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Quotidiano di Sicilia

Lavoro nei Comuni, musica cambiata in aumento le sanzioni per i furbetti
di Michele Giuliano

Dal trapanese al palermitano passando per il messinese: stretta dei municipi contro i lavativi. La crisi ha portato anche controlli restrittivi sugli assenteisti: raffica di licenziamenti ovunque



PALERMO - Nessuno potrà più dormire sogni tranquilli. Stretto giro di vite sugli assenteisti che contavano sulla sicurezza del “posto fisso” nei Comuni di tutta la Sicilia. Pochi giorni fa, ad Alcamo, un'altra dipendente comunale ha subito la “scure” del “Codice di comportamento” da qualche mese approvato dal Comune ed è stata sospesa in attesa di avere ulteriori riscontri per l’eventuale licenziamento definitivo: è stata sorpresa a timbrare il cartellino e ad allontanarsi dal proprio posto di lavoro.
 
 
“Forse qualcuno non ha capito - afferma il sindaco Domenico Surdi - che lavorare per la pubblica amministrazione è un onore e una responsabilità e soprattutto che a pagargli lo stipendio sono i cittadini alcamesi, con il proprio sudore e i propri sacrifici. Per assenze ingiustificate peraltro è stata già licenziata una dipendente: continueremo a vigilare ancora più attentamente”.
 
Il riferimento al precedente licenziamento riguarda una ex Lsu, su cui oltretutto si è instaurato un contenzioso con conferma da parte del giudice del lavoro di Trapani del diritto del Comune a sollevare dall’incarico la lavoratrice. Solo ultimo dei tanti casi che sono stati registrati nell’ultimo anno.
 
Ad agosto, uno degli ultimi casi a Misilmeri, nel palermitano, dove 5 dipendenti comunali sono stati sorpresi a fare shopping mentre avrebbero dovuto trovarsi in ufficio a svolgere le proprie mansioni, e quindi licenziati dall’ente. L’accusa rivolta loro è di truffa, aggravata dalla complicità del gruppo, che si era organizzato in modo da timbrare più badge e in tal modo poter lasciare due ore prima il lavoro. Per interrompere l’attività sono state fondamentali le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza posti nell’ufficio anagrafe, oltre ai pedinamenti dei militari che si sono occupati delle indagini.
 
Poco prima dell’estate, a Ficarra, un comune in provincia di Messina, le indagini della procura hanno portato a scoperte sconcertanti: più della metà dei dipendenti timbravano il cartellino senza poi essere effettivamente a lavoro. Ben 23 dipendenti su quaranta sono accusati di truffa aggravata e continuata ai danni dell’ente pubblico e di false attestazioni. Una vera e propria “anarchia amministrativa“, come ha spiegato il gip, che si è realizzata solo grazie alla complicità fra controllori e controllati. Dei ventitré dipendenti indagati, infatti, tre sono dirigenti di area tecnica, amministrativa ed economico-finanziaria, che avrebbero dovuto occuparsi dei controlli sui colleghi e non lo hanno fatto.
 
All’inizio dell’anno, a Termini Imerese sono stati rinviati a giudizio 22 persone tra dipendenti ed ex lavoratori del Comune. Le accuse spaziano dalla truffa aggravata in danno di ente pubblico, al concorso alla falsa attestazione di servizio. L’inchiesta della Procura termitana e della stazione dei Carabinieri ha consentito di accertare come all’interno del comune una cospicua percentuale di dipendenti, abitualmente e sistematicamente, “attuava condotte illecite di diverse tipologie, ma tutte accomunate dall’unico fine di adattare illegalmente gli orari e la presenza sul posto di lavoro alle proprie esigenze personali”.
 
Nello stesso periodo, a Campobello di Licata, sono stati licenziati due dipendenti comunali conivolti in un processo per concussione. Alla conclusione del procedimento disciplinare sono stati licenziati il dipendente Francesco Gioacchino La Mendola, 48 anni ed il funzionario del settore «Ambiente», Giuseppe Nigro, 49 anni, agli arresti domiciliari per aver chiesto una tangente da 3.000 euro ai titolari di una società di Licata.

Articolo pubblicato il 14 settembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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