Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Monta la protesta dei medici italiani: si va verso lo sciopero nazionale
di Redazione in collaborazione con Cimo

Sindacati uniti contro il mancato rinnovo del Contratto di lavoro, atteso ormai da 10 anni



Lo scorso 17 ottobre centinaia di medici italiani si sono ritrovati a Roma a manifestare sotto l’obelisco di Piazza Montecitorio, sventolando le bandiere di tutte le Organizzazioni sindacali di categoria, protestando contro il mancato rinnovo del Contratto di lavoro, atteso ormai da quasi 10 anni e contro il Definanziamento del Ssn.
 
Finalmente uniti, come fortemente voluto dalla Cimo, a lottare per vedere riconosciuto il diritto ad un nuovo Ccnl come già avvenuto per tutte le altre categorie del Pubblico impiego, anche del medesimo comparto. Soltanto i medici ospedalieri sono infatti rimasti esclusivi dalla tornata di rinnovi contrattuali avviata dal precedente Governo nazionale e andata in porto per vari dipendenti della Pubblica amministrazione, inclusi Medici di famiglia, Infermieri, tecnici e amministrativi che operano nel Ssn. Tutti tranne i medici ospedalieri.
 
Dopo le estenuanti ed infruttuose trattative svoltesi presso la sede dell’Aran nel corso degli ultimi mesi dell’anno passato e dei primi sei mesi dell’anno corrente, l’amara scoperta del mancato accantonamento dei Fondi regionali da destinare proprio al rinnovo contrattuale dei medici ospedalieri ha fatto perdere quel residuo di pazienza che ancora avevano in serbo i sindacati dei medici. L’annuncio dello stanziamento nella Legge di Bilancio di “ben” 284 milioni di euro per l’intero comparto della sanità è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il presidente Cimo, Guido Quici ha laconicamente commentato: “Equivale a un aumento di 33 € al mese, un caffè al giorno. Le elemosine non le accettiamo”.
 
La recente manifestazione di Roma è destinata quindi ad essere la prima di una serie di iniziative di protesta promosse dall’Intersindacale dei Medici che, passando attraverso la sospensione degli straordinari, l’astensione dalle attività non comprese negli obblighi istituzionali, la richiesta di pagamento e/o di recupero delle ore effettuate in eccedenza, la richiesta delle ferie residue, culminerà con un giorno di sciopero già proclamato e in programma per il 9 novembre, cui si aggiungerà un secondo giorno di sciopero proclamato dalla Aaroi, il sindacato degli anestesisti-rianimatori.
 
Al termine della mattinata di protesta di Piazza Montecitorio, una delegazione sindacale è stata ricevuta dal presidente della Commissione Affari sociali, Marialucia Lorefice, e nel pomeriggio dai Rappresentanti delle Regioni. Buone intenzioni a parte, non sono però state fornite risposte concrete, nessun impegno che possa far tornare il sereno su uno scenario che si preannuncia sempre più tempestoso.
 
Ma i medici italiani non lamentano soltanto il mancato finanziamento del nuovo CCNL, puntando l’indice sul definanziamento del SSN, allontanandolo inesorabilmente da quei criteri di universalismo ed equità di accesso alle cure che ne erano i principi fondanti. Sempre Quici afferma: “Cimo ha sempre e puntualmente evidenziato lo stato di grave disagio della categoria, denunciando le Regioni che non hanno accantonato risorse per il nostro contratto, ma denunciando anche l’involuzione del servizio Sanitario pubblico oggi sempre più depauperato di risorse con il preciso obiettivo di costringere i cittadini a rivolgersi alle strutture private o a sostenere un costo sociale che evidentemente lo Sato non è più in condizione di garantire”.
 
Il tema del rinnovo contrattuale è dunque il banco di prova per comprendere quale sarà il futuro della Sanità italiana, per chiarire se lo Stato vuole continuare a disinvestire oppure no, se si vogliono valorizzare le risorse umane oppure no, se si vuole rilanciare il ruolo del medico oppure no. In tale ottica Cimo non intende firmare un Contratto di Lavoro ad ogni costo, certamente non lo farà fin quando non ci saranno le sufficienti garanzie economiche e normative per poterlo fare.
 
Fino ad ora, sono state avanzate soltanto generiche promesse di attenzione delle Istituzioni nei confronti dei problemi che vengono sollevati dalle OO.SS. della dirigenza medica e sanitaria che invece attendono risposte precise sulla richiesta di riversare l’Indennità di esclusività sulla massa salariale, sullo sblocco della Ria (Retribuzione individuale di anzianità) del personale cessato dal servizio e l’abrogazione dell’art. 23, comma 2 della Legge Madia che “congela” sine die i Fondi contrattuali integrativi, impedendo quei meccanismi di autoalimentazione che ne consentivano la rideterminazione nel tempo.
 
Per realizzare tutto questo occorrono appositi correttivi alla Legge di Bilancio messa in cantiere dal governo pentastellato, il quale allo stato dei fatti sembra non aver neppure preso in considerazione la vertenza dei medici e la possibilità di invertire il trend che ha portato la Sanità italiana al declino attuale.
 
Altro nodo cruciale è quello dello sblocco del turn over negli Ospedali italiani, dove mancano almeno 20.000 medici che non potranno essere sostituiti se non viene incrementato il numero delle borse di studio destinate alle Specializzazioni.
 
“Le Istituzioni ci ignorano o fanno solo finta di ascoltarci” – chiosa il Presidente Cimo, Guido Quici – “per questo siamo costretti a scendere in Piazza e a sostenere tutte le iniziative messe in cantiere insieme alle altre Organizzazioni sindacali della dirigenza medica, a tutela dei nostri iscritti”. In questo scenario, sembra difficile che la soluzione auspicata giunga in tempi brevi e appare sempre più concreta la possibilità che la protesta dei medici italiani prosegua a cominciare dallo sciopero del 9 novembre prossimo.
 
Giuseppe Bonsignore
Responsabile Comunicazione Cimo Sicilia

Articolo pubblicato il 26 ottobre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus