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Giuseppe Benanti: "Le imprese facciano sistema per il rilancio dell'economia"
di Antonella Guglielmino

Forum con Giuseppe Benanti, Cavaliere del lavoro

Tags: Giuseppe Benanti



Qual è il suo punto di vista per quanto riguarda l’economia siciliana. Crede si possa venir fuori da questo stato di asfissia?
“Non credo che l’economia siciliana possa esplodere se non esiste un sistema. Per esempio, nel mondo industriale è difficile che si faccia sistema, così come nel mondo farmaceutico. Invece, nelle realtà legate allo sviluppo del territorio si creano una serie di sinergie virtuose che portano a creare dei volani per lo sviluppo sia nel mondo del lavoro che per l’economia stessa. Basti pensare alla produzione del vino, al turismo, alle bellezze naturali che ci sono in Sicilia: dall’Etna alla Perla dello Jonio, senza dimenticare Siracusa, Segesta, Agrigento. La capacità attrattiva della nostra terra non è legata al mondo dell’industria, anche se ci sono imprenditori catanesi che sono riusciti a portare il proprio brand in giro per il mondo. Secondo me, bisognerebbe creare una relazione tra aziende che hanno capacità diverse ma una mission comune: espandersi senza farsi concorrenza, ma collaborando in settori specifici e di alto grado. Purtroppo, tutto ciò non esiste. L’unico settore che può portare linfa vitale è il turismo, così come sta accadendo. Infatti, gli aerei che atterrano all’aeroporto di Catania sono sempre pieni di passeggeri-turisti che vanno a visitare i luoghi del famoso commissario Montalbano, personaggio nato dalla penna di Andrea Camilleri ma reso celebre dalle produzioni televisive dedicategli, o si recano in altre zone dell’Isola. Oltre al turismo, un’altra una grande possibilità di investimento, che può dare grande profitto sia di carattere economico-finanziario che in termini di benessere, consiste creare delle sedi per la trasformazione dei rifiuti. Non capisco perché ancora oggi si parli di discariche, altamente inquinanti e ormai al collasso o, peggio, inerpicandosi sulle strade che portano all’Etna vi siano cumuli di spazzatura che deturpano il panorama della zona. Una vera oscenità per i turisti che visitano i nostri luoghi. Un esempio virtuoso si trova a Londra, dove il centro per la trasformazione dell’immondizia è all’interno della città, così come a Berlino, Parigi e così via. Purtroppo, qui in Sicilia non abbiamo la cultura della differenziata e dipendiamo ancora dalla plastica, altamente inquinante. Siamo molto lontani rispetto ad altri Paesi europei che asfaltano le piste ciclabili con un prodotto derivante dalla sua trasformazione”.
 
 
Secondo lei, quando il Governo regionale non riesce ad agire, cosa deve fare il popolo per sollecitarlo? E cosa deve fare la Classe dirigente?
“Devono reagire, che è una cosa ben diversa dal lamentarsi. Bisogna illustrare la situazione in cui ci si trova perché vi è la mancanza di strutture o infrastrutture che impedisce di costruire un progetto di sviluppo serio. Naturalmente, chi prende le decisioni deve evitare a tutti i costi di scivolare nel compromesso per cercare di accontentare tutti”.
 
 
Qual è la sua visione d’impresa?
“L’impresa, di qualunque tipo, è formata dal capitale e dal lavoro. Il primo si possiede o si ottiene tramite un finanziamento con le banche; il secondo, invece, sono i collaboratori, i dipendenti, che costituiscono la cosiddetta risorsa umana. È fondamentale che tutte le persone all’interno di un’azienda sposino in toto i principi della stessa, in modo da costituire il vantaggio competitivo, fatto non tanto da quello che si produce, ma delle persone che lo producono. La vera forza sta nella squadra: se gli impiegati vanno via dall’oggi al domani l’azienda non può far altro che chiudere. Quindi, un imprenditore quando fa la selezione del personale deve sincerarsi non soltanto le capacità tecniche del candidato, ma anche che egli abbia le caratteristiche necessarie per gestire il proprio lavoro insieme ad altre persone. È fondamentale saper lavorare in team e avere quello che si chiama problem-solving, la capacità di risolvere i problemi sotto stress. Le imprese devono essere dirette da persone che abbiano tutte le caratteristiche necessarie per portare avanti ciò che è stato creato in precedenza: il luogo di lavoro non è uno stipendificio, quindi l’imprenditore deve valorizzare le persone migliori per portare avanti la sua creatura con massimi livelli e traguardi. Bisogna avere chiaro il concetto che essere figlio di un imprenditore non è il requisito fondamentale per entrare nell’azienda di famiglia, prima bisogna essere qualcuno. L’imprenditore deve avere il coraggio di fare un’attenta analisi per il passaggio generazionale ai propri figli, che si può attuare soltanto se questi ultimi hanno delle caratteristiche specifiche come il merito e il sapere, per riuscire a portare avanti l’impresa. Diversamente, il rischio cui si va incontro è la chiusura o il fallimento”.

Articolo pubblicato il 05 ottobre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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