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Negli uomini disinformazione "allarmante" più del 50% non sa di avere una prostata
di Redazione

Il risultato di una recente indagine condotta dall’Associazione europea di urologia in occasione dell’Urology week

Tags: Prostata



in collborazione con ITALPRESS
 
ROMA - La prostata: un mistero, avvolto da tabù, per almeno 1 maschio italiano su 4. Uomini ignoranti e ignari - nel 22% dei casi - persino dell’esatta collocazione della ghiandola prostatica. C’è anche un “fatto biologico” ancora più drammaticamente sorprendente: il 54% dei maschi non sa di averla, la prostata, che ritiene essere, invece, un organo femminile. Una disinformazione allarmante, anche per le ricadute sulla salute, attestata da una recentissima indagine condotta dall’Associazione europea di urologia in occasione dell’Urology week che ha coinvolto 2.500 uomini di cinque nazioni differenti: Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito.
 
Il 27% dei maschi è dubbioso o ignaro dell’esistenza del tumore alla prostata, patologia che invece colpisce 450 mila uomini nel mondo ogni anno, circa 36 mila in Italia, con oltre 7 mila decessi, mentre paradossalmente è più informato su quello del seno (31%). Le conseguenze di questa insana informazione ricadono in maniera importante, oltre che sulla salute, anche sulla mancata prevenzione specialistica: il 40% dei maschi non sa chi sia, quale ruolo abbia o quando consultare l’urologo, contro il 10% che non ne ha mai sentito parlare, mentre il 13% ritiene che curi l’apparato scheletrico, il sistema nervoso o quello circolatorio.
 
Con lo scopo di migliorare la consapevolezza del maschio riguardo la propria salute intima, per il terzo anno, è ripartita in Italia, con il contributo non condizionante di Menarini, la campagna #Controllati. Consigli, informazioni, contatti in assoluta privacy sul sito www.controllati.it. Inoltre, fino al 30 novembre, tremila farmacie distribuiranno materiali informativi e daranno visibilità al sito.
 
“Disinformazione e allungamento della vita media – ha detto Vincenzo Mirone, responsabile della comunicazione Siu e ordinario di urologia all’Università Federico II di Napoli - rappresentano un mix pericoloso per l’incremento nella diffusione e incidenza delle patologie prostatiche e più in generale urologiche, già stimate in crescita a partire dai prossimi anni. La scarsa informazione da parte del maschio riguardo le patologie del proprio apparato uro-genitale è allarmante in tutta Europa, tanto che i maschi escono male dall’indagine. Meno informati delle donne su problematiche che invece li riguardano in prima persona e sulle quali tendono addirittura a chiudere un occhio, sottovalutano il ruolo salutare della prevenzione e diagnosi precoce. Vincere la sfida della disinformazione deve essere un impegno prioritario dell’urologia, chiamata a far comprendere al maschio l’importanza di non trascurare anche sintomi iniziali, cercando invece il supporto di un professionista fin dal minimo sospetto di qualche cosa di insolito”.
 
“L’indagine – ha aggiunto Giuseppe Morgia, responsabile scientifico della Siu e direttore del Dipartimento di Urologia del Policlinico di Catania - attesta che gli uomini europei non solo hanno scarsissima conoscenza sull’apparto urogenitale e le patologie che lo possono colpire, ma ignorano perfino che l’urologo è lo specialista da consultare. Si salvano un po’ di più i maschi italiani, che nel 66% dei casi sanno dove recarsi in presenza di problematiche della sfera intima e sessuale. In generale, dunque, i maschi europei non sanno o non vogliono ascoltare i disturbi che provengono dalla sfera urogenitale, mettendosi a rischio di sviluppare malattie e/o condizioni cliniche, invece controllabili o diagnosticabili in fase iniziale. Malattie che si attestano in crescita, sia a causa della disinformazione sia soprattutto dell’invecchiamento medio della popolazione, con un impatto pesante sulla spesa e il Sistema sanitario nazionale”.
 
La scarsa consapevolezza e la trascuratezza hanno, infatti, implicazioni sia sulle condizioni generali di salute maschile, intima in particolare, sia sul ritardo diagnostico. “Avere coscienza dei sintomi di un problema urologico – ha spiegato Walter Artibani, segretario generale della Siu e direttore del Dipartimento di Urologia dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona - è il fattore chiave per la diagnosi precoce. Per esempio, un sensibile numero di morti nei tumori maschili si verificano proprio perché la maggior parte degli uomini non affronta precocemente o con la giusta attenzione le proprie condizioni di salute o il problema in atto, fino a ritardare il contato con il medico di famiglia o lo specialista”.
 
La conferma arriva anche dall’indagine, secondo cui il 43% degli uomini non si recherebbe dal medico in caso di sangue nelle urine; il 23% aspetterebbe più di un mese prima di chiedere una consulenza per una frequente voglia di urinare; il 28% andrebbe dal medico solo dopo oltre una settimana dalla comparsa di bruciore o dolore alla minzione contro solo il 17% in grado di associare un dolore nella parte inferiore dell’addome a un possibile problema serio. Le ripercussioni di questo atteggiamento ricadono anche sulla qualità di vita e l’intimità di coppia.
 
“I problemi di salute degli uomini – ha concluso Giuseppe Vespasiani, presidente Siu e direttore della Scuola di specializzazione all’Università Tor Vergata di Roma - coinvolgono anche la partner. Alle donne, più abituate e responsabili nel controllare il loro corpo, è affidato il compito di sensibilizzare e spronare il proprio compagno a recarsi da uno specialista in caso di specifiche problematiche dell’apparato uro-genitale, fino ad accompagnare il partner alla visita e/o partecipando attivamente alla conversazione con il medico”.

Articolo pubblicato il 24 ottobre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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