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Quotidiano di Sicilia

Nella storia della Sicilia 15 tsunami
di Rosario Battiato

Anche nell’Isola paura per le scosse arrivate dalla Grecia. Allerta rientrata, ma ora guardia alta. Nel 2017 istituito un Sistema di allerta di cui fanno parte Ingv, Ispra e Protezione civile. Dalla tragedia di Messina del 1908 al maremoto che colpì le Eolie nel 2002: gli eventi più recenti

Tags: Terremoto, Tsunami, Sicilia, Grecia, Ingv, Ispra, Protezione Civile



PALERMO – L’emergenza tsunami, pur non rientrando tra i rischi naturali più “mediatici” in Sicilia, si è manifestata per quindici volte nella storia documentata dell’Isola. Lo rivela un rapporto dell’Ingv e lo conferma anche la Protezione civile che fa riferimento al “rischio maremoto” per tutte le coste del Mediterraneo. L’allarme dei giorni scorsi, pertanto, non è una novità, e l’Italia dal 2017 ha attivato un sistema di controllo.
 
La grande paura si è dissipata soltanto ieri mattina. In seguito al sisma avvenuto nel mare a largo delle coste greche, avvenuto un’ora dopo la mezzanotte, il Centro allerta dell’Ingv aveva “informato il Dipartimento della Protezione Civile – si legge in una nota rilasciata sul sito ufficiale – che ha provveduto a diramare un’allerta arancione per le coste di Calabria e Puglia e massima attenzione per le coste orientali di Basilicata e Sicilia ionica”.
 
Successivamente la rete mareografica dell’Ispra aveva registrato “un maremoto di lieve entità con onde di altezza pari a nove centimetri nel porto di Crotone”, senza segnalazioni di danni a cose o persone. Poi il comunicato conclusivo che, intorno alle 8, ha di fatto chiuso l’allerta maremoto.
 
Un’emergenza rientrata che non può fare abbassare la guardia. Il dipartimento nazionale della Protezione civile scrive che “tutte le coste del Mediterraneo sono a rischio maremoto a causa dell’elevata sismicità e della presenza di numerosi vulcani attivi, emersi e sommersi”. In particolare, nel corso dell’ultimo millennio, ci sono testimonianze di diversi maremoti, alcuni dei quali particolarmente distruttivi, col coinvolgimento, soprattutto, delle aree costiere della Sicilia orientale, della Calabria, della Puglia e dell’arcipelago delle Eolie.
 
L’Ingv ha realizzato una specie di censimento, condensato nel Catalogo degli tsunami euro-mediterranei (Emtc) che ne raccoglie 290, con la prima rilevazione che parte nel 6150 AC. Per l’Isola, che ne ha avuti complessivamente 15, il primo registrato risale al 1160 e collocato nella parte orientale mentre uno dei più recenti risale al 1990 con l’onda anomala ad Augusta, causata dal terremoto di Santa Lucia (magnitudo 5.4).
 
Il Novecento è stato inoltre costellato da un evento particolarmente tragico – quello del 1908 (Messina e Reggio Calabria, oltre 80 mila vittime) – e da altri episodi come quello del 1940 nel golfo di Palermo e l’altro, più contenuto, che ha coinvolto, nel 1988, Vulcano e Lipari nelle Eolie. Un episodio, segnalato sul sito della protezione civile, si è registrato nel 2002 a Stromboli, in seguito alla fase effusiva del vulcano che ha provocato una frana di circa “16 milioni di metri cubi di materiale” e che ha generato un maremoto che ha colpito “le coste dell’isola”, le altre isole Eolie e le coste della Calabria e della Sicilia.
 
Un rischio che il sistema di emergenza nazionale conosce molto bene, al punto che nel 2005 l’Italia ha partecipato al “sistema di allertamento internazionale per il rischio maremoto nel Nord Est Atlantico, Mediterraneo e Mari collegati NeamTws”, sotto il coordinamento dell’Ioc (Intergovernmental oceanographic commission dell’Unesco).
 
Una decina di anni dopo, cioè nel 2017, è stato istituito il “Siam – Sistema di allertamento nazionale per i maremoti generati da sisma, di cui fanno parte tre istituzioni: l’Ingv – Istituto di geofisica e vulcanologia che opera attraverso il Cat – Centro allerta tsunami, l’Ispra – Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e la Protezione civile”.

Articolo pubblicato il 26 ottobre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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