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Quotidiano di Sicilia

Olio, incognita produzione e prezzi in salita
di Michele Giuliano

La minore quantità spingerà i mercati ad impennare il prezzo dell’extra vergine d’oliva. La mancanza di ammodernamento degli impianti fa lievitare i costi di raccolta e potatura

Tags: Olio, Sicilia, Cia



MAZARA DEL VALLO (TP) - La stagione della raccolta delle olive in Sicilia si “sposta”. Quest’anno, in anticipo rispetto al solito, si è partiti alla fine del mese di settembre, con il frutto al perfetto grado di maturazione dopo una stagione estiva anomala. E già si prevede un raccolto ridotto, che inciderà pesantemente sul prezzo prima delle olive e successivamente dell’olio.
 
Il prezzo dell’oliva della prossima campagna di raccolta non è stato ancora fissato, ma il prezzo medio di un litro d’olio extravergine all’ingrosso andrà dai 4 ai 7 euro. Proprio dei numeri e della necessità di trovare una soluzione che permetta di aumentare la produzione si è discusso a Mazara del Vallo, durante la dodicesima edizione de “L’Isola del Tesolio”, la giornata di studi e tasting dedicata alla Sicilia e al suo olio extravergine d’oliva, organizzata e promossa dal Cofiol, il Consorzio della filiera olivicola presieduto da Alessandro Chiarelli.
 
“Nell’olivicoltura siciliana - asserisce Chiarelli - è fondamentale guardare a nuovi tipi di coltivazione dell’olivo: al semi intensivo e all’intensivo. In questo modo potremmo passare dalle attuali circa 200 piante per ettaro, che abbiamo con il metodo tradizionale, a 500 piante per ettaro con il metodo semi intensivo e a oltre 1.200 piante con il metodo intensivo”.
 
Un cambiamento che porterebbe ad un importante aumento della produzione. “L’unico modo per essere competitivi sui mercati – continua Chiarelli - è riuscire a produrre un buon olio di qualità che abbia prezzi contenuti e possa essere consumato in sicurezza tutti i giorni, questo possiamo riuscire a farlo solo abbassando il costo relativo alla raccolta e alla potatura e quindi con un ammodernamento degli impianti”.
 
Particolarmente accorato l’intervento di Paolo Inglese, docente in Scienze agrarie, alimentari e forestali all'Università di Palermo: “Uno dei problemi maggiori - ha affermato - è la mancanza di ammodernamento degli impianti negli ultimi 50 anni, questo fa sì che i costi di raccolta e potatura pesino sul costo di produzione totale fino al 70-80 per cento. Numeri che non ci consentono di essere competitivi sui mercati globali se consideriamo che fuori dalla comunità europea i costi di manodopera sono estremamente più bassi”.
 
È importante non dimenticare come la Sicilia dell’olio e delle olive ha grandissime potenzialità. A parlare chiaro sono i numeri. Nell'Isola esistono circa 150 diverse varietà di olive e la regione è il terzo produttore nazionale dopo Puglia e Calabria. Nella nostra regione ci sono 619 frantoi oleari, distribuiti in tutte le 9 province siciliane. Sei le Dop presenti nel settore: due a Trapani (Valli Trapanesi, Valle del Belice), e una a testa a Palermo (Val di Mazara), Messina (Valdemone), Catania (Monte Etna) e Ragusa (Monti Iblei).
 
La dodicesima edizione di Isola del Tesolio si è chiusa con la consegna dei premi “Oliva d'oro-selezione speciale Barbera”, iniziativa con cui ogni anno vengono premiate le personalità che si sono distinte nei diversi ambiti nella promozione e nella diffusione della cultura dell’olio extravergine siciliano.
 
I premiati sono stati: per la salvaguardia dell’ambiente e del consumatore con produzione bio, l'azienda agricola Alessandro Chiarelli; per la fedeltà e la costante affidabilità il frantoio cooperativa Saturnia; per la cura nella scelta delle materie prime, la creatività e l'innovazione, lo chef Riccardo Panarello del ristorante Sesto Canto. In ultimo, per essere punto di riferimento culinario per i top restaurants statunitensi, nella fornitura di prodotti di qualità Joe Gurrera dell'azienda Citarella.

Articolo pubblicato il 23 ottobre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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