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Quotidiano di Sicilia

#MeToo batte e vince
di Pino Grimaldi

Tags: Midterm, Donald Trump



Le elezioni di Midterm negli Stati Uniti tenutesi il primo martedì seguente il primo lunedì di Novembre - il 6 scorso - sono finite con un risultato non previsto.
 
Trump dato più che battuto, ha perso la camera sì, ma ha tenuto bene con la elezione dei Governatori in 39 Stati, ed in controtendenza storica rispetto ai suoi predecessori (tranne Bush W. che si avvantaggiò della reazione del l’11 Settembre) ha tenuto e rafforzato il Senato infrangendo la prassi del Presidente che nelle Midterm se ne esce con le ossa rotte.
 
Quello che tutti i media, tutta la Sinistra, i benpensanti ed i gufi mondiali avevano ipotizzato ed i sondaggi (falsi o fatti male?) indicato non si è avverato ed il Donald può vantare una vittoria alla quale egli stesso forse non credeva, come due anni fa non credette, se non au dernier moment, di installarsi alla Casa Bianca.
 
La 116/a legislatura si aprirà il 3 Gennaio prossimo con un vincitore inaspettato: il movimento #MeToo che ha messo in moto ben 500 candidate facendone eleggere 101 alla Camera (due terzi democratiche) e 26 al Senato (un terzo democratiche) cambiando del tutto il volto delle assemblee legislative.
 
Non ne sono contenti né Dem né Gop: quest’ultimo soprattutto che sa quanto esse “amino” Trump. Ma cosi è.
Per la prima volta i votanti aventi diritto (cioè quelli che sì sono inscritti per votare) hanno superato la fatidica soglia dei cento milioni (110 milioni) e come sempre per la legge politica elettorale mentre i Repubblicani hanno preso quasi tre milioni di voti in meno, non hanno perso.
 
Quella grande nazione è basata sugli Stati e non sul popolo che ha il suo potere dentro ogni stato; ma a livello nazionale lo esprime attraverso gli stati cui appartiene. Si consideri nell’analisi dei dati che per la Camera vota chi ha compiuto 25 anni e sia cittadino americano da 7; e per il senato chi abbia 30 anni e sia cittadinio da 9 anni. Alla luce di ciò, che Trump parli di “victories” non è un millantato credito, ma verità che vanifica tutti i media carteacei, tv, radio che lo hanno coralmente osteggiato costringendolo a ben 60 Rally (comizi)dei quali ben 8 nell’ultimo giorno.
 
Tramonta il sogno dell’impeachment perché con un senato repubblicano non è possibile avere i due terzi in favore di esso. Si riaffaccia il nemico - la camera democratica - di cui Trump ha bisogno per accusarla per tutte le leggi che bloccherà o ritarderà e lascia alle donne di avere utilizzato un movimento nato per ben altro per sottrarre voti ai candidati machi di Dem e Gop.
Comunque, fino al 3 gennaio Trump ha due camere nelle sue mani, una Suprema Corte a maggioranza repubblicana che aumenterebbe se la povera Justice Ginsburg, gravissima, dovesse essere sostituita da un nominato da Trump.
Se questa, come sbraita la sinistra, è “sconfitta” con un paese a disoccupazione quasi zero ed un Pil a più del 3% , occorre avvertire gli estensori di dizionari perché rivedano il significato della parola.

Articolo pubblicato il 10 novembre 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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