Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia

Commercio al dettaglio, boom d'imprese ambulanti
di Paola Giordano

Report realizzato da Unioncamere-Infocamere sulla base dei dati del Registro delle Imprese relativi al primo semestre 2018

Tags: Ambulante, Commercio, Unioncamere



PALERMO – Mercati rionali e mercatini di vario genere ne sono pieni ma è possibile trovarle anche ai bordi delle strade o agli angoli delle piazze: si tratta delle imprese commerciali ambulanti, le quali rappresentano una fetta cospicua nel panorama nazionale - e ancor di più in quello siciliano - del commercio al dettaglio.
 
A decretarlo è il report realizzato da Unioncamere-Infocamere sulla base dei dati del Registro delle Imprese relativi al primo semestre 2018, dai quali emerge che sono ben 189.000 le attività itineranti distribuite per tutta la Penisola, vale a dire il 22,1 per cento del totale.
 
Una percentuale più bassa rispetto a quella registrata in Sicilia, dove le circa 20.000 imprese mobili del comparto costituiscono ben il 24,1 per cento delle oltre 80.000 attività dedite al commercio registrate allo scorso 30 giugno. Ciò vuol dire, in sostanza, che un’attività commerciale su quattro, nell’Isola, vive e prospera senza un tetto in muratura sulla testa.
 
Quella siciliana è la quinta percentuale più alta d’Italia: cifre maggiori si trovano solo in Calabria (27,7 per cento), Sardegna (25,4 per cento), Toscana (25,1 per cento) e Campania (24,3 per cento). Tutte regioni meridionali, ad eccezione della Toscana: segno, questo, che il fenomeno ha una valenza più alta nell’offerta distributiva del Sud rispetto al Nord, dove la regione in cui la porzione di commercianti itineranti ha maggiore peso è la Lombardia, con un’incidenza sul totale del 22,9 per cento.
 
Stando ai valori assoluti, invece, è la Campania a riportare il dato più elevato, con le sue quasi 30.000 imprese commerciali ambulanti. Seguono la Lombardia, che di attività mobili ne conta ben 22.500 circa, e la Sicilia (19.726). In queste tre regioni ha “sede”, in sostanza, all’incirca il 40 per cento delle imprese del commercio itinerante italiane.
 
Non è tutto, però, perché il dossier stilato dall’Ente camerale dedica un focus dettagliato alle 80.000 imprese commerciali ambulanti che, sparse nella Penisola, sono gestite da un solo individuo. E alle “radici” di quegli individui. Stando alla media nazionale, è ben il 78 per cento di essi che proviene dalla zona in cui ha costruito la propria attività mobile, ma per le province siciliane quella percentuale si alza. E anche parecchio. Palermo, dove è addirittura il 96,5 per cento delle sue 1.752 attività ad avere un titolare nato in provincia, conquista la medaglia d’argento, seconda solo al risultato emerso nel capoluogo pugliese, Bari, che registra la percentuale record del 97,4 per cento di imprenditori ambulanti a vantare radici locali. Catania, Trapani e Messina – rispettivamente quarta, nona e undicesima – riportano valori maggiori al 90 per cento, quota che, per pochi decimi, non viene sfiorata anche da Ragusa. Seguono Caltanissetta (86,3 per cento) e Agrigento (85,4 per cento) e, un po’ più distaccate ma pur sempre al di sopra dell’80 per cento, Siracusa ed Enna.
 
Guardando ai valori assoluti, delle province con il maggior numero di attività itineranti individuali è Catania a detenere il primato siculo, con le sue 2.844 imprese, mentre a livello nazionale la provincia etnea si piazza quarta, dietro Roma (5.259), Torino (4.445) e Bari (3.813) ma davanti a Milano (2.699).
 
Tra le isolane spiccano anche i risultati di Palermo (1.752 imprese ambulanti locali registrate al 30 giugno), Messina (868) e Agrigento (790). Le altre superano tutte quota 500, ad eccezione di Enna, che di attività mobili intestate a persone provenienti dal suo territorio ne conta solo 276, risultando così la provincia siciliana meno attrattiva per il commercio ambulante autoctono.
 
La fotografia scattata da Unioncamere-Infocamere mostra dunque quanto il commercio al dettaglio “migrante” sia ormai una realtà con cui il mondo dell’offerta distributiva deve fare i conti.

Articolo pubblicato il 15 settembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus