Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Costituzione e Cedu equa durata processo
di Carlo Alberto Tregua

La prescrizione tutela i cittadini

Tags: Giustizia



In Italia la giustizia segue una filosofia singolare: anziché tendere a far diminuire la durata dei processi, soprattutto quelli penali, in modo che le parti sappiano chi abbia ragione o torto in un lasso di tempo, diciamo europeo, tende a giustificare la lentezza volendo inserire (nel campo penale) il tempo indeterminato.
Cosicché una parte della magistratura, e precisamente quella accusatoria (ma non tutta), spinge alcune parti politiche per eliminare il baluardo della prescrizione, ovvero diluirla quasi sine die. Ma questo non è accettabile. Non solo come fatto sociale e umanitario, ma soprattutto perché contrasta sia la Costituzione che la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
L’art. 11 della Costituzione recita “La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalle leggi. (...) La legge ne assicura la ragionevole durata”. Continua: “Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia nel più breve tempo possibile informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa rilevata a suo carico; (...)”
 
Dunque, il processo deve essere giusto, deve avere una ragionevole durata e la persona accusata deve essere informata riservatamente.
Secondo voi, cari lettori, le tre prescrizioni indicate sono normalmente osservate? A noi non sembra perché il processo non è giusto se non dura un tempo ragionevole e se accusa e difesa non sono in condizione di parità; inoltre, avviene normalmente un grande clamore dell’informazione, cui le procure passano i comunicati, sugli imputati: altro che riservatezza, i processi svolti fuori dal tribunale.
Tutto questo, da noi denunziato più volte, è un comportamento incivile perché contrasta con i basilari principi etici di equità e giustizia, secondo i quali tutti i cittadini hanno diritto di sapere se le accuse di cui sono oggetto sono vere o frutto di ipotesi spesso cervellotiche.
È vero che i colpevoli, o quelli che si ritengono tali, tendono ad allungare i tempi per arrivare alla prescrizione, ma è anche vero che i giudici monocratici o i collegi sono nelle condizioni di tagliare i tempi processuali.
 
La Cedu, all’articolo 6 comma 1, oltre ad affermare il diritto della persona affinchè la sua causa sia affrontata equamente, stabilisce che il termine deve essere ragionevole e afferma un principio, peraltro costituzionale, che ogni persona accusata è presunta innocente.
Come si può sostenere che la prescrizione debba essere interrotta e che un processo possa essere eterno, lasciando il cittadino presunto innocente dentro le maglie di una macchina infernale senza alcun termine?
La giustizia è giustizia e non può essere basata su ipotesi ma su prove certe ed inequivocabili che debbono stabilire la colpevolezza dell’imputato al di là di ogni ragionevole dubbio, ovvero l’innocenza di chi è stato accusato.
Quando le procure iniziano le indagini assorbono risorse senza limiti e senza controlli per il loro svolgimento. è giusto che sia così perché senza le indagini l’accusatore non può formarsi un convincimento se l’accusato (presunto innocente) abbia qualche probabilità di essere condannato.
 
Va tutto bene. Però non quadra il fatto che non vi siano statistiche fra il numero delle richieste al Gip di processare gli imputati e il numero di proscioglimenti da parte dello stesso Gip o di assoluzione da parte di magistrati giudicanti.
In ogni atto che compiono i pubblici dipendenti ci deve essere sempre una relazione tra le loro azioni e i risultati conseguiti. Quando questi ultimi non sono adeguati alle azioni, viene dimostrata una sorta d’inefficienza del lavoro.
Le indagini sono sempre molto faticose e difficili.Vengono svolte dalla Polizia giudiziaria con grande impegno. Spesso però i fatti vengono travisati anche per inesperienza e incompetenza, col risultato di mandare a processo cittadini del tutto innocenti che però restano esposti al pubblico ludibrio per anni e anni.
La prescrizione dunque è sacrosanta, anzi dovrebbe essere ridotta a quello che si ritiene il giusto periodo del processo e cioè tre anni, mentre dovrebbe essere di lunga data per i reati di mafia, corruzione ed evasione fiscale basati su impianti indiziari granitici.

Articolo pubblicato il 10 novembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus