eppure l’86% si trova in aree a rischio sismico.
 
Tutto fermo anche sul fronte dell’abbattimento delle barriere architettoniche, altro importante indice di sicurezza: nel 2016 solo il 49% degli edifici siciliani ha adottato queste misure, un anno dopo tutto è rimasto immutato.
 
Situazione complessiva che nell’Isola ha scatenato il dibattito non solo della politica ma anche degli addetti ai lavori che poi alla fine sono coloro i quali vivono, seppur sotto vari aspetti, la drammaticità della situazione di incertezza strutturale delle scuole: “I dati sulle scuole sono drammatici: edifici non a norma sotto il profilo della normativa antincendio ed edifici non a norma sotto il profilo dell’agibilità – afferma il segretario del Codacons nazionale, il siciliano Francesco Tanasi -. “I presidi devono bloccare le aperture di quelle strutture che possono rappresentare un pericolo per gli alunni e, in assenza di misure adeguate, il Codacons è pronto a scendere in campo chiedendo a Procure e Prefetti la sospensione degli ingressi nelle scuole e il sequestro immediato degli edifici”.
 
L’Ance Sicilia, l’associazione nazionale costruttori edili, rincara la dose attraverso il suo presidente siciliano, Santo Cutrone, e il suo vice Massimiliano Miconi, i quali hanno lanciato un appello al governo regionale: “Sta mostrando davvero volontà e determinazione a ridurre il gap infrastrutturale della Sicilia, affinché, quando ad ottobre il ministero pubblicherà le graduatorie, la Regione stanzi subito risorse aggiuntive ai 272 milioni di euro disponibili, insufficienti a coprire tutti gli interventi proposti, proprio per non deludere gli enti locali che si sono tanto impegnati a rendere sicure le scuole, e per dare presto serenità ai ragazzi, alle famiglie, ai docenti e al personale che ogni giorno varcano la soglia di un patrimonio di edifici scolastici al 60% a rischio sismico e al 70% non agibili”.
 
Non manca la parola dei sindacati confederali in questa delicata vicenda: “Lo Stato deve essere coerente - attacca il segretario della Flc Cgil Pino La Fratta -. Se ritiene obbligatorie le certificazioni allora deve far sì che le stesse vengano rilasciate. Prevedere certificazioni e sanzioni a chi non le ha è kaffkiano. Quindi se le certificazioni non ci sono lo Stato o trova il sistema per farle rilasciare oppure sospenda le sanzioni e le responsabilità che non devono ricadere sulla dirigenza”.
 

 
Ordinanza del sindaco di Messina per chiudere tutte le scuole non in regola
 
L’ordinanza del sindaco di Messina, Cateno De Luca, potrebbe essere una sorta di apripista per i primi cittadini siciliani. Ha stabilito che gli istituti senza certificazioni, e stiamo parlando di circa l’80 per cento degli edifici, non potranno aprire i battenti a insegnanti e ragazzi. C’è stato un primo vertice d’urgenza convocato in prefettura ma De Luca non si è spostato di un millimetro. Dalla politica sono arrivate delle risposte confortanti: “Grazie alle disposizioni contenute nel decreto-legge n.86 dello stesso mese di luglio sul ‘Riordino dei Ministeri’ sono state velocizzate le procedure per accedere ai fondi dell’edilizia scolastica - ha spiegato la senatrice Barbara Floridia -. Prima la pratica doveva passare attraverso tre Ministeri, adesso soltanto dal Miur.
 
In passato per accedere ai fondi erano necessari circa due anni, adesso sarà questione di pochi mesi. Inoltre, pochi giorni fa la Conferenza Unificata ha dato il via libera all’intesa sull’Accordo promosso dal ministro dell’Istruzione proprio in tema di edilizia scolastica”.
 
I primi effetti del provvedimento De Luca si sono fatti sentire. Ad esempio nel trapanese, ad Alcamo, il sindaco Domenico Surdi ha deciso di interdire un piano di una scuola media perchè a rischio di caduta calcinacci dal solaio. Intanto a Messina infiamma la polemica rispetto alla decisione intrapresa dal sindaco: “Emettere ordinanze di chiusura dei plessi che non rispettano le normative sulla sicurezza, senza fornire alternative valide per garantire il diritto degli studenti messinesi di andare a scuola, è troppo semplice. Dal sindaco di Messina, Cateno De Luca, ci aspettiamo soluzioni - dicono Graziamaria Pistorino, segretaria regionale della Flc Cgil, e Franco Pignataro, responsabile dei dirigenti scolastici iscritti al sindacato -. Così come è troppo semplice attribuire la responsabilità della risoluzione del problema alla politica e alle istituzioni sovracomunali, che comunque devono essere chiamate a fare la loro parte. Il sindaco di Messina in quanto primo cittadino è il primo a doversi assumere questa responsabilità. Non si può giocare allo scaricabarile”.
 

 
L’assessore Lagalla interviene: "Già pronti 270 milioni per le scuole"
 
Il governo regionale su tale vicenda guarda più al bicchiere mezzo pieno e annuncia immediati interventi per arrivare alla soluzione dei deficit infrastrutturali delle scuole. Parola all’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla.
Assessore, si parla di scuole poco sicure e il caso di Messina rischia di diventare un precedente. Lei cosa ne pensa rispetto ai numeri drammatici della scarsa sicurezza strutturale per le scuole?
“Al di là del caso messinese, che si connota in un più ampio contesto siciliano ma anche nazionale la cui decisione del sindaco appare alquanto singolare, anche se magari sotto certi aspetti comprensibile, dico che la chiusura delle scuole senza certificazioni non è sostenibile sul piano della concretezza ma con questo senza voler far polemica. Devo dire che questa problematica si pone più sotto l’aspetto formale che sostanziale. Intendo dire che l’assenza di certificazioni non è sempre sinonimo di reale mancanza di sicurezza degli edifici”.
Mettendo a confronto i dati di Cittadinanzattiva del 2016 e 2017 si scopre che nulla è stato fatto in questo lasso di tempo nonostante i segnali allarmanti. Che idea si è fatto rispetto all’inerzia di chi lo ha preceduto?
“Confermo che si è fatto troppo poco per la scuola in Sicilia e non solo per l’edilizia, questo governo regionale farà accertamenti urgenti, con investimenti immediati di fondi tra Stato e Regione di 270 milioni di euro per invertire la rotta. L’iter è già stato avviato”.
Cosa ha intenzione di fare il nuovo governo regionale e come vuole incentivare i Comuni e le ex Province affinchè si muovano a tutela della sicurezza degli edifici scolastici?
“Per questo abbiamo già costituito un’unità di crisi che ci porterà ad avere una fotografia fedele delle carenze effettive, dei reali deficit strutturali e non solo delle carenze delle documentazioni burocratiche”.

Articolo pubblicato il 14 settembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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