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Quotidiano di Sicilia

Incertezza sull'Italia debolezza istituzionale
di Carlo Alberto Tregua

Salvini e Di Maio in guerra con l’Ue



Non vi sono punti di riferimento: Governo e Parlamento sono in uno stato confusionale. Nel primo, i due veri capi dell’Esecutivo cercano continuamente mediazioni su punti di vista opposti; nel secondo, le Commissioni parlamentari lavorano a fatica, ma quando portano i Ddl in Aula, tutto ricomincia.
Si dirà: non è una novità quella di un Parlamento confusionario e incapace di approvare buone leggi, scritte in italiano e immediatamente esecutive. è noto a pochi, infatti, che approvata una legge occorrano decine e decine di decreti attuativi, cosicché passano mesi e anni prima di vederne gli effetti.
I partiti sono diventati appendici dei loro capi e non più contenitori che raccolgono i punti di vista dei singoli cittadini. Non esistono più sezioni comunali, tutto si svolge sulla Rete fatta da internauti perlopiù ignoranti che non capiscono ciò che leggono, ma sparano ugualmente cazzate capaci di aumentare soltanto la confusione.
 
In questo bailamme generale, l’unico punto fermo e sicuro è il presidente della Repubblica, che con i suoi modi felpati ma decisi ha fatto capire (e fa capire) che vi sono dei limiti al cosiddetto cambiamento sbandierato da Salvini e Di Maio e timidamente espresso da colui che dovrebbe essere il capo del Governo, cioè Giuseppe Conte.
In questo quadro, le certezze sono le seguenti: se lo Spread si mantiene intorno ai 300 punti base, secondo Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, nel 2019 gli interessi sul debito sovrano aumenteranno di cinque miliardi.
La disoccupazione sale al 10,1% e quella giovanile al 31,6%, ma in Sicilia è sopra il 22% e quella giovanile sfiora il 40%. Terzo elemento: la crescita del Pil nel terzo trimestre si è fermata. L’obiettivo dell’1,2%, nel 2018, si allontana. Quarta certezza: i consumi non crescono ma stagnano, incapaci di rinforzare la seconda gamba dello sviluppo.
La prima gamba è quella degli investimenti, che rimangono bloccati da una Legge di Bilancio 2019 che non li privilegia, mentre sono messe nel dubbio Tav e Terzo valico da inutili grillini e falsi ambientalisti che non capiscono come lo sviluppo passi dalle infrastrutture.
 
Però, se il popolo piange, vi è una parte di esso, e precisamente i dipendenti statali, che riceverà aumenti per 1,1 miliardi, mentre poi, ridicolo nel ridicolo, i dipendenti della Regione Siciliana prenderanno premi di vario genere quando è noto a tutti che dovrebbero ricevere sanzioni per la loro incapacità di fare funzionare la macchina regionale.
Goldman Sachs prevede che il Governo cadrà in coincidenza con le elezioni europee di maggio. Non è escluso che questa previsione si avveri, anche perché il comportamento degli alleati GialloVerdi, resistente ai forti e determinati richiami dell’Unione europea, fa presagire tale scadenza.
Intanto, la guerra di Salvini e Di Maio contro l’Ue aumenta la tensione e sembra aver tracciato già la strada.
Nonostante gli sforzi, più lessicali che sostanziali di Giovanni Tria, attuale titolare del Mef, la risposta italiana alle prescrizioni europee del 13 novembre sarà negativa, con la conseguenza che il 21 novembre sarà aperta la procedura d’infrazione, la quale però non avrà un percorso breve: anch’essa, probabilmente, arriverà a maggio 2019.
 
Quanto costerà all’Italia tale procedura? Fra lo 0,2 e lo 0,5% del Pil, cioè fra i tre e gli otto miliardi. Inoltre, dicono Salvini e Di Maio che l’Italia è pronta a non pagare il suo contributo all’Unione pari all’1% del Pil, cioè circa 17 miliardi. Se ciò accadesse si aprirebbe una seconda procedura d’infrazione.
Le regole europee sono tassative a riguardo. Nessuno le può violare senza pagare un prezzo molto alto in termini finanziari. Anche i capi di Stato e di Governo di Paesi vicini a Salvini come il Gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) e altri, sono decisamente contrari al comportamento del Governo italiano. Urlano tutti: pacta servanda sunt.
Insomma, il cielo è grigio all’orizzonte, lo stato d’incertezza regna sovrano, anche perché Governo e Parlamento non sono formati da persone che hanno spessore culturale e professionale, salvo alcune importanti eccezioni, ma da chi ha trovato un posto di lavoro da diecimila euro al mese, che per un disoccupato non è poca cosa.

Articolo pubblicato il 09 novembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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