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Quotidiano di Sicilia

Formazione in Sicilia ostaggio di se stessa
di Michele Giuliano

Dopo tre anni di stop riparte l’Avviso 2, ma si resta imprigionati nell’Albo dei formatori (8.000) che fa riferimento ai soliti docenti dei soliti obsoleti, inutili corsi, lontani dal mercato del lavoro. L’assessore Lagalla: “Riformare la L. 24 del ‘76 interfacciandosi con gli addetti ai lavori”

Tags: Formazione, Lavoro, Sicilia, Avviso2, Unioncamere, Anpal



Unioncamere e Anpal, l’Agenzia nazionale delle politiche attive del lavoro vigilata dal ministero del Lavoro, avevano avvertito la Sicilia su come e dove intervenire per rilanciare il mercato del lavoro. Da queste parti servono operai specializzati nell’industria del legno e della carta, ed ancora operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici. Ma anche addetti al settore dell’abbigliamento e idraulici.
 
Per molti di questi profili non sempre la domanda di lavoro riesce ad essere soddisfatta: in 15 casi su 100, sostiene nella sua ultima ricerca Unioncamere, le aziende dell’Isola hanno difficoltà a trovare i profili desiderati. Si sperava in qualche modo che il blocco della formazione professionale, finanziata dalla Regione, potesse servire per ridare questa spinta a creare opportunità vere di lavoro. Ed invece si scopre che così non è stato.
 
 
Basta andare a spulciare negli esiti istruttori, non ancora completati ma comunque in buona parte già definiti, del Catalogo dell’offerta formativa con cui si sta finanziando l’attività dei corsi tradizionali di formazione nell’ambito dell’Avviso 2. Si fa davvero fatica a trovare riscontro e aderenza tra i corsi per cui c’è già il decreto di finanziamento (o comunque sono stati autorizzati) e ciò che serve al mondo del lavoro siciliano.
 
Sono circa 1.100 sino ad oggi i corsi confermati e finanziati; tra questi rispuntano gli inossidabili corsi di operatori del benessere (ce ne sono 79), a cui si aggiungono altri 5 corsi di estetista. La solita infornata, quasi un corso ogni 10, è stato finanziato per formare persone a fare manicure e pedicure, oppure per fare make up ed altre cose simili. Ma di questi profili Unioncamere e Anpal non ne fa menzione rispetto al fabbisogno del mercato del lavoro.
 
Se si vanno a cercare i profili tracciati dagli addetti ai lavori, nella nuova annata formativa non ce n’è quasi traccia: appena tre corsi per operatore abbigliamento di cui nessuno confermato al finanziamento, altri tre corsi per edilizia, due soli corsi, e tra l’altro non finanziati, di addetto alla rilegatura cartacea, appena uno per addetto alla falegnameria e addirittura nessuno nel settore dell’idraulica e della nautica.
 
I motivi in realtà non appaiono così distanti dal riuscire a trovarli. Il principale è sostanzialmente quello che la formazione siciliana finisce con l’essere prigioniera delle nefandezze del passato. Infatti si continua a insistere sull’Albo dei formatori e sul fatto che gli enti, per realizzare i corsi, debbano anzitutto fare riferimento a questo elenco di circa otto mila persone che sono poi i dipendenti storici. Poi però nell’Avviso 2 è scritto con chiarezza che il personale docente “deve possedere competenze professionali coerenti con le materie oggetto di formazione”.
 
Se nel passato la formazione professionale siciliana ha fatto flop, come è possibile che si possa pensare di fondare sulle stesse persone il futuro delle attività dei corsi? Alla fine l’ente di formazione resta ostaggio del suo stesso personale che deve continuare a mantenere, come tra l’altro impone il governo regionale nel subordinare il suo finanziamento, e di conseguenza può creare solo corsi che siano coerenti con la docenza che già ha.
 
Come ampiamente dimostrato con i numeri, la formazione così come impostata nei decenni scorsi non ha fatto altro che produrre il nulla più assoluto nell’Isola sfornando sempre gli stessi corsi, quelli per parrucchieri ed estetisti in primis. E non è un caso che proprio questo tipo di corsi siano ancora una volta quelli più proposti, proprio perchè il corpo docente degli enti ha queste professionalità.
 
Restare quindi ostaggio di un Albo non appare la scelta più azzeccata se davvero, come ha più volte proclamato questo governo regionale, si vuol cambiare l’efficacia delle attività formative e creare veri profili necessari al mondo del lavoro. Per questi docenti nessuna formazione per riqualificarsi: solo una riforma del settore potrebbe cambiare ciò che si è consolidato (erroneamente) nei decenni.
 

 
Dal 2004 al 2015 spesi 2,6 mld di € per finanziare 18.000 ore di formazione
 
La crisi del mercato del lavoro di oggi è frutto della mancanza di adeguati profili professionali. I numeri dell’ultima annata formativa, confrontati tra la Sicilia e le altre regioni, sono emblematici.
 
A mettere a nudo questo aspetto è l’Isfol, l’istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, che in relazione all’annata 2014-2015, l’ultima quindi che si è sviluppata in Sicilia, fa emergere una realtà cruda fatta di incredibili sperperi. Anzitutto si parte dall’assunto che dal 2004 al 2015 sono stati spesi 2,6 miliardi di euro per circa 18 mila ore finanziate di corsi di formazione, sulla base del “rendiconto” fatto dal dipartimento regionale della Formazione. Un numero che potrebbe apparire sproporzionato ma che non riesce a dare a dare il senso del reale spreco.
 
È sui risultati prodotti, che chiaramente si ripercuotono nella realtà di oggi, che si realizza davvero il danno. La scadente qualità dei corsi, ed il mancato controllo della Regione, hanno portato ad effetti disastrosi: in quell’ultima annata di corsi non si è formato un solo operatore dell’abbigliamento o dell’edilizia, così come nessun tecnico termoidraulico. Zero in casella anche per profili specializzati nella lavorazione del legno o di tecnici adibiti alla manutenzione di imbarcazioni da diporto.
 
In pratica stiamo parlando dei profili dove al contrario vi è una grande ricerca di personale in Sicilia, come ha avuto modo di attestare Unioncamere attraverso le sue ricerche dell’osservatorio Excelsior. Non a caso le altre regioni hanno puntato su questi profili, come la Lombardia che ha prodotto migliaia di questi profili, e così anche l’Emilia Romagna, il Veneto e il Piemonte sono per citare le regioni che hanno investito di più. Difficilmente la Sicilia nei singoli profili ha fatto meglio in termini formativi.
 

 
L’assessore regionale Lagalla sul futuro del settore
 
Ancora molto da fare sulla formazione, ammette l’assessore regionale Roberto Lagalla. Però i primi risultati sostiene di averli raggiunti il governo regionale. E si torna a parlare di riforma del settore.
 
Assessore, cosa è cambiato nella formazione con questo governo regionale?
“Abbiamo anzitutto fatto ripartire la macchina che era ferma da tre anni, dando risposte non solo ai dipendenti degli enti ma soprattutto agli allievi che non hanno potuto formarsi in questo lasso di tempo. In pochi mesi dal nostro insediamento abbiamo rimesso in piedi il settore, con i primi risultati: ad esempio sono partiti contemporaneamente all’inizio dell’anno scolastico i corsi dell’obbligo di istruzione. è un primo passo”.
 
Appunto, un primo passo: ancora c’è molto da fare, come ad esempio rivedere la legge 24 del 1976 che garantisce il posto di lavoro anche ai docenti. Come è possibile garantire il lavoro ad un dipendente se l’anno successivo magari quell’ente vuole fare un corso diverso?
“Restiamo convinti che in via prioritaria si deve rispettare l’assunzione dei formatori iscritti all’albo. Nel tempo questo personale è diminuito, pensare che le cose di decenni si possano cambiare in pochi mesi credo sia utopistico. Nel frattempo c’è stato un accordo tra il nostro governo, gli enti e i sindacati con l’impegno di normalizzare e rendere funzionale un settore così importante”.
 
Allora possiamo considerare l’attività formativa appena riavviata come quella dell’anno zero? E con quali presupposti?
“Intanto abbiamo fatto ripartire i corsi tradizionali attraverso l’Avviso 2, di sicuro c’è bisogno di una riforma della legge 24. D’altronde una norma di oltre 40 anni fa deve essere rivista perchè chiaramente è superata. Ad esempio questa legge non prevede l’utilizzo dei fondi europei come invece si sta facendo in Sicilia da qualche anno. Una riforma va fatta interfacciandosi con gli addetti ai lavori”.

Articolo pubblicato il 12 ottobre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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